Archivi del mese: giugno 2008

“NU-DI! NU-DI!” un P.S. al post precedente

eh!

… con tanto di alluce divaricato e desquamazione selvaggia della zampetta di pollo.

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what’s going on

Giorni passati ad evocare moltitudini di Befane che la terranno per settimane e l’Uomo nero che la tiene un anno intero, ma il “Buon Gesù” se ne resti pure lassù, che non mi sembra il caso che intervenga a portarsela da qualsivoglia parte, eh!

A dire il vero e a dirlo piano (che notizie come queste scatenano invidie, micanò!), la pupetta l’ha punta la mosca tzè tzè e dorme come un angioletto. Anche quando piange c’è sempre un motivo e, che so, dopo la poppata notturna la rimetto nella culla, spengo le luci e lei si mette subito a ri-dormire. 😀

Il Record l’abbiamo battuto stanotte: andata a nanna alle 23.00, risvegliata alle 08.00 (e mica era ancora ora per lei, stava in dormiveglia, è che l’ho presa su io per cambiarla!). Insomma: ‘ndo’ se firma per averle tutte così??

Per il resto normale amministrazione….che so… ieri l’ho dovuta cambiare tre volte di seguito (tutti i vestiti intendo) perchè suda come un caimano andaluso (sudano molto i caimani andalusi) e perchè la sua CACCA sfida le leggi della gravità andando all’insù per la schiena.

Poi orde di parenti mai visti, se non ai matrimoni, i quali sentono un irrefrenabile impulso a piombarti a casa nell’unico giorno in cui potresti stare tranquilla con pupa e marito e cazzi&mazzi da fare.

Cose così…ecco.

Lei intanto fa esattamente cio’ che ci si aspetta da un neonato: è gagliardamente arrivata al doppio mento ed alla tripla piega sulle braccia e sulla coscia.

MA MIGLIOREREMO!

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filmico

Passi da gigante sono stati fatti nella cinematografia.

Dai tempi in cui i due attori si mettevano a letto, lei con fruscianti negligé, lui pigiamatissimo di raso (a rigoni) e capello che sembrava disegnato. Quando spegnevano la luce, zàc, s’accendeva il faro blu-tenue, che uno si chiedeva “ma come faranno a dormire, santo cielo? Dove stanno, in Finlandia nel periodo in cui il sole non tramonta mai veramente, ma tocca l’orizzonte e rimbalza su di nuovo?”.

Ora ci sono scene più verosimili, che so, partorienti che SUDANO o amanti che si impigliano nei vestiti frettolosamente lanciati in aria (ma notate bene come cascano perfettamente le scarpe -col tacco12- di lei: atterrano costantemente in pose artistiche che se uno ci mettesse un titolo accanto, non sfigurerebbero in un museo d’arte contemporanea)…

ma una cosa resiste indefessa. L’ho ri-notato prima, mentre facevo zapping durante un break tra una poppata ed un’altra. C’è un lui, c’è una lei. Americani, ovvio. Si BRAMANO lui bussa alla porta di lei che sorniona, fa MIAAAAAOOO e lo lascia entrare. Il tutto guardandosi come per dirsi “me te spolpo come una susina matura”.

Bene, nella scena successiva ovviamente trombano come ricci (ehm, come altro potevo dire?) MA…atténscion plìs! …cosa c’è tutto intorno, nella stanza?? CENTINAIA di candele accese, possibilmente del tipo con lo stoppino traditore, quello che ci metti un secolo ad accenderle e ti bruci le dita.

E mi chiedo sempre: un figaccione bussa, tu fai miao e poi?? TI METTI AD ACCENDERE CANDELE??

Siamo ancora lontani dalle camere da letto, signori america’.

😉

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Cornelia, madre dei gracchi.

In buona sostanza Rachele (dall’ebraico, Rahel) vuol dire “pecorella”.

L’altro nome in lizza, che riceveva un grosso tifo dagli spalti, significava “colei che ti avvince”…ahò, ma voi mette?? Però il papà si è opposto e quindi è rimasto l’ovino. Lamentele? Assolutamente NO, perchè la pupa sta tenendo fede all’etimologia e si mantiene, serenamente, sul quadrante: “mite”. Dorme-dorme-do’, fa pochissimi capricci e, comunque, sempre circostanziati da sacrosante fami o colichette passeggere. La notte casca come un ciocco per minimo 4 ore di seguito -anche se non disdegna attestarsi sulle 5- (ma il record l’ha battuto la seconda notte: 7 ore 7) e apprezza un pratico dondolio di carrozzina senza troppi sbattimenti dei bicipiti mammeschi.

La faccenda del nome mi ha riportato alla mente un tizio, molto in auge nella prima discoteca -pomeridiana- che frequentavo con la mia amicuzza del cuore dell’epoca (amore passeggero, perchè poi mi so’ sempre fatta un po’ dupalle, nelle sale ùnz ùnz) il cui nome era nientepopodimenoche: RUBINO. Bel rEgazzetto, peccarità…anche il mio tipo: moretto, magro e sorriso Dash che più bianco non si può. Però…’sto nome… e uno dice, vabbuò, capita.

Eh

Ma quando i genitori hanno chiamato gli altri figli: Giada, Perla e Zaffiro?

….

 

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“Camion” – Lucio Dalla – Album “1983”

“Ci vuol coraggio, a fidarsi di te… per esempio: toccarti un braccio guardarti e chiederti beh cosa c’è?
Oppure ci vuole un’altra faccia, meglio, la mia vecchia faccia che ho perso ma non sò dov’è.
E’ così strano che io abbia bisogno di te, io tanto lontano tu così diversa da me… ma se mi dai un attimo, meglio, se io mi prendo un attimo, meglio, se noi usciamo dal traffico ci allontaniamo ci fermiamo
… come è distante come è distante anche da te per esempio: prendi quel camion no quello quello più grande che c’è… ne servono altri cento per portar via quel che abbiamo dentro
e che nessuno sa cos’è ma io ti amo posso dire che ti amo e tu ami me… forse
ma le parole cadono tra le tante che diciamo guarda per terra quante ce n’è…
No quel che abbiamo dentro è più importante per questo non mi sento di dirti amore e che c’è amore in ogni momento. La storia a questo punto si interrompe si confonde
le luci della città da lontano danno le onde
prendimi la mano
è quasi l’alba è inutile che mi chiedi che ora è, non lo vedi?
Io mi sento una talpa, ho capito, mi hai lasciato… mi dispiace per te.

Ecco, cosa avevo dentro ci sono arrivato, amante è solo chi ama non quello che è amato, per questo son fortunato più di te. Più di te”

 

Questo ascoltavo, a 10 anni, erede di note dal walkman di mia sorella. Questo e cassette dei Beatles, dei Police e Baglioni e Howard Jones. La macedonia musicale su cui ho forgiato gusti musicali alterni.

Chissà perchè, però, è tutto il giorno che mi frulla in testa proprio questa, di canzone.

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1 ogni 4

Come da comune credenza, ogni quattro anni piomba inesorabile un anno bisestile che porterà secchiate di sfiga imperitura a tutto il genere umano. Così la storia dei popoli ha spesso fatto cascare la mannaia della cattiva sorte su questi anni col giorno in più ed in effetti sento la quasi totalità delle persone che conosco, dare ampio risalto ad episodi da grattatio delle parti basse a gogò capitate inesorabilmente in questi periodi.

 

Ahò…

Sai che c’è? A me accade questo: gli anni bisestili hanno sempre fatto rima con svolte epocali della mia vita, faticose, stravolgenti, ma pur sempre legate ad eventi che mi hanno cambiato l’esistenza.

 

Se solo cominciassi col primo di cui abbia avuto coscienza… era il 1988 e ad una festa di carnevale arrivò un ragazzo di “quelli grandi”, quelli irraggiungibili della prima liceo, mentre io, “quartina”, stavo ancora nel limbo dell’asilo d’infanzia. Ironia della sorte quella volta ero anche mascherata da “bambina piccola”, con tanto di grembiulino, calzettine bianche, codini e lentiggini da Lauraingòlz della casa nella prateria. Con grosso rammarico, quando lo vidi entrare dalla porta, pensai alla parrucca di capelli neri e lunghi che avevo cercato nei negozi senza trovarla, per vesitrmi da una ben più conturbante Morticia. E vabbè… evidentemente la mia versione sei-enne fece leva sul lato pedofilo del tipo, col quale mi isolai su una poltrona, facendo finta di essere in grado di sostenere una conversazione e incappando nel primo (e lungo e sofferto e tante altre cose) innamoramento della mia esistenza.

 

Ma venendo a cose più recenti….

Nel 2000 ho incontrato mio marito (e dopo 11 mesi di alterne vicende dove non avrebbe sfigurato Brooke Logan e un’intera saga di “Febbre d’Amore” siamo andati a convivere), ci siamo sposati nel 2004 (“oddio…per tutta la vita…non so….sono in grado? Jaa facc’??”) e Rachele nasce ora, che siamo nel 2008. Sono state tutte cose bellissime. Tutte arrivate dopo un periodo pregresso di giorni faticosi, dove avrei potuto più volte inneggiare alla sfiga dei bisestili.

 

Ma la questione è un’altra.

 

Cazzarola! Vuol dire che c’ho culo UN anno ogni QUATTRO!!???!!!!

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piccola e magica.

Rachele è nata la sera del primo Giugno, dopo 24 ore di travaglio, intorno persone che l’aspettavano ansiose. Un papà emozionato l’ha presa in braccio mentre l’ostetrica decretava “3,120 kg per 50 cm di lunghezza…” e un paio di solerti donzelle si apprestavano a fare i ricamini finali con ago e filo sulla strega-mamma.

La riflessione, all’alba della poppata delle 6.00 di due gg dopo la sua venuta al mondo, è stata: “come si fa a stare a guardare un “esserino” per 4 ore senza nemmeno rendersi conto del tempo che passa, fondendosi col suo sonno, le sue smorfiette, i suoi occhi (blu, per ora, ma è presto per dirlo) e le sue labbra belle, piccole roselline”? Chi lo sa…ma il rincretinimento parte di default.

Ora siamo al primo giorno qui, tutti insieme….ed è bellissimo.

E come da promessa, ecco prima fugace foto di piedini-calzini (ereditati dalla cuginetta)

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