Archivi del mese: gennaio 2009

da venerdì a domenica part 2: del percome (dedicato a Rob, quindi).

binari

percome. In treno. All’andata, per non subire cambi e attese e smonta-e-rimonta, scelgo quello che va direttamente all’ex capitale, passando per Genova.

E’ lunga la strada e lo scompartimento è del ’15-’18. Ho il “Metro” fresco di giornata e, una pagina dove ci si può scriver su, mi invita a trascorrere con lei un po’ di tempo: <<porta un’amica>>, mi dice. <<ok>>, rispondo e tiro fuori una bic nera.

“Il mangiatore d’unghie entra prepotentemente nel mio campo visivo, accedendo dall’angolo dell’occhio sinistro. Guardo le sue scarpe da ginnastica, interrogandomi sull’olezzo di prosciutto cotto andato a male che aleggia nello scompartimento, salendo dal basso. Proverrà da là? O dalle altre, argentate, della ragazza che mi siede di fronte?

Lei, di prepotente ha tette-gemelle ed impauriti bottoni, dei quali immagino traiettorie in caso d’esplosioni mammarie. Il viso assomiglia a quello di Sandra Mondaini a 30-40 anni e indossa un paio d’occhiali la cui montatura nera è in conclamata rosolia da brillantini. Però, vedi…legge Buzzati. Tra parentesi, quando lessi “Un Amore”, tutto sommato mi annoiò.

Il mio vicino-lupetto nero a collo alto, lucida continuamente con la mano il suo I-phone, leggendo nel mentre robe che vanno da documenti sulla “Garanzia della Privacy”, ad altre relative ad un progetto del quale, durante una telefonata en-plen-air, si è detto gasatissimo. Grazie al numero di volte nel quale si è informato dei minuti di ritardo, so che attualmente essi-ammontano-a-trentotto.

Ci vorranno davvero molte ore per arrivare a Torino.

Familiarizzo quindi con la radio del cellulare finendo per domandarmi dove sarà il bagno.”

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da venerdì a domenica part 1: del perchè.

Tornare a Torino significa aggiungere nuove memorie alle precedenti. Tutte belle, nessuna esclusa. Stavolta ho traversato mezza Italia per andare ad abbracciare la mia cugina “emigrata” là per aMMòre e, da giovedì pomeriggio, mamma della piccola G., la quale seppur nata con -praticamente-  15 giorni d’anticipo, pesa 3 chili e 300 ed è lunga 50 cm.

Buffa G., con le fattezze cinesine e i capelli con le meches…base castana e punte -dritte- bionde, nasino un po’ schiacciato e labbra perfette, come le orecchie. Si rannicchia dentro la sua tutina “1 mese”, che le sta ancora grande e dorme i sonno dei giusti, quelli ovattati del post-fatica di nascere.

Torino. Con la neve.

Torino, di nuovo. Chissà perchè alcuni posti sono luoghi del Destino.

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gli scatoli, i vasi, i bulbi e la terra.

Pare che non ci sia molta voglia di far passare il Natale, quest’anno. Una pletora di Babbi Natali scalatori ancora si aggrappano gocciolanti di pioggia ai balconi, qui fuori. Collanine di luci nei piazzali dei piccoli centri commerciali faranno i loro on-off con festosa intermittenza fino a Pasqua. Casa mia vedrà addobbato l’angolo dell’albero fino a sabato almeno, mentre il secondo bagno rimane off limits … oppure ci butto dentro una bomba al napalm e faccio piazza pulita degli scatoloni e dei festoni non usati, cogliendo l’occasione per una demolizione pre-rifacimento piastrelle, che tanto danno fastidio al senso estetico di mio marito.

Ma ha da torna’, aa primavera.

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Misericordia.

Prego per te, affinchè quest’anno tu possa finalmente incontrare un Dio.

Quello apocalittico e vendicativo, quello stufo e disgustato, quello delle locuste, del diluvio, dei cavalieri coi loro destrieri: bianco, rosso, nero e verde.

Il Dio che ti faccia guardare il dipinto che hai nascosto dietro il drappo, quello dove credi vadano a finire i tuoi bubboni in putrefazione. Il Dio che ti creò curioso e ti guardò diventare solo impiccione, lo stesso che ti induca ad aprire il vaso proibito solo presentandotelo e negandotelo.

Ti auguro il Dio dei tuoni e delle saette, che faccia abbattere su di te vento e tempesta, quella che semini tutti i giorni, anche nelle minime cose. Il Dio della Verità, che dipani le matasse delle tue bugie, dei sotterfugi e delle strategie di conquista, che ti vedono mai pago e sempre più ricurvo come l’uncino di un pirata senza charme alcuno.

Ti auguro la Paura vera. La Tristezza, la Consapevolezza e infine la Solitudine.

Questa è la misericordia che ti accordo, l’ultima possibilità che ti è rimasta per definirti umano.

Soffrendo.

(così sia)

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intasamento

“Sono 50 euro, grazie prego e arrivederci”

Questo me lo ha detto l’idraulico, stamattina alle 09.00 circa, dopo mezz’ora di lavoro.

Perchè a noi, qualsiasi guasto, non accade in giorni normali. Mai. Stavolta è successo il 31 notte, all’alba delle 03.30, dopo un cenone consumato -va da sé- qui.

Orde assassine di residui di lasagna, tremuli sughi ingelatinatisi col freddo, puzzolenti impronte di cavolfiore e besciamella, glasse inerpicate su ingenui cucchiaini, zuccheri di canna orgogliosamente fissati al fondo della tazzina.

Attorno a tutto ciò, lo scarico della cucina che perde, la puzza di fogna che impera, la lavastoviglie che getta il guanto, il tavolo del salotto rigurgitante robe varie.  Nel mezzo, un vasetto di citrosodina granulare, che mo’ non c’entra nulla -vero- ma che il 31 è invece entrata in tutte le boccucce a seguito luculliana cena a partecipazione…dove ciascuna parte si è evidentemente detta: “si, devo portare il cinghiale ripieno di agnello, ripieno di cappone, ripieno di polletto amburghese, ripieno di quaglia ripiena d’olive, pppeeeerò, porto ANCHE la torta a sei piani con meringhe, cioccolato fuso e pan di spagna intriso di zucchero filato rosa”

Per fortuna i piatti e i bicchieri erano di plastica.

Ma in verità questo post doveva parlare di tutt’altro. Una cosetta un po’ livorosa, che ora non mi va più di scrivere.

Poi mi si dice che parlo de roBBa da magna’. Eh!…se mi mette di buonumore che ci posso fare? Rinunciarci adesso che sono entrata nel primo dei 4 -PER ME- temibili anni non bisestili??

Giammai!

E agurellini scampanellini a tutti!

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