Archivi del mese: marzo 2009

si va crescendo

“ma com’è, ma come sarà, mappercheppoi, macchilosà. Mi fanno male le braccia e poi il polso…uhm…che strano e le dita, come se mi fossero state piegate all’ingiù. Ahi, il bicipite e questo crack alla schiena?? Uhm…ma che succede?”

Succede che la tortellona ha raggiunto i 10 chili e 200 grammi, ecco che. Te stupisci, Michè?

“…datele anche i legumi, ma passati, non frullati e la sera il pesce o il formaggio tipo ricotta, crescenza, parmigiano, che ancora non ha messo i denti e quindi…Carne una sola volta al giorno e poi il latte, meglio ancora quello in polvere, arricchito di vitamine ed altri elementi. Fino all’anno, diciamo”

Tiè, becca su nonna A e nonna B, senza manco saperlo, solo andando d’istinto, stavo già decidendo per il meglio, pepperepèèèèèèèèèèèè!! Mamma: 1, Nonne: 0.

…e oggi o forse lunedì, andrò nel negozio di scarpe qui sotto, che ha una vetrina zeppa di sandalini, babbuccette, scarponcini, mini-all star, stivaletti … AWWWWWW!!! Ad una mamma in scarpaforìa già de suo, non può che provocare una entusiasmante apertura a cataratta del portafoglio. Sic est, perchè la pupa VUOLE stare in piedi e muove i primi -2- passi. E’ ora di tenere bene saldo il collo del piede con una scarpina di quando in quando, oltre agli amati calzettoni antiscivolo, intendo.

E c’è tutto un week end di fronte per rinnovare con gioia l’incriccamento totale. Evviva! Evviva! Incriccamenti per tutti! (così, per non sentirmi sola)

http://www.polyvore.com/cgi/img-thing?.out=jpg&size=l&tid=52789

Annunci

24 commenti

Archiviato in de gravidantia... & poi, Salute e benessere

Roma-Piobbico-Urbino

Bello il caso e le persone.

Belli i posti giusti al momento giusto, mica no. Ma alcune volte, nel posto sbagliato al momento sbagliato, qualcosa di buono accade.

Avevo appena finito la scuola e dovevo decidere del mio futuro, avendo in mano il tanto decantato diploma di liceo classico (che a tutteggnénte ti prepara nella vita) e 500 buone ragioni per cercare di scappare lontano da casa quanto più mi fosse possibile.

Come in primis si fa, soprattutto quando potenzialmente hai ancora in mano il mondo intero, ho iniziato dai miei sogni. L’ho fatto guardando un po’ più a nord, verso una delle città di studenti più belle d’Italia: Urbino. Là c’era e ci dovrebbe essere ancora, la sede dell’ISIA (Ist. Superiore per le Industrie Artistiche) unica scuola parificata all’Ist. delle Belle Arti, in cui tentare di diventare grafico pubblicitario e/o illustratore.

Là, trovavi gli artigiani della matita, i virtuosi del bozzetto, i maniaci della prova colore con la tempera e corridoi vestiti di disegni, vere opere d’arte, di prove-packaging, di schizzi e illustrazioni di fiabe per bambini.

Studenti eclettici ed evidentemente (ai miei occhi almeno) illuminati dal sacro fuoco dell’Arte, si aggiravano con occhi di diamante, sorrisi d’avorio, scintille d’oro tra i capelli. Tutto era così o mi sembrava tale, ma in fondo lo sai, non fa differenza.

Per accedere al mondo fatato bisognava passare un difficile esame di ammissione. Attitudinale, non serviva provenire necessariamente dall’artistico, dicevano. Le domande erano circa 400 ogni anno per 25 posti disponibili. Si faceva una prima prova scritta ed in caso si passasse quella, si rimaneva in circa 120 persone per il secondo test. Io questo esame l’ho tentato due volte, ma non è questa la vera storia… Il primo anno in cui mi sedetti tra quei banchi, in un’ aula magna che ricordava un anfiteatro, mi tremavano le gambe, lo stomaco aveva dato il meglio di sé per tutta la notte ed ero sola e spaesata in mezzo a gente di tutta Italia. Dietro a me, sedevano dei ragazzi.

Uno di questi, Daniele, proveniva da Piobbico, un piccolo paesino vicino ad Urbino e tentava l’esame per la sua terza volta. “Sai, Roma (per me lui era “Piobbico”) se non lo passo quest’anno giuro che non ci provo più, ma entrare qui dentro è la mia vita, non so davvero cosa posso mettermi a fare se non questo” … lui ed il suo amico furono la mia ancora, il mio mondo, i miei amici in quei giorni…anche alla seconda prova, a cui accedemmo sia io che Piobbico, ci unì un sentimento da impresa titanica, da salto col paracadute, da fratello e sorella legati da un comune destino…. Poi io purtroppo, non superai la seconda prova. Lo seppi da Roma, con una telefonata, mentre i residenti e le persone delle cittadine limitrofe, sarebbero andati sicuramente a vedere le liste alla scuola. Il mio cuore era là con loro, le mie gambe là, mentre entravano nel portone della meravigliosa sede, i miei occhi sui loro disegni, le mie dita a temperare matite colorate.



Decisi di ritentare almeno un’altra volta, l’anno dopo. Così feci…la stessa trafila, il cuore in gola ai risultati della prima prova, ripassarla e sperare, stavolta sperare con tutte le forze.

Passai.

Eravamo solo in 100, a scaglioni ci fecero dare il meglio di noi su dei temi proposti in classe…poi il colloquio individuale ed io che mi metto il mio non – accento più bello, quello delle cene “materne” dove essere apolide è una virtù … e là stupore degli occhi, Professore coi candidi capelli bianchi -che manco Albus Silente in Harry Potter- che esclama “Sentite! Viene da Roma ma non si sente” … ed io uscita da là, stordita dalla prova, dalla maschera, dalla tensione, guardo davanti a me e vedo. Vedo un sorriso che mi aspetta.

Era Daniele, Piobbico, che l’anno prima era finalmente stato ammesso. Era andato appositamente a guardare gli elenchi per vedere se “Roma” ci avesse riprovato e, durante le sue vacanze, era salito fin là solo per salutarla e dirle “hey, in bocca al lupo, ti voglio vedere a scuola, quest’anno”.


Sai, purtroppo sono arrivata solo nel secondo gruppo dei “lucky 25” e non sono mai più entrata in quella scuola, ma credimi quando ti dico che un’attenzione come questa, questo episodio gratuito ed inaspettato, maturato nell’arco di una prova d’esame e vissuto per un anno per poi riproporsi con la bellezza di un pensiero, di un sorriso, in quella splendida città che è Urbino …beh, ha lasciato dentro di me un disegno magnifico, che io non posso che serbare come una delle più belle opere d’arte che la mia personale memoria di umanità varia, mi abbia saputo regalare nella vita.

26 commenti

Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", Scuola, Solidarietà

changing season

La prima constatazione riguarda il fatto che il costume intero mi va a comprimere quelle parti che risultano ancora un po’ troppo ehm…morbide (ma per la pancetta devo trattenere il respiro fino a diventare blu, eh), tipo i rotoletti sul fianco. Questo mette un punto fermo alle mie domande pre-estive da prova-costume.

Per il resto ho galleggiato come una paperella nel bagnetto caldo e fumante. Le terme, ma che grande invenzione. Il rincoglionimento terapeutico di quel quid di calo di pressione che fa la differenza tra te e il tuo stress.

La prospettiva di una gita di mezza giornata (+ pupa babysitterata che dona quel senso di “ma allora anche io riuscirò di nuovo a prendermi qualche ora per me stessa!”), ha fatto si che non procedessi nell’intento di gambizzare il maritozzo invocando Santo Avvocato Divorzista, a valle dell’ennesimo suo ritardo che rischiava di farci perdere due massaggi faticosamente prenotati con modalità truffaldine nonchè richiedendo favori a parenti lavoranti all’interno delle Terme con immediata perdita totale della faccia forevàrandevàr. (stesso marito che, quando stremata ho fatto rimostranze mi ha risposto “Mbè, e che vvòi da me?” – IL TUO SCALPO – )

E il massaggiatore (ma te poi chiama’ LELLO??) capitatòmi, di anni 106, che mi ha trattata come l’impasto di una pizza 4 stagioni (e meno male che sul depliant c’era scritto “rilassante”) di fatto mi ha rimessa al mondo e poi il sole, lo spiattellamento sui lastroni di pietra calda, i paninetti home-made e la gita in moto per la Cassia Cimina…

Da ieri, per me, è ufficialmente iniziata la Primavera.

15 commenti

Archiviato in Senza Categoria

aspettando casa.

ikebana domestico

ikebana domestico

Home is Where The Heart Is

(...canta Elvis in modo old-fashion cliccando il fiore)

Home is where the heart is

And my heart is anywhere you are

Anywhere you are is home

I don’t need a mansion on a hill

That overlooks the sea

Anywhere you’re with me is home

Maybe I’m a rolling stone

Who won’t amount to much

But everything that I hold dear

Is close enough to touch

For home is where the heart is

And my heart is anywhere you are

Anywhere you are is home

Maybe I’m a rolling stone

Who won’t amount to much

But everything that I hold dear

Is close enough to touch

For home is where the heart is

And my heart is anywhere you are

Anywhere you are is home

Home, home, home, home, home

13 commenti

Archiviato in Musica

mens sana in corpore sano.

Oggi mi sono svegliata permeata di buoni propositi. Cose come:

  • prendo meno caffèhttps://i0.wp.com/www.comparestoreprices.co.uk/images/unbranded/t/unbranded-towelling-hooded-tracksuit.jpg
  • faccio le scale per arrivare in ufficio
  • mi strucco ogni sera e mi metto la cremina idratante
  • cammino per tutta via del corso per prendere il 2 senza acchiappare l’autobussino

Sarà per questo che stamattina, per la prima volta nella mia vita lavorativa, mi sono messa in TUTA? Pantalone rosso, felpa bianca con scritta rossa e interno cappuccio pure, coda di cavallo e adidas bianche vissutissime e comodissime. E chissene che non siamo al casual friday.

Sarà l’aria di primavera, che invita al rinnovamento.

E sarà quindi per questo che, per smorzare i miei entusiasimi e ricordarmi che in queste cose ho la forza di volontà pari a quella della Silversted di fronte ad un chirurgo plastico, nell’ordine è successo che:

  • un nuvolone infame sta coprendo la capitale e dell’aria caldina si stanno perdendo le tracce (le previsioni l’avevano detto, ma io so’ testarda e se decido che è primavera, E’ PRIMAVERA.)
  • appena arrivata, zàn!, ti becco il cartello “fuori servizio” sull’ascensore e immantinente dimentico il mio buon proposito, smadonnando ad ogni scalino e scoprendo altresì la smaterializzazione di ogni mio muscolo residuo
  • …rantolando arrivo al terzo piano e ti becco un tipo che manutenzione pc, ri-scendiamo insieme al Bar e mi offre il caffè…il secondo della giornata. Che fai, dici di no? Ed eccomi super caffeinata ad onta di quanto appena detto sopra.

…Adesso, per invertire il trend negativo ho due speranze e un bonus da giocarmi: fare il km di via del corso quando esco e daje ggiù di de-makup+latte detergente stasera. Come jolly mi posso giocare l’insalatona a pranzo e forse mi spingo oltre rinunciando al caffè post-prandiale (ma non esageriamo, va)

E buon giUvdì, che a me ‘ste settimane mi stanno inspiegabilmente volando sotto il naso, porcapupazza!

(ah, ovviamente quella della foto SONO IO, no?? 😉 )

29 commenti

Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", mi salta in mente, Salute e benessere, Scemitudine

light my fire?

T-EQUALIZER

Categorie: Accessori a led

Fantastica t-shirt con equalizzatore sensibile alla musica.

Il display è luminoso e va a ritmo di musica.

La t-shirt è dotata di una piccola tasca contenente l’apparato elettronico che consente il funzionamento dei led, regolabile in base ai decibel presenti.
La t-shirt è lavabile a mano dopo aver rimosso il battery pack.

Colore t-shirt: nero
Taglie disponibili: M-L-XL
Alimentazione: n° 4 batterie AAA (non incluse)
Colori led: giallo+rosso

Taglia MLXL

Prezzo:
22,00

21 commenti

Archiviato in Scemitudine

le nostre ragguardevoli domeniche pomeriggio

Fondamentalmente dell’andare all’Ikea se ne potrebbe fare a meno, di domenica pomeriggio. Ma se hai deciso che l’animale totem di tua figlia è una rana e, quest’anno, hanno deciso di creare una linea bimbi tutta con questo animaletto tu che fai, ti esimi dall’acquisto? Giammai.

E si che il motivo principe era trovare una sorta di rospo con le tasche che si attacca al muro, dove riporre varie cosine della pupa, cosine che normalmente ti ritrovi ovunque, del tipo: che ci faceva Mammolo nel nostro letto ieri mattina? Spostandoci e producendo un “biii-pooo” abbiamo capito d’averlo pestato (suscitando l’ilarità di Rachele, nel  mentre). fabler groda

Comunque.

Al termine del giro, oltre al suddetto ranocchione portatutto, avevamo totalizzato:

  • cornice bianca formato A3 per una nostra foto “di famigghia” ACCIDENTALMENTE stampata con la fantasmagorica stampante a colori dell’ufficio;
  • tappetone verde dove apporre Rachele acciocchè vi-ci-si ruzzoli sopra. Al momento stamattina l’ha inaugurato con una craniata.
  • pile di ricambio per i giochini della bimbina, tra cui un Winnie Pooh che canta si muove e racconta storie, con cui sbomballarci la meningi all day long.
  • irrinunciabili patatine sour cream and onion, in offertona.
  • pouff gonfiabile a forma di rana. Ingombrantissimo, ma mì marito se n’era innammUrato, che ce voi fa’.
  • sei bicchieri da vino a, tipo, 1 euro e 99. Trasparenti, stanno bene con tutto e , soprattutto, gli altri che avevamo so’ stati decimati da mani inabili di parenti vari.
  • …mi pare nient’altro.

Siamo stati bravi? Manco una candelina!

27 commenti

Archiviato in Senza Categoria