Archivi del mese: maggio 2008

que pasa, eh?

Qui Michela, segretaria particolare dell’ALIEN e dei suoi annessi e connessi. . .

All’ormone -ex-zen- ora inferocito dall’afa, dall’attesa e dalle fitte al basso ventre, ha fatto davvero piacere ricevere tante e disparate manifestazioni di interesse: telefonate, messaggini, commenti e addirittura visite a domicilio! (ciò mi fa venire voglia di una pizza express, stasera, ma questo è un altro discorso)

La situazione è la seguente: taaaaaaaanta buona volontà al mattino e qualche briciolo di semi normalità residua, beneficio della notte trascorsa in posizione decente e senza forza di gravità che spinga la GRAZIOSA CAPOCCIA di mia figlia verso quello che anche lei ha evidentemente constatato essere la via d’uscita…ehm… Però poi accade che non appena l’ALIEN realizza uno stato di veglia, comincia con le lezioni di latino-americani fino a farmi roteare le maracas. Vorticosamente roteare.

Diciamo che da un…uhmmm… 4 giorni, mi risulta quasi impossibile fare più nulla oltre le 15.00 del pomeriggio, quindi mi si vede turbinare come trottolina-impazzita-duddù-dà-dà-dà (per quanto anche questa sia una definizione ottimista) durante le ore del mattino per tentare di non passare esattamente l’intera giornata tra letto e divano con le mani sulla schiena e rotolando su me stessa. 🙂  I monitoraggi li faccio, ma manco troppo ravvicinati che tanto all’ospedale nun ce sta posto, ed il prossimo è fissato per il 3….c’è pure la luna nuova…in pratica mi sa che faccio in tempo a partorire. (volesse il cielo cheeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee)

La sera sono ridotta uno schifo: fa davvero MALE tutto e quando la CCRIATURA sferra calci e muove i braccini santi, mi sembra di avere piantati dei coltelli all’altezza dell’attaccatura delle gambe, verso l’inguine. Il ginecologo, serafico, mi appioppa un “eh si, è normale”. Quelle che tra voi so’ già mamme e quelli che hanno già assistito a mogli, compagne, sorelle con “la pagnotta in forno” (cito da “Grease”), staranno annuendo e dicendo “eh si, te tocca”. (per tacere dei reflussi acidi, costanti tutto il giorno, ormai)

Bello, eh??

Poi dimmi perchè non scrivo… heheeee. Vabbè. Questo è quanto. Adesso davvero devo “solo” aspettare un altro po’. Vi lascio anche il link a questa galleria su La Repubblica, che ‘sta foto e ‘sta storiella fanno tanto còre de mamma!

GRAZIE A TUTTI!

 

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guardo un po’ stupita le unghie dalla corona bianca. Questo smalto a cingere bordi precisi e pennellate bianco latte e finitura lucida, a specchio. Quando mai ho indugiato su questi artigli in questo modo? Quando mai li ho ammantati per davvero di leggerezza, limandone gli angoli e decidendone la forma? Almeno ora graffierebbero con un certo piglio francese, invece si fanno guardare. E basta. Pare accada, quando si veste l’utile di troppi merletti.

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Io versione Manga.

Trafugato il link dal blog di Sara.

michelina manga

Che ci vogliamo fare? In questi giorni va così, sono iconografica e di poche parole. Oggi, domenica, spaparanzati a fare un pic nic con amici…. mi godo il sole e aggia correre a preparare la pasta fredda e ‘sti du’ paninetti! Stasera poi, altro happening, sempre che la panza non mi IMPONGA di rimanere a casa o…correre in ospedale! 😉

Volete provare a “farvi manga”?? andate qui: www.faceyourmanga.com

🙂    …e buona domenica a tutti!

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sono decorativa

Alcuni esseri hanno delle consapevolezze inconfutabili.

 

(Tabata, due giorni fa, cogitando sul brutto tempo.)

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metà pomeriggio

Mi sono svegliata stamattina interrogandomi sui grandi quesiti della vita. Tipo:

“ma che fine ha fatto quello un po’ tisico che si agitava scompostamente alla PIANOLA mentre quella cima si Max Pezzali si domandava chi avesse ucciso l’uomo ragno?”

E ciò, dopo essermi autocensurata in sogno, dopo aver ucciso anche l’ultima favilla di irresponsabilità onirica e aver dipinto un ricordo -forse- come realmente è: brutto. (ma il brivido alla nuca, ricacciato indietro, scuote più di braccia che ti vogliono riportare alla realtà)

Ho continuato dando rapide e sempre più sconsolate occhiate fuori dalla finestra: un mucchio di giri da fare (ahimè a “velocità-panza-9mesi”) e la pioggia che andava in modalità ON e immediatamente dopo in quella NOE’ non appena facevo i miei contorsionismi per infilare calzini e scarpe da ginnastica. Risultato? Sono campionessa di posticipi: andrò domani (che faccio, lo aggiungo il punto interrogativo?). Che ci dobbiamo fare? Già ieri ho sfidato indomita i nuvoloni per due buoni motivi …e uno meno (quello “meno” era il dentista).

Ricapitoliamo: sono attualmente una persona “normale” e non ho patemi d’animo, ergo latitano anche alcune pennellate fosche che di media, nella mia vita, mi piacciono anche e danno quel non so che di chiaroscuro; la primavera s’è data e l’estate non avanza; all’Auditorium l’ensemble vocale canta la sigla del cartone japanese “L’Uomo Tigre”  ; il mio SCHIAVO non pulisce mai bene il tappeto nonostante io cerchi di limitargli altri lavori per fargli avere il tempo di far bene quello; pare/dice che il punto e virgola sarà abolito e quindi io lo sto mettendo dopo ogni frase.

Direi che mi faccio un tè.

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club delle panze

 

Tra le varie faccende etichettabili con “cosa fatta capo ha”, posso ormai inserire anche questa ludica attività, opzionabile da noi gestanti, che normalmente si definisce corso pre-parto, ma che io vorrei sottotitolare con un “e io che me credevo che andare sui mezzi pubblici ad osservare comportamenti e manie non avesse rivali!”.

Invece cosa ci può essere di più succulento di un manipolo di primipare, ciascuna corredata dalle indicazioni -quasi tutte irrimediabilmente da sfatare- delle nonne-mamme-suocere-amiche-ginecologi-ostetriche-oroscopi-forme della propria panza?

Nel corso che ho frequentato, poi, eravamo TUTTE accompagnate dal padre della cccriatura, il che depone certamente a favore del moderno sesso maschile, ma che sottolinea una volta di più, quanto in certi casi sarebbe forse meglio lasciare questi sventurati a casa, tranquilli, a giocare con la play station. 😉

Durante il primo incontro al quale ho partecipato, i màsculi se ne stavano tutti assembrati di fuori a fumare, mentre le fìmmene stavano dentro alla stanza a fare la respirazione e la ginnastica. E già ciascuno si preparava al suo ruolo, insomma….Ma ovviamente la cosa più bella è stata sentir parlare la gente, sbirciare i visi dei partecipanti (e avrei voluto avere anche qualcuno che riprendesse la mia, di espressione, all’ascolto di certe tematiche come dire…ehm…ESPULSIVE). Nella fase del “conosciamoci” c’era ad esempio una ragazza coi dei codini sparati all’infuori che manco il piumino per spolverare la quale, porellissimissima, alla domanda “ed hai avuto problemi?” ha sciorinato in ordine alfabetico tutti i possibili casini che possono accadere, terrorizzando i più: si andava dall’atarassia al distacco della placenta, così, per gradire.

Ma come riuscire poi a dare il risalto che meritano alle “prove di spinta”? Tu guardi gli ostetrici (noi avevamo una lei e un lui…il lui anche era una lei, in effetti…) che ti chiamano al CENTRO DELLA STANZA per imitare questa simpatica fase del travaglio-parto e pensi con sincero terrore: “oddio… il bambino non esce, ma cos’altro mi uscirà??!!”

E via così, attraverso ore passate a parlare di amenità quali il cambio del pannolino e la medicazione dell’ombelico del neonato (“amo’, senti bbene che de notte cor cavolo che m’arzo solo io, hai capito?”) a fare la ola all’anestesista quando ti parla dell’epidurale (“ahò io firmo tutto…oppiacei…? Ah, me drogano? Sissì, drogateme!”), a buttare l’occhio sulle panze altrui (“ecco, cavolo, lo sapevo, solo il mio/la mia c’ha n’antra vorta il singhiozzo”) ed a commuoverti quando pensi al momento in cui si starà, auspicabilmente tutti insieme, ad abbracciare il proprio figlio.

Poi torni in te e alla visita in sala travaglio+parto allunghi l’occhio alla poltrona ginecologica, (sulla quale da là a poco tu starai rendendo l’anima al NOSTROSIGNOREGGESU’ e dietro la quale un pallidissimo compagno ti sosterrà la testa) pensando: “fammi un po’controllare se ci sta lo spazio pe’ casca’, che secondo me mi’ marito mica jaa fa’” …

 

Insomma che si impara? Tutto e niente. Un sacco di cose sulle quali ti ripeti che no, non te le segni che tanto te le ricorderai. Col cavolo. Ma dubito che non te le ripeteranno quando, tramortita, ti ammolleranno il fantolino che avrà FA-ME.

 

E adesso monitoro e aspetto, monitoro e aspetto…

avrete news!

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Cambio di stagione. E qui tocca anche far posto negli armadi….

cosa farebbe il maritozzo delle mie scarpe:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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the potato goes “meow”.

E non potevo certo esimermi dal cucinare, avendo tempo! Quindi per la cena con una coppia di amici, l’altra sera, ho preparato delle bruschette al pomodoro e basilico + altre con verdure miste sottolio, per continuare con l’arista di maialino al latte e bacche di ginepro e il gateau di patate. Di contorno una insalata mista e per dolce la torta di ricotta e cioccolato.

Manco a farlo apposta, con l’arista e il gateau ho beccato due degli alimenti tra i più graditi al “lui” ospite. Moooltobbene.

GATEAU-INGREDIENTI: sei patate di media grandezza, una mozzarella, parmigiano reggiano, 1 etto circa si prosciutto cotto alla brace o cotto di praga, un uovo intero, pangrattato, prezzemolo, olio q.b., sale, pepe, burro per la pirofila e -facoltativo- rosmarino.

PREPARAZIONE: bollire le patate intere, con la buccia, controllando il grado di cottura con una forchetta. Una volta pronte, lasciarle intiepidire e sbucciarle. Passarle nel passapatate raccogliendo la purea in una ciotola capace ed aggiungere il prezzemolo ben tritato, una generosa sventagliata di parmigiano, olio, listarelle di prosciutto, l’uovo intero, sale e pepe e tocchetti di mozzarella, tenendo se volete da parte alcune fette intere. Mescolare accuratamente il tutto con le mani (pulite, eh?)

Imburrate una pirofila da forno con cura e versateci del pangrattato, inclinando il recipiente in modo che tutta la superficie ne sia ricoperta, quindi aggiungere un primo strato di composto, adagiarvi sopra le fette di mozzarella e concludere con una seconda parte del gateau. Terminare con del pangrattato, del rosmarino fresco e un filo d’olio, infornando il tutto a 180° per circa una ventina di minuti. In caso accendere il grill per la “crosticina” sopra.

Una volta cotto, lasciar passare qualche minuto prima di portarlo in tavola.

…oggi mi ri-produrrò nel secondo cheese-cake della mia vita ed avendo preparato del brodo di pollo ieri sera, il maritozzo troverà anche un bel risotto, ad attenderlo stasera.

…capito, siiii?

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Il Gusto della Vita.

Non sono convinta sia proprio “mordere la mela”. Non so se voglia abbinare la cosa al frutto di Eva. Non c’è nulla di veramente proibito, c’è tutto di veramente complicato, quello si. E faticoso. E tortuoso, spesso imprevedibile. E’ quello il sapore: un cioccolatino nella scatola di Forrest Gump, una gelatina “tutti i gusti più uno” nelle mani di Harry Potter. Una fantasia da concretizzare quanto più possibile, ma anche un sogno da temere, un’aspirazione da moderare, un precetto da osservare.

Per me è sempre e comunque un motto “ALZA LE CHIAPPE“. Il che non è cosa facile, che io sono una pigra vera, in realtà. Se mi incanalo nel pigiama-day è finita. E così è stato il mio primissimo giorno da sfaccendata_con_giustificazione. Letteralmente camiciona da notte (con animaletti che si scambiano doni, in pacchi colorati da enormi coccarde, per la cronaca), infuso mela e cannella e tempo … tempo la mattina, per recuperare quelle ore che mi attendono come in un appuntamento amoroso, di veglia, tra le 4 e le 6 circa. E ancora ciondolamenti lenti, pigri spostamenti, gatti sorpresi e felici di avermi a casetta. Gatta-Tabata versione cagnetto, che mi segue per tutta casa (ho appurato che no, anche dopo i croccantini faceva lo stesso. Era sincera, ‘na voRta tanto) e micione Serafino che mi guarda incredulo, dandomi capocciate di giubilo.

Lo scuotimento era d’obbligo però. Serve per capire la materia di questi giorni nuovi e diversi, masticarmela un po’ sputacchiando i semi delle cose che non voglio far crescere. Tra queste, lo ripeto, l’accomodamento sui cuscini, metaforico e non. E quindi?

Quindi io erano 3 anni che volevo portare delle foto a far sviluppare. Quindi sono sei mesi che dico di dover comprare una tanica per l’acqua demineralizzata dell’acquario, per invitare al “desco” amici che non vedo da tempo, per riesumare un cappotto dal baule della macchina e lasciarlo in tintoria… e domani? La vogliamo rifare ‘sta piffero di carta di identità?

E nel mentre guardo questa bella pianta dai calici rosso-viola così particolare, portata da un’amica con cui ho passato uno splendido pranzo e cucito gli scampoli del primo pomeriggio.

Signori, che bellezza. Io rallento un attimo, che ci vuole tempo, per guardare la fortuna che ho.

 

 

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