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ogni luogo ha il suo cappuccino.

EEEEEEEE mo’ mo’, ma che è ‘sta fretta? Guardate che noi casalinghe dell’ultima ora c’abbiamo i nostri tempi, chéttecredi?

Affermiamo quindi che una cosa, rispetto ‘all’altra vita’, non cambia: il punto fermo di un buon cappuccino. E’ grazie a lui se sono qui, diciamola tutta.

Mi aggiravo ciabattando sulla via del ritorno dopo aver accompagnato la puzzolilla al nido (si, è ricominciato ieri e per questi 3 giorni farà un orario corto corto, diciamo un due ore e mezza….SANTE per me. SAAAANTE) ed essere passata dal macellaio (chi ricorda il concetto di cambiare negozio e non pigliare tutto dagli scaffali di un supermercato? Io me l’ero dimenticato, così tanto pe’ dì) e vengo calamiticamente attratta dall’insegna già di suo è, per quanto mi riguarda, una promessa da panacea di tutti i mali: ‘Bar‘.

Temeraria, ordino un cappuccino. Ahò, è bbòno.

Posso quindi finalmente promulgare il fatto di essermi riappacificata col concetto di ‘fine delle vacanze’ ed essere pronta per tutta una serie di ritorni o, se piace pensarla così, di rigurgitini, come li peperoni a mezzanotte.

I’ll be back, intanto ecco qualche foto.

spiaggia de 'la tonnara' in corsica

corsica, rocher du lion...e laggiù la spiaggia di roccapina

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quando eravamo in vacanza….

…poi non ho più detto nulla della seconda parte della vacanza.

Il problemino è che non ho molto tempo, in questi giorni. Però vorrei fare un po’ di sana e giusta pubblicità all’Albergo Il Girifalco (http://www.ilgirifalco.com/ita/index.php) che merita davvero 3 minuti di attenzione e un notes su cui segnarsi i riferimenti e i punti salienti.

Innanzi tutto si parla di un ‘due stelle sup.’ che è di gran lunga migliore di moooolti 3 stelle e 4 stelle (ebbene si) dove sono stata.

In primis è PULITO. In secundis se magna be-nis-si-mo: la colazione, ricca, è compresa nel prezzo e per cena puoi scegliere tra un menù turistico a 14 euro e uno del giorno a 18. Per intenderci si mangiano i loro prodotti, la cacciagione, i funghi raccolti nel bosco…e non aggiungo altro.

Hanno una piscina che affaccia su una vallata verde.

Hanno un piccolo parco giochi per i bimbi.

Hanno la gentilezza e l’essere alla mano di chi è parte di una ‘conduzione familiare’.

Hanno il centro storico di Massa Marittima (non fatevi ingannare dal nome, è in collina e, in pieno Agosto, abbiamo dormito sonni freschi e beati senza aria condizionata) ad un tiro di schioppo ovvero ci si arriva by feet – a fette –

Hanno le spiagge di Follonica e quelle di Torre Mozza a 10-15 minuti di macchina. Vi sembrano tanti? Non lo sono. Una volta là, anche con bambini piccoli, è una pacchia: la pineta ripara dal sole e il mare ha la bandiera blu.

Hanno avventori che tornano, che si riconoscono anno dopo anno e che fanno comunella. Persone che, (chevvelodicoaffà) hanno eletto Racheluzza bimba of the year inondandola di attenzioni. Puzzolilla Superstar.

😛

Volete vedere delle foto del posto? Cliccate sulla nuvoletta qui sotto!

lago dell'accesa, vicino al nostro albergo!

lago dell'accesa, vicino al nostro albergo!

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qualche foto-tattà

Ri-tento l’inserimento del link (<–cliccare) della neonata paginetta flickr…

Per qualche assaggino di Sharm a Febbraio!

🙂

E buon inizio settimana a tutti!

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nel suo cuore c’è anche questo

fogtree.

..

“Cosa c’è di più bello dell’andarsene a zonzo?”

ora saprei cosa rispondere:

“La strada che porta a Zonza (*)

Perchè la Corsica vista solo dal mare non è Corsica abbastanza. Ci si deve ritagliare una strada verso il suo interno, la si deve imboccare rispettosi e un po’ paurosi, facendosi ombra con le nuvole scure che si attorcigliano alle cime di monti vellutati di muschi verdissimi, carezzati da torrenti e fiumi a specchio, bombati di pietre tonde.

E poi cosa accade? Di ritrovarsi in mezzo ad una di quelle nuvole che s’erano viste poco prima. I contorni, scomparsi; l’aria salmastra, evaporata; il sole, etereo come una ninfa dei boschi. Appaiono dal nulla tutti i tedeschi che ti chiedevi che fine avessero fatto. Ma che ne so, magari richiamati dal clima natìo, valli a capire.

E ti volti, pelle umida di nebbia e arricci il naso e le ciglia per guardarti intorno. E vedi cose come quell’albero là. E come ci si può sentire, se non una fatina della foresta?

(*) paesino nell’entroterra corso. Continuando, si arriva a Bonifacio, sparati come una freccia, a tagliare in due l’isola.

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Corsica! E uno.

Come primissima cosa, la Corsica mi ha fatto venire da ridere. E già si può tirare una bella linea e piazzarci il punto 1, nei pregi di questa vacanza. Dopo una traversata di quattro ore, preceduta da una Roma-Livorno in moto, siamo arrivati a Bastia con la coppia di amici automuniti (grazie GGGesù! W W i portatori sani di bagagliaio e sedile posteriore disponiBBOLI). Da là, un altro paio d’ore scarse  di strada per approdare alla Ghisonaccia. Inutile cercarlo sulle mappe “di massima” della Corsica e dei suoi luoghi “da visitare”: nun ce sta (e già un dubbio sorgerebbe…). 

Insomma: appena ri-rimesso il deretano sul sacro sellino motociclistico (odio inveterato da parte mia per le fibbie delle borse laterali che mi hanno tatuato il sedere) si ri-riparte ed ecco che i primissimi cartelli annunciano gioiosi alle eventuali signorine di passaggio: “CASA ZITELLINA”  e subito accanto “HOTEL PORETTA”.

E poi, giù!, un fottìo di “SCOPA RESIDENCE” (per anziani biscazzieri da baretto in piazzetta o per focose coppie in luna di miele?) e simili, paesi dai nomi ammiccanti quali “MIGNATAJA” per arrivare al “CHIAPPA RESIDENCE”, siori et siore, dove a gran voce si raccomandava ai Signori Clienti, di munirsi del pareo almeno nei bar e nei ristoranti. 

Verso metà strada, decidiamo per una sosta: nel rallentare volto la faccia e vedo una cuccia -si quella che ospita l’amico dell’uomo- APPICCATA a META’ di un albero. Ora so che:

1)      o i cani corsi si arrampicano

2)    o il padrone di quella casa aveva dato troppo da mangiare al canarino

Ma il sole calava, la temperatura anche, e così s’è dato quell’attimuccio di gas (AAAARRRGHHHHH) arrivando al Residence che ormai aveva assunto nei miei bisogni primari il ruolo di comprimario con una dose di cocacola ghiacciata. E quindi eccoci là, sudati e stanchi, scaraventare con grazia elefantiaca i nostri bei bagagliucci e la scorta alimentare della terza divisione dell’armata de noantri, per decidere con baldanza di concederci una cena fuori per festeggiare. Sia io che il lui dell’altra coppia, siamo decisamente cocoacoladipendenti e quindi, avendo ormai raggiunto “casa”, quella tornava la necessità-vitale.

Ne ordiniamo due. “Due Coca’ ?” si sforza di dirci in italiano la camerierina superficherrima. “Oui!”, rispondiamo enfatici. 

Ecco.

cocU

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breve.

Oggi me ne sto qui. Pensano che abbia il muso, ma mica è vero. E’ solo che non sto sorridendo ogni 3×2, è solo che sto più zittina. E’ solo che non mi va di dare il via a conversazioni… e non sono abituati, realizzo ora.

Ho passato davvero un bel week end, grazie anche e soprattutto ad amici "venuti da lontano" che hanno allietato le nostre ore e che ci hanno permesso di girare Roma con quell’attenzione che troppo spesso non concediamo alla nostra città, meravigliosa tra le belle.

Buona settimana, una in meno che mi separa dalle ferie!

Rrroma Roma_b_and_w Presentazione_500

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Io l’ho vista -anche- così

Sedicinoni

Si, si è l’ultimo e poi basta!!

…e comunque volevo fare ciao ciao -ex novo- con la manina a Ste965 (the tanned-man), Verdespirito (Violet-hair) e Miss Minnie (ferociousreader), che ho avuto il piacerissimo di incontrare alla Fiera del Libro!Colonna 

PalazzoPiccione:Frutta2-)

    Barattoli

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non_solo_sale

"Non si deve chiedere al sale d’esser dolce" -proverbio del Camerun-

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°Il_sale°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Sul come essere sorpresi da cose apparentemente non così fuori dal mondo, potrei scrivere un memoriale. Ma la giornata di ieri è sicuramente una di quelle che escono fuori dal cilindro facendo un saltello, oplà, di quelle che si sfornano croccanti e dorate: ingredienti bilanciati, nonostante si siano aggiunti un pochino a caso.

Francesca ed io, sveglie come grilli alle prime luci del mattino al pari delle scolarette che vanno in gita, ci siamo trovate a Stazione Termini. Destinazione: Napoli Campi Flegrei per il SaltExpòPlatea. La mia degnissima compagna di viaggio, da brava cuoca qual è, sicuramente produrrà un post eccezionale…ma io, che riesco a mantenere un ricordo lucido per non più di 20 secondi, mi accontenterò di descrivere qualche impressione "sapida" che questo luogo mi ha lasciato.

Prima di tutto un sentito ringraziamento va, unitamente alla piena comprensione et pacca sulla spalla, ai nostri vicini di posto, lungo il tragitto RM-NA-RM…: si sono sorbettati 2 ore e passa di chiacchiera ininterrotta che ha spaziato dagli arrosti, agli amori degli anni che furono…dalle chat+blog alle leggende metropolitane legate ai rispettivi lavori…insomma: tra una porellina che tentava inutilmente di dormire all’andata ed un altro che è stato fisso sullo stesso schema di sudoku per 50 minuti buoni al ritorno….abbiamo cominciato e terminato la scampagnata rompendo gli zebedei al nostro prossimo. Alè.

Arrivate a destinazione, ho pagato un giusto obolo tributando gli onori dello stomaco ad una sfogliatella (aragostina) da ululo_alla_luna per quanto era BBona: panna e fragoline di bosco. Irrorato il tutto col cappuccino spolverato di cacao, ho varcato la soglia della mostra d’oltremare, ancora meglio predisposta nei confronti del mondo tutto.

E uno si chiede: in che senso SaltExpò?Sale_lux Esattamente in quello che viene in mente subito, senza stare tanto a ciurlare nel manico: una mostra sul sale. Un articolato viaggio, lungo come le belle storie, che ha visto i suoi cristalli rifulgere preziosi: come merce di scambio, come rimedio magico contro i malanni del corpo e dello spirito, come elemento per la conservazione dei cibi, come esaltatore dei sapori. Ma noi siamo abituati ad aggiungerlo quasi senza pensarci e non ne conosciamo che la varietà che finisce sulle nostra tavole tutti i giorni…al limite possiamo arrivare (me compresa, fino a ieri) a differenziare "sale grosso – sale fino", ma nulla più.

Invece la meraviglia è che esiste una cultura del sale, di citazioni letterarie, di finezze lessicali, addirittura di teorie psicanalitiche, passando per le credenze popolari e corrispondenti motti, legati a filo doppio. TuttisaliCi siamo quindi aggirate tra stand che mostravano, in tutta la loro sorprendente varietà, cristalli di primosale, di salgemma, di prodotti aromatizzati, di granelli affumicati. Ciascuno con la propria eredità culturale e un bouquet di fragranze degne delle botteghe di spezie, degli alchimisti, dei profumieri.

Domenica il programma è stato vario. Prima due workshop, di cui uno con lo Chef Moreno Cedroni, che ci ha mostrato un succulento menù che qui riporto fedelmente:

  • Zuppa tiepida di alici salate con raviolo liquido (una trovata geniale: al succo si unisce un po’ di colla di pesce, che fa addensare il tutto, poi si inserisce nel raviolo, lo si sigilla, per poi cuocerlo in acqua bollente, dove il ripieno tornerà allo stato liquido) di arance, finocchio e olive nere
  • Spuma di canarino e sale alla vaniglia di Tahiti
  • Baccalà "che salo io", con salsa e cialda di cavolfiore, carciofi e sale rosa di fiume australiano

lo ha preceduto Joselito (al secolo Josè Gomez), che alleva in enormi querceti un maialino glabro che credo viva i due anni-tre della sua vita in una sorta di Eden…. forse è per questo che poi diventa uno dei prosciutti più buondi -e cari- del mondo….(non gliene vogliano i vegetariani).

Abbiamo concluso con una conferenza, dove era presente anche Pierre Laszlo, intitolata "cum grano salis" dove abbiamo ascoltato gli interventi a tema "Il senso dei proverbi del sale in varie lingue e culture, il sale nella superstizione e nella psicanalisi". Oltre il suddetto, partecipavano Paola Mieli, Paolo Fabbri e Luigi Ballerini.

E’ sull’unica donna del gruppo che vorrei spendere due parole…sempre legate a sensazioni più che ad una oggettiva riflessione sui temi proposti. La tipina, magra, diafana, occhi strizzati come se non portasse gli occhiali rettangolari e spessi, capelli ricci-neri disubbidienti e maglia grigio topo, se ne stava accoccolata sulla sedia come una bambola ottocentesca in mezzo al letto. Il rossetto porpora disegnava la bocca grande, il candore del viso distendeva le rughe d’espressione. Arrivato il momento di parlare, ha raccolto le forze e due fogli, due microfoni e…ha cambiato faccia. Il collo si è snaturato mostrando in tutta la sua lunghezza tendini spessi e nervosi, la postura in avanti, lo sguardo più presente ma più annoiato, gli angoli delle labbra voltati all’ingiù, virando quasi verso una maschera grottesca. Sillabava le parole e mi sentivo sordomuta. Mi aspettavo che di là a poco avrebbe iniziato a completare il tutto col linguaggio dei segni, mentre senza apparente partecipazione, narrava il suo scritto come una favola ad un bambino che non vuol dormire. E’ riuscita a parlare  del sale in Jung, in Jones, dell’immaginazione alchemica di Hillman, sfiorando Freud e l’ennesima rappresentazione fallica della sostanza di cui si parlava. Anche qui, non si è scampati all’approdo: il sale -riportando le parole di Jones- è un chiarissimo simbolo fallico: sale=liquido seminale maschile.

Ma io ero troppo occupata ad aspettare che il viso della povera signorina tornasse quello di una bambola di porcellana, poggiata al suo schienale, silente ed assente, al termine dell’intervento (letto pedissequamente dai fogli), ma sicuramente più sollevata di 5 minuti prima…in cui il corpo era teso nello sforzo oratorio.

F_di_spalleChe dire? Io ringrazio Francesca e la voglia e la curiosità, anche per quelle cose che da una prima occhiata potrebbero risultare prive del più elementare interesse, verso le minimalia del mondo. Attendo che l’amichetta blogger mi faccia dono del promesso e preziosissimo sale rosa Saleneroppaustraliano, quando ci vedremo la prossima volta!

^__^

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lo scorso week end

Verso_la_rocca salendo verso la rocca di Tolfa

                                                                Salita_alla_rocca_2la rocca

Comignolo il comignolo!

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