Archivi del mese: maggio 2010

il terzo giorno di una nuova vita

A me il ‘croissant’ piace mangiarlo staccando per prima cosa uno dei due ‘corni’. Qui da noi si chiama cornetto e quando ci dicono ‘brioche’ ci viene un po’ da ridere.

Alle 09.40 oggi, ero al bar con un cappuccino sulla cui schiuma galleggiava un decoro a cuore fatto con la cioccolata. Avrei potuto dedicare i miei pensieri al dispiacere che mi procurava versarci sopra la bustina di zucchero di canna, e basta.

Invece in questo periodo avrò tantissime cose a cui dedicare attenzione.

Paradossale, visto che mi hanno licenziata martedì.

(buon fine settimana! Il mio, state certi, lo sarà comunque)

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sensualità a corte (?)

Nell’ordine:

-alla tavola calda mi hanno chiesto se fossi una nuova dell’agenzia ‘new faces’ (o roba simile) che sta qui sotto e conta giUovani virgulti dal’occhiale a mosca D&G, zazzere gelatinate e tagli agganauè, nonchè un’età media che si aggira intorno ai 25 anni

-quando, nel negozio di robine d’argento dove eravamo andate con le colleghe per un regalo ad un’altra collega che fa 40 anni, ho detto che speravo di pigliare un po’ di sole quest’anno, datosicchè colli pupi piccini è impossibbòli, la commessa mi fa: ‘di già-à?? Così giUovane??’ …alchè interpellata su quanti anni avessi secondo lei risponde ‘che so…23? -VENTITRE’-‘

– …Visto l’andazzo, al momento del caffè la collega L. fa al barista: ‘dai forza, ora dicci quanti anni ha secondo te!’ e lui: ‘…28?’

Comunico quindi ufficialmente che fintanto che la puzza non arriverà oltre confine, non mi cambio più i vestiti, lascio i capelli così come sono e il trucco me lo rifaccio uguale fino a che i pennellini ed i belletti saranno consunti.

oppure…

oppure che sia come…

come….. a SENSUALITA’ A CORTE???

(Grazie a Manu!)

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back to (?)

cliccando sulla foto, Sara Bareilles canta ‘Gravity’

di tutte le cose che avrei potuto fare, l’ultima che avrei voluto è essere dispiaciuta per te. Incurante della tua bocca che ha morso la mia mano, ne ho sperato il sorriso. Sorda alle parole che non ci siamo più scambiati, ne ho curato le sfumature per vederne germogliare una che fosse degna di indossare i colori della grazia

di tutte le follie che avrei potuto riservare a me stessa, ho comprato la più costosa che mi ha visto commiserarti con partecipazione, non con astio

di tutte queste miserie occorse, di tutto questo amore ucciso senza pensarci, nel campo sterminato delle possibilità che non hai concesso, che non hai avuto la forza e l’onore di affrontare

di questa tua veste immaginaria che ti ho cucito addosso mentre rimanevi immobile per non farti pungere, da me, che non ti avrei mai fatto del male.

Di questa gravità che manca. A me solamente.

 

(l’immagine proviene da questo blog: http://cantierepoesia.wordpress.com/)

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sollievi cercansi

– come quando finivi appena in tempo di ricopiare il tema -che in cuor tuo consideravi un capolavoro della letteratura moderna- in bella copia, e tiravi un sospiro di sollievo. Che c’avevi la Prof ‘perfettini’ che ti minacciava di non considerare la parte lasciata in brutta

– come quando tiri fuori furtivamente lo specchietto dalla borsa, controlli e no, non ce l’hai lo spinacio tra i denti

– come quando vai dal parrucchiere e la tua metà non se ne accorge dopo 3 giorni, ma subito

– come quando ti casca la cosa dritta dritta nel water ma tu per fortuna -almeno- avevi già scaricato prima

– come quando chi ha il cappello con la scritta ‘capo’ dice “eqquestoequelloetunonl’haifatto” ma tu c’hai già la copia della mail pronta che ti scagiona

– come vestirsi troppo sportivi per una cena ed essere fissati con disapporvazione per la prima metà della serata… da donne in tacchi alti, passando la seconda metà della serata ad essere guardati con invidia… da donne in tacchi alti e vesciche esplose

– come ritrovare gli occhiali dimenticati sulla propria testa, prendere appena in tempo l’ombrello dall’autobus che sta per chiudere le porte, non accorgersi del ragno peloso che ha transitato sulla spalla

– come trovare delle parole per dirlo, della forza per farlo.

Cercansi.

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quiz culinario: cosa sarà?

appena possibile, sul blog IN BUONA SOSTANZA apparirà la ricetta di….

questo:

 

lasagna con....???

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aspettando l’incubazione (io no, non ho avuto la varicella)

‘se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo’, diceva quello.

Come ho avuto modo di replicare, il mio sarebbe in tema dando una simpatica mano di tinta ‘grigio occhiaia’ alle pareti.  La pupa, tanto per santificare un’altra festa, si è beccata già da qualche giorno la varicella e stamattina, povera ciccia, si è svegliata alle 05.30 circa in preda ad un furibondo prurito ai piedini-pagnotta.

Lei poi si è riaddormentata con me sul divanetto della sua stanza.

Lei.

A parte cio’, avendo la fortuna di una sorella che da piccola si è presa anche le malattie tropicali e due suoi figli che non hanno rinunciato anch’essi agli esantemi di rito, si è potuti almeno andare a passare qualche ora insieme senza tema di contagio (ma comunque dopo ilare digressione del marito il quale per l’ennesima volta è andato al lavoro -sebbene per due ore e qualcosa- in un giorno in cui non avrebbe dovuto, facendo zompare il pranzo e altre cose incastrate al centesimo di secondo nell’unico momento disponibile…) inalando i raggi di sole che, già dal giorno dopo, almeno su Roma sono andati un po’ a farsi benedire.

In barba a cio’, c’è stato comunque un genetliaco da festeggiare a suòn di piatti a base di pesce, che rarissimamente mangio a causa del marito -si sempre lui pare che mo’ me l’agg’ a ttenè- il quale di media preferisce addentare bisonti ancora in corsa.

Rachele in tutto ciò è ora moderatamente cosparsa di puntini che potrei porvvedere ad unire dall’1 al 59 per vedere cosa salta fuori, ma in fondo avendo una pila di settimane enigmistiche nel bagno (e voi e voi, le tenete?) posso optare per un buon Ghilardi o Bartezzaghi, senza istoriare mia figlia.

In soldoni, ‘nnamo che è riniziata la settimana.

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