Archivi del mese: aprile 2008

spigoli, braccine, gambine e organi interni.

dovrei parlare e potrei parlare di varie cose ma gnaa fo’.

So, sono conscia, mi rendo conto,  I’m aware, ne ho consapevolezza, capisco, comprendo, concordo sul fatto che  (prego continuare con sinonimi ad libitum) sia naturale e normale e che tutto passa e che “coraggio!”  e che c’è di peggio nella vita nonchè sia per un ottimo fine (prego RI-continuare con espressioni analoghe ad libitum)… ma dopo quest’altra notte passata a rotolarmi nel letto, con dolori al basso ventre, ameni rigurgitini d’ACIDO, occlusioni alla bocca dello stomaco e l’Alien che cercava di farsi largo tra il mio fegato, vescica ed altri organi interni, (e marito che russa) sto davvero a tocchi.

…o sarà Alemanno sindaco?

….

 

 

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Archiviato in Attualità, de gravidantia... & poi

a star was born

Signori.

Qui si dimentica una cosa.

Una delle cantanti INDUBITABILMENTE più brave, talentuose, carismatiche del mondo, nasceva oggi, 24 Aprile del 1942.

E’ lei, la miTTTTica Barbra Streisand.

” … With one person
One very special person
A feeling deep in your soul
Says you are half now youre whole
No more hunger and thirst
But first be a person who needs people
People, people who need people
Are the luckiest people in the world
“.

 

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Archiviato in Attualità, Cinema, mi salta in mente, Musica

6 giorni all’alba.

 

Conto alla rovescia, come i militari.

Elimino le ore, depenno man mano le dosi di pazienza a fondo perduto che ancora ci vogliono, aggiungo pizzichi di buon senso, ma sto in vera riserva.

Ancora 6 giornate da passare qui, da donna invisibile, da donna in attesa, da donna che non ha una vera valenza lavorativa e nemmeno un minimo di flessibilità accordata grazie ad uno status, diciamo, “avanzato” di panciutaggine che porta SECO svariati problemucci logistici e di spostamento (verrà dedicato apposito post).

E pensare che la capa scassamarOni è, appunto, un “essere femminile”.

Magari del tipo “Metropolis” però. Tutto sta vedere dove siano i microchip e mandarla in corto…che tanto l’unico neurone sopravvissuto alla tempesta elettronica del vuoto pneumatico che ha nella calotta cranica ha messo il cartello “sto ar bagno” da parecchio tempo. (in effetti la fa spesso fuori dar vaso, come si dice a Roma).

 

Però c’è una cosa che voglio dire e che questa stagione lavorativa mi ha sicuramente dato: una tangibile armonia con gli sventurati colleghi che qui sono passati (perché alcuni so’ pure scappati!) e come me, rimasti attoniti dalla gestione…uhm…definiamo “ssssingolaaaare” (da leggere col tono della Marchesini) di quelle che, nelle aziende che si danno un tono, si chiamerebbero “risorse umane”.

Sono felice anche d’aver constatato che praticamente tutti, tra loro, siano stati in grado di discernere l’affabulazione posticcia da manualetto-a-pag-3. del gran capo, di capire dinamiche subdole e resistere ad inutili rompimenti di coglioni di gente che non sa manco dove stia di casa, la parola “lavorare” (in team, poi…lasciamo perdere).

…Quando non c’è nemmeno bisogno di daje ‘na svejata, alla gente, che tanto se ne accorge da sola di che marmaglia informe ha davanti. Ecco.

Questo mi ha dato una gran mano. Perché è difficile far capire che non è cattiva volontà la tua, che non è poca flessibilità…è solo che so’ 5 anni che mi piego (ma non mi spezzo) ad una gestione da formicaio impazzito e che senza incentivi, piccole pacche sulle spalle o anche solo semplice considerazione del tuo trascorso (leggi: culo che te sei fatto) la macchina si blocca. Nessuno si assoggetta a farsi dare gratuiti calcioni ner culetto senza un perché.

Nessuno…beh…diciamo io no.

E nemmeno loro.

 

 

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Archiviato in Lavoro, Leggi e diritto, Quotidianità?, Solidarietà, un'accettata

Del perchè se viene come me so’ dolori:

1 –

bambina con vestitino a fiori blu oltremare, su sfondo bianco, litiga con ciuffi di capelli che scappano via dalle mollettine. Capelli castani e boccolosi, occhioni azzurri, guanciotte paffute e scarpe coi due buchini sulla punta: un classico evergreen nonchè nel complesso, quello che la comare media definisce, squittendo “un amOOOOOOOre!”. Location: uscita domenicale dalla chiesa, con sorella e genitori che parlano amabilmente con conoscenti, tra cui spicca una signora, amica della madre.

Michelina: (tirando il lembo dell’abito della malcapitata) “Signora?? …Signora???…”

Poveradonna: “Si, Michelina bellina, che c’è, dimmi!!”

Michelina: (serissima) “Lo sai che sei proprio brutta?”

….

(da calcolare anche l’altro episodio, stessa signora: “signora signora? hihihihihiiii” – “si?” – “Ti si vede tutta la sottana, hihihihiiii!!”)

2-

  • Ho istoriato la carta da parati del corridoio con un’onda scomposta ( “Michela, ma CHE hai fatto!??” – ” … Ho firmato!”);
  • “Michela non lasciare la porta aperta che fa corrente e la finestra poi sbatte”SLAM! CRRRASSSHHH…vetro opalino del bagno in frantumi, botte da orbi freshly-squeezed dalle mani di mio padre.
  • Gioco dei nomi degli animali: a giro dirne uno. Arriva l’ennesimo turno di Michelina, la quale si trova sprovvista di altre specie animali con la G., avendo già citato la Giraffa…ci pensa e poi si illumina: “UN’ALTRA giraffa!”
  • Piccola Michela, anni 2. I suoi genitori, vedendola caracollare verso un piccolo montarozzo di terra l’avvisano “Non andare là, che poi cadi!”. Indomita Michelina punta l’altura, alza la gambetta e …si spetascia per terra. Cori di “telavevodettoeccoqui!” alle sue spalle. Bocca serrata all’ingiù, si rialza, constata il ginocchio sbucciato ma non fa una piega. Strizza gli occhi e riparte, stesso percorso. Alza la gambetta e…ce la fa. … A quel punto E SOLO a quel punto si scatena un’oretta e un quarto di pianto dirotto e indice puntato sulla sbucciatura.

Sabato però, la mia bimba si è fatta vedere, anche se pochissimo, ed io ho avuto il primo rigurgito di autentica tenerezza materna: il suo visino è ormai tondetto (eh si, c’ha le guanciotte di mammà), la manina davanti alla bocca a fare smunch smunch e pesa circa due chili…sta bene e si muove come un’ossessa.

La cosa più importante? Si è GIRATA!! Ora siamo pronti alle rampe di lancio, quando deciderà che è arrivato il momento!

 

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Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", de gravidantia... & poi, Scemitudine

these are a few of my favourite things…

…cantava la Andrews in “Tutti insieme appassionatamente”.

“Raindrops on roses and whiskers on kittens
Bright copper kettles and warm woollen mittens
Brown paper packages tied up with string,
These are a few of my favorite things”
.

E potrei già aver concluso! Invece cominciamo la giornata seguendo l’invito di Lorelluzza ed andando ad elencare sei cose che amo.

  1. quest’attesa. Con i limiti che mi impone, le trasformazioni del corpo, le promesse che fa, i nuovi timori che crea. Questa attesa lunga nove mesi che ti lascia senza parole, proprio quando ritieni di aver già fatto un bel pezzo della tua strada e di aver acquistato sicurezza. Lei, che mi ha ri-insegnato che non so niente.
  2. cucinare, soprattutto per gli altri. Saper far danzare le papille gustative, creare in cucina portate nuove con quello che c’è in frigo, vedere i piatti che si svuotano e sentir chiedere “ne posso prendere un altro po’?”
  3. Le fondamenta dei miei affetti: mia sorella, mio marito, quelle selezionate (selezione avvenuta da ambo i lati!) persone amiche con cui ci si sopporta 😉 da anni.
  4. I valori che mi ha insegnato mio padre. Anche in maniera testarda, come era lui, anche se “non pagano” anche se a volte sono intransigenti questioni “di principio” che non portano a nulla. Lealtà, vicendevolezza di impegno, compassione verso situazioni più sfortunate, mantenere le promesse fatte. Queste cose mi hanno salvato l’anima, mi hanno tenuta sulla riva che ritengo giusta, quella di chi non si vende. E ne vado fiera.
  5. I gatti. I miei “famigli”, le mie scintilline stregonesche, animali magici e dolcissimi. Caratteri affini, orgogliosi, indipendenti. Ne ho uno tatuato in fondo alla schiena e il mio motto è “A Home without a Cat is just a House”.
  6. (non ridete) Girare per ipermercati, supermercati e affini. Mio marito mi ci piglia per il culo e c’ha perfettamente ragione. E’ verissimo che anche nelle città straniere (soprattutto!) adoro andare per gli scaffali, guardando e comprando prodotti vari, analizzando le offerte, gironzolando un po’ alla rinfusa.

(ci sarebbe un numero 7 che è: FARMI MASSAGGIARE!!!)

(ORA… se possibile non vorrei nominare esplicitamente nessun altro…se volete dirmi le vostre però, a me fa solo-che-piacere!)

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Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", mi salta in mente

Intervallo

E’ molto difficile per un uomo credere abbastanza energicamente in qualcosa, in modo che ciò che crede significhi qualcosa, senza dare fastidio agli altri (Ezra Pound)

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Voglio fare la extracomunitaria

“Forse si è messa una fialetta di estratto per dolci alla vaniglia dietro alle orecchie”, penso guardando il retro di un cappotto damascato piantato nel mezzo del passaggio. Non si sposta e quindi chiedo “permesso” sapendo già che non servirà a nulla. Infatti non si muove di un quid. E’ troppo presa dal faccione in prima pagina da “che denti biaaanchi che hai, e che orecchie grooosse! E che parrucchino!”“E’ per abbindolarti meglio, mi consenta!”, mi sembra di sentire di rimando.

Eccolo qui, il governo stabile dei prossimi cinque anni, quello in cui mia figlia muoverà i primi passi e magari avrà un mese di pannolini pagati dagli “aiuti alle famiglie” del Cavaliere, ma il resto della sua vita di bambina passerà nell’incognita della carenza di asili nido, di aiuti concreti per le coppie lavoratrici e magari in classi di PURI italiani (vero, carroccio CARO?).

Dunque eccoci qui, almeno io ancora una volta mentalmente nella sala d’attesa di un aeroporto, pensando a quale destinazione scegliere come mio prossimo paese di adozione.

Pensavo…. il Guatemala?

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Archiviato in Attualità, Quotidianità?, un'accettata