lasciatemi andare

Ti canterò di cose folli e irresponsabili, di caramelle di stoltezza rubate senza ingegno alcuno.

Mi sono finta seria, tutto qui, e qualcuno ci ha creduto. Io, per prima.

Ma intanto quell’altra scappava e si tramutava in radici profonde, da sporcare con basse cose terrene, di cui ormai io non ho che un vago sentore.

Così cerca di salvarmi da questa scomoda santità. Con i tunnel, le cose buie, le unghie rotte, il sottobosco e il troppo amore.

Ricordati però di quando sono arrivata come l’arcobaleno dopo la pioggia, ricorda quello di cui non hai potuto fare a meno e ancora e ancora di tutti i lati da cui si può guardare una cosa.

Ascolta questa pioggia e falla arrivare sottoterra alle mie mani radicate sulla solidità che mi imprigiona nelle manette del ‘si deve’.

E io, si, che vorrei tornare ad ascoltare.

Fammi poggiare l’orecchio sul tuo cuore. Fammi dimenticare il mio e canterò, di cose folli e irresponsabili.

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Si ride poi si …

Si ride poi si piange poi ci si versa un altro bicchiere di vino.
Poi si è grati al mondo di questa infernale montagna russa che ci fa paura ma ci tiene dolorosamente vivi.
Intanto si sta. Intenti.

Qual è il risultato?

Nessuno. Siamo abituati male a volerne sempre uno, per forza.

E mai

per Amore.

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aprile 24, 2013 · 9:53 pm

saldissimi: fuori tutto.

Non sono passata indenne attraverso queste vacanze di Natale. Credo, tra l’altro, che mi sarà difficile passare attraverso parecchie paia di pantaloni. Due, di certo: la prova già fatta ha portato sconsolati buoni propositi che mi inducono a promettere di mangiare sano & giusto per i prossimi due mesi.

Facciamo uno.

Dal 5 poi sono pure iniziati i saldi ed io sto inanellando, con metodo, tutta una serie di stereotipi che andrò ad elencare, in ordine di apparizione:

  • “Guarda questi che fanno le file per entrare nei negozi”… “in centro, ma scherziiiii? Io in quella calca non ci andrei nemmeno se le cose me le regalassero” … “mettono sempre fuori le cosacce, i fondi del magazzino, robetta da 4 soldi”. OVVERO: non ho trovato un’anima pia che mi trascinasse a fa’ du’ vasche a via del corso e zone limitrofe e quest’anno sento, invero, il richiamo della foresta del cartellino -30% (anni fa, se non si trattava di -50% non mi smuovevo manco con le cannonate). C’è crisi, la mia.
  • mi aggiro con fare distratto e guardo i capi appesi. Ne vedo uno che mi potrebbe interessare, controllo le taglie. C’è la 38 o c’è la 48. Mi sale un’insofferenza cosmica, DEVO rintracciare la MIA taglia. Quella roba là diventa im-pre-scin-di-bi-le anche se ne ho già dimenticato il colore, ma nulla, la taglia non la vedo…poi….eccola, l’ultima stampella in fondo, col cartellino mezzo staccato, ma si! La misura è giusta!!!!!!!.. … ….mi tranquillizzo, e la lascio là, puntualmente.
  • Sono una Donna non solo una Mamma! …ovvero: entro da Zara o da H&M per me ed esco con un guardaroba intero, ali da farfalla incluse (utilissimo capo di abbigliamento per andare all materna, no?), per Rachele.
  • Sindrome tovagliolino: variante della precedente, entrando da Ikea: dovevi acquistare una cosa utile, ne esci con un set di cose dai colori inabbinabili, tutte da montare, ad esclusione degli irrinunciabili tovaglioli di carta.
  • Last but not least il tallone d’Achille o, più semplicemente, il piede di donna. Il 78mo paio di scarpe, ce lo vorremo comprare, SI o NO?? Uhmpf!

Ma je la farò, vOO gggiùro.

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murphy, non è lei? Ah no,m’ero sbajata.

…che poi via, mica che non accade nulla di cosmicamente rilevante. Ad esempio:

l’altro giorno ero brutta. Ma brutta-brutta. Quando ti svegli e sei gonfia. Con le borse sotto agli occhi. I dolori da tutte le parti e la smorfietta perenne. Ecco. E poi non mi andava di mettermi nulla e m’ero struccata male…capito, no? Quando ti rimane quell’alone indefinito a tratti.

Così, in tuta, passo strascicato e ciuffo agonizzante trattenuto da forcina delavé ho varcato la soglia di casa. C’avessi avuto il carrellino della spesa sarei stata perfetta. Quello con le rotelline che cigolano, no? Capito? Eh.

Solo allora mi sono resa conto che ero nel mezzo di un classico dei classici. Ovvero quando sei talmente impresentabile che tàc! incontri tutti i tuoi ex compagni di scuola in ordine alfabetico, il tuo perduto amore del liceo, la dirimpettaia bastarda che ti sbircia dentro casa per vedere se tieni a posto, le amiche di tua madre in fila indiana e che so, magari per ultimo uno che ti deve dei soldi che ti piglia per il culo e tu non hai più il coraggio di farti sentire e perdi pure il diritto di esattoria.

Così, mentre mi mimetizzavo tra le lattughe e il cotechino, mentre ficcavo la testa nel reparto carni e celavo il volto dietro orde di coca cole ho realizzato che: non è successo-proprio-nulla. Andata, fatta spesa, tornata.

Così.

Senza nemmeno una foto sui giornali e la didascalia “ecco come sono acqua e sapone”.

La legge di Murphy è proprio ingiusta.

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Charlie Brown

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Svetta, come il campanile della Chiesa.

Sii mutevole ma compatto come lo stormo di Novembre

e come foglia in autunno colora il brutto tempo della tua vita.

Abbi il coraggio di un rifiuto che costa.

La sfontatezza dell’emozione manifesta.

Desidera il mondo, eccolo, e niente di meno.

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Ricominciamo.

http://www.youtube.com/watch?v=WCcn63XMWCE

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Rachelineide

Rachele (ora ha poco più di 3 anni) va a casa della nonna e, come una tassa, pretende il ‘gelatino’.

La Nonna, come da copione, glielo concede senza tema alcuna.

La sera a cena, però, ci sono anche gli zii che hanno portato il profiteroles. Rachelina era stata avvisata “se mangi il gelato ora, dopo il dolce però no”.

Lei fa la parte di quella brava e dice “sissì, ho capito, va bene”.

Ari-puntuale come una NUOVA tassa (abituiamoci), quando scatta il momento del dessert, arriva in tavola il trionfo di bignè ricoperti di cioccolato…e lei si rende conto dell’errore madornale.

Scende dalla sedia, alza la tovaglia e dice, rassegnata, ma con piglio:

“vabbè, vah, io mi metto sotto al tavolo, così non lo vedo”

😀

 

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Archiviato in de gravidantia... & poi, per bocca d'altri