Archivi del mese: agosto 2007

curled up

rimarrei in posizione fetale, se non ti spiace.

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nel suo cuore c’è anche questo

fogtree.

..

“Cosa c’è di più bello dell’andarsene a zonzo?”

ora saprei cosa rispondere:

“La strada che porta a Zonza (*)

Perchè la Corsica vista solo dal mare non è Corsica abbastanza. Ci si deve ritagliare una strada verso il suo interno, la si deve imboccare rispettosi e un po’ paurosi, facendosi ombra con le nuvole scure che si attorcigliano alle cime di monti vellutati di muschi verdissimi, carezzati da torrenti e fiumi a specchio, bombati di pietre tonde.

E poi cosa accade? Di ritrovarsi in mezzo ad una di quelle nuvole che s’erano viste poco prima. I contorni, scomparsi; l’aria salmastra, evaporata; il sole, etereo come una ninfa dei boschi. Appaiono dal nulla tutti i tedeschi che ti chiedevi che fine avessero fatto. Ma che ne so, magari richiamati dal clima natìo, valli a capire.

E ti volti, pelle umida di nebbia e arricci il naso e le ciglia per guardarti intorno. E vedi cose come quell’albero là. E come ci si può sentire, se non una fatina della foresta?

(*) paesino nell’entroterra corso. Continuando, si arriva a Bonifacio, sparati come una freccia, a tagliare in due l’isola.

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Corsica! E uno.

Come primissima cosa, la Corsica mi ha fatto venire da ridere. E già si può tirare una bella linea e piazzarci il punto 1, nei pregi di questa vacanza. Dopo una traversata di quattro ore, preceduta da una Roma-Livorno in moto, siamo arrivati a Bastia con la coppia di amici automuniti (grazie GGGesù! W W i portatori sani di bagagliaio e sedile posteriore disponiBBOLI). Da là, un altro paio d’ore scarse  di strada per approdare alla Ghisonaccia. Inutile cercarlo sulle mappe “di massima” della Corsica e dei suoi luoghi “da visitare”: nun ce sta (e già un dubbio sorgerebbe…). 

Insomma: appena ri-rimesso il deretano sul sacro sellino motociclistico (odio inveterato da parte mia per le fibbie delle borse laterali che mi hanno tatuato il sedere) si ri-riparte ed ecco che i primissimi cartelli annunciano gioiosi alle eventuali signorine di passaggio: “CASA ZITELLINA”  e subito accanto “HOTEL PORETTA”.

E poi, giù!, un fottìo di “SCOPA RESIDENCE” (per anziani biscazzieri da baretto in piazzetta o per focose coppie in luna di miele?) e simili, paesi dai nomi ammiccanti quali “MIGNATAJA” per arrivare al “CHIAPPA RESIDENCE”, siori et siore, dove a gran voce si raccomandava ai Signori Clienti, di munirsi del pareo almeno nei bar e nei ristoranti. 

Verso metà strada, decidiamo per una sosta: nel rallentare volto la faccia e vedo una cuccia -si quella che ospita l’amico dell’uomo- APPICCATA a META’ di un albero. Ora so che:

1)      o i cani corsi si arrampicano

2)    o il padrone di quella casa aveva dato troppo da mangiare al canarino

Ma il sole calava, la temperatura anche, e così s’è dato quell’attimuccio di gas (AAAARRRGHHHHH) arrivando al Residence che ormai aveva assunto nei miei bisogni primari il ruolo di comprimario con una dose di cocacola ghiacciata. E quindi eccoci là, sudati e stanchi, scaraventare con grazia elefantiaca i nostri bei bagagliucci e la scorta alimentare della terza divisione dell’armata de noantri, per decidere con baldanza di concederci una cena fuori per festeggiare. Sia io che il lui dell’altra coppia, siamo decisamente cocoacoladipendenti e quindi, avendo ormai raggiunto “casa”, quella tornava la necessità-vitale.

Ne ordiniamo due. “Due Coca’ ?” si sforza di dirci in italiano la camerierina superficherrima. “Oui!”, rispondiamo enfatici. 

Ecco.

cocU

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una mail e la sua risposta, chiuda e poi riapra.

“(…) ti lancerò questo messaggio in bottiglia. Sono a corto di qualsiasi cosa, in questo ultimo periodo, di parole, sicuramente, di concetti e non potrebbe essere altrimenti. Di velocità, di pazienza, di coerenza. Di desideri però, ne ho le braccia piene e mi solleticano la pelle, quella tenerella, che rimane più bianca anche sotto il sole d’agosto. Mi accoccolo in questa ore che mi separano dalla sospirata partenza: porterò le scarpone-one per le escursioni e pochi vestiti. Un viaggio che comprenda anche una piccola traversata sulle onde già profuma di più nel cassettino della memoria che gli ho dedicato.Io spero di tornare rifocillata da cose viste e vissute, spero in novità e anche nella gioia che dà tornare al proprio nido, ritrovando le proprie cose per casa, quelle stupidine con cui metti la firma. Sarà bello ritrovarti. Abbracci belli.

Michelina

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Spero che il roaming dei pensieri funzioni bene. E ti giungano, forti e chiari, i miei. Proprio mentre, stoica, fai superare all’acqua, freddina, la Maginot dell’ombelico. Stai bene. E ritorna. “

http://www.youtube.com/watch?v=n-FdoZdfpmE

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meno 1

mi metto sull’amaca dentro cui mi dondola il cervello e canto…

Sabato mattina, si parte.

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solo uno e poi basta

ieri, tardo pomeriggio.

Un attacco.

Era da un po’ che non mi capitava. Invece zàc! Eccotela là.

La “Ancora una volta sola” sindrome. Si manifesta nella vita di ciascuno in varie forme e si ripete nell’arco dell’esistenza il tempo sufficiente a ricordarti di essere stato anche tu un bambino di anni-3, che non ha cognizione di cosa sia un limite.

Accade al mare, con i polpastrelli d’uva passa, quando la mamma ti chiama mentre tenti di battere il tuo record personale di bagni e estorci un “va bene, ma solo un altro e poi basta!”

Succede quando si è a dieta, facendo accidentalmente cadere quel mezzo etto di pasta in più rispetto a quanto prescritto dal dietologo.

Succede quando aspetti una telefonata o ricevi un messaggio. Rispondi … e poi risponde… e poi ti trovi là, a fissare il display ritualizzando i gesti e pensando, forte: “ancora uno, solo uno”.

E là finisci quando tenti la sorte, quando giochi d’azzardo, quando forzi la fortuna e rigiri tra le dita la sfera delle possibilità. Che sia puntare tutto su un numero, che sia girare una ruota, che sia solo aspettare come andrà a finire.

Stavolta non riesco a farne a meno.

Ma prometto: solo stavolta e poi basta.

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spiaggiati

se ti chiedessi di sciogliermi i capelli. se ti volessi legato ad ogni stringa scura che profuma di mare. se ti guardassi da vicino, senza sfiorarti, per un po’. se fosse possibile camminare all’infinito in un attimo preciso. se fosse possibile non tornare su i propri passi. se si sapesse resistere alla propria natura. se natura volesse dire felicità o solo schiavitù. se tutto ciò si traducesse in essere naufraghi per sempre.

se tu fossi acqua o lo fossi io. sono certa, ci berremmo.simetrias_by_sbego.jpg

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