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Rachelineide

Rachele (ora ha poco più di 3 anni) va a casa della nonna e, come una tassa, pretende il ‘gelatino’.

La Nonna, come da copione, glielo concede senza tema alcuna.

La sera a cena, però, ci sono anche gli zii che hanno portato il profiteroles. Rachelina era stata avvisata “se mangi il gelato ora, dopo il dolce però no”.

Lei fa la parte di quella brava e dice “sissì, ho capito, va bene”.

Ari-puntuale come una NUOVA tassa (abituiamoci), quando scatta il momento del dessert, arriva in tavola il trionfo di bignè ricoperti di cioccolato…e lei si rende conto dell’errore madornale.

Scende dalla sedia, alza la tovaglia e dice, rassegnata, ma con piglio:

“vabbè, vah, io mi metto sotto al tavolo, così non lo vedo”

😀

 

.

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questione di batterie

Credo di essermi fatta il primo autogoal dell’anno nuovo.

Ma quando ti vedi la pupa che sgrana gli occhioni, allunga il ditino verso la pubblicità in televisione e che, alla sua primissima letterina a babbo natale, la principale cosa che va chiedendo di inserire è ‘quella’, che fai?

….se puoi, l’accontenti e ti prodighi in prima persona, oppure fai provvedere alle nonne, le quali sono più leste di uno starnuto a carpire i desiderata dei pargoli ed a soffiarti il cadeaux da sotto il naso. Così è andata, ma per vicissitudini varie, ‘sto benedetto regalo le è arrivato solo ieri.

Allora, giù, a dire che babbo Natale non aveva trovato nessuno a casa, che s’era sentito al cellulare con la Befana e che si erano messi d’accordo per portarglielo insieme…Insomma, morale della favola è entrato in famiglia….

CICCIOBELLO BUA.

Lasciate che io spenda qualche parola per questo malefico ordigno. In primis è bruttissimo. Il cicciobello di mia cugina era mister universo e questo in confronto il gobbo di Notre Dame. Ha l’attaccatura dei capelli storta e la capoccia non ha nulla a che vedere col caschetto biondo riportato sulla scatola. Piuttosto sembra un bambino uscito dalla galleria del vento. Indi TUTTI i pezzi dei vari biberon con le medicine et similia, gli arnesi medicali e quant’altro mente umana perversa possa aver architettato di inserire nella scatola, si staccano e tu, MADRE, stai a raccattare pezzi da mane a sera. (“crack! Oh tesorino, si è polverizzato tutto, eeeeh che ci vuoi fare, buttiamo al secchio anche il restooooU?” <—fantastico da ieri sera su una me che cinguetta questo, con fare naif)

E poi…piange. PIANGE con climax ascendente e tu devi stare ogni volta ad azzeccare QUALE, tra i vari metodi inclusi nella confezione, sia in quel momento quello più idoneo a calmarlo. Inclusa puntura come estrema ratio. Là poi emette dei lamenti terribili, degni della chiamata al telefono azzurro, salvo poi magari mettersi a fare una risatina soddisfatta quando sfili l’ago dall’apposito foro. Schizzofrenico e masochista, pure.

E Rachele è felice come una pasqua! Ogni volta riprovoca il pianto scippandogli il ciuccio e questo maledetto in sei secondi accende le guance (si, diventano fosforescenti “ha la feBBe, mamma!”).

Adesso capisco tante cose. Perchè io, da secondogenta, non abbia mai avuto il piacere di poter usare le pile nei giocattoli di mia sorella. Sapientini e telefoni muti, bambole bloccate che non cantavano, orsetti fermati a metà della camminata, mangiadischi usati con grossa-grossissima parsimonia.

Ma idda figliaunica gli-è.

….

non era più carina questa? sigh.

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ma che stai combinando, Michela?

cose così:

'mamma mi fai una formica?'

dal punto di vista di una duenne

la prima accensione dell'inverno

baby sitting spontaneo

il riposo dell'impasto...

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assonanze

All’uscita dal nido, un padre al telefono che parla al cellulare di magazzini e utensili vari, circumnaviga il giardino dell’asilo passando varie volte sotto il naso della  puzzolilla .

Rachele: “Mamma come si chiama que’ bimbo?”

io: “Claudio…hai sentito? Lo chiamava così il suo papà”

Rachele (decima volta): Mamma come si chiama que’ bimbo?”

io: “tesoro, si chiama Claudio…Cla-u-dio”

passano 5 minuti e finalmente dopo aver fatto hop-on/hop-off dal muretto per ‘ste comode 600 volte la puzzolilla ritiene siano maturi i tempi per salire in macchina.

R: “mamma?…”

io: “….eh?”

R: “dov’è LAIDO?”

io: “CHI???”

R: “Laido! …Lo chiamava così il suo papà”

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dreamin’

Non ricordare nemmeno più un sogno vorrà dire cosa? Che sono talmente brutti da essere cesoiati dal ‘conscio’ non appena sveglia? Che sono talmente insignificanti da assomigliare ad un tiggì di Studio Aperto? Che sono talmente particolari e dettagliati da essere visibili solo nello stato di trance onirico?

E in quest’ultimo caso, allora, che faccio? Sniffo funghetti allucinogeni?

si beve dalla tazza, eh?

Resta-il-resto che, al momento per l’umanità occidentale tutta, è un lungo e non riconosciuto lavoro casalingo, che si dipana tra computer lenti per ricerca nuovi posti di lavoro, occasionali visite/uscite con amiche in congedo maternità o con lavori flessibili (mai avuto il piacere), lunghe liste di cose da stirare-cucinare-mettere a posto-riparare. Chiaramente ‘on top’ c’è sempre la Rachelilla. Lei, quando è a casa, tollera pochissimo non essere al centro perenne del mondo di chiunque deambuli nei pressi. Ben contenta di avere riportato in auge la parola ‘schiavismo’, guarda la su’ mamma farsi spesso zerbino e credo stia sviluppando una perfidia che solo i bambini esercitano come solida corrente artistica. 🙂

Detto cio’ ormai stiamo unpezzo avanti e:

  • la sponda del lettino è pronta a finire in soffitta
  • il pannolino è stato tolto quasi due mesi fa con ottimi risultati e non avendo più fatto pipì nemmeno di notte, presumo sia sulla via del non ritorno anche per le ore notturne. Ergo anche il fasciatoio è stato smontato ed è diventato ‘solo’ un mobiletto dove troneggiano paia e paia di scarpe da scegliere al mattino “Mamma, le scappe coi buchini no, vojo le COCCS” (le crocks)
  • le sue preferenze gastronomiche stanno sempre più virando su cose tipo ‘saRciccia con i fagioli’, ‘zucchine si, ma solo trifolate con la cipolletta’, ‘cioccolato oh yeah’ (prima era disgustata). Insomma, un palato fine e delicato come mammà.

Ringrazio d’avere la possibilità di vederla crescere, di seguire questi progressi incredibili che sta facendo, così, di corsa come tutti ci avevano paventato (“ti volti un attimo e vanno già alla materna e tu ti chiedi che fine hanno fatto tre interi anni”), ma parimenti non posso che augurarmi di riprendere a fare anche altro, per la salute finanziaria della famiglia, per la mia salute intellettiva e fisica (provate a stare mesi e mesi a casa e poi vorrete andare a lavorare in miniera, piuttosto 😀 ), per diversificare le giornate ed avere quei contatti umani che ci fanno più ricchi e, vabbè pure, più incazzosi ma anche interattivi.

Come ho scritto da ‘altre parti’ Michela morde, piuttosto che demordere

 

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I Love You

Sto per partire per la Corsica. Diciamo che una mamma di una bambina di due anni è sempre temeraria, nel pronunciare parole come queste impunemente, datosicchè i picciriddi tendono a farsi venire un cocktail di malattie tropicali nell’istante esatto in cui la tua valigia fa il ‘clack’ della chiusura.

Poi si farà la strada al ritroso e non sarà un settembre come gli altri, un ritorno come gli altri. Qui sotto lascio una cosa che scrissi a matita, su un fogliaccio-ricevuta fax, uno dei primissimi giorni in cui mi ritrovai (a sorpresa, ma questo forse lo scriverò successivamente) negli uffici del mio vecchio lavoro, dopo la gravidanza. Non so come abbia fatto a resistere a quella che senza tema definisco gratuita violenza psicologica e irragionevole sprezzo verso l’impegno altrui. Non lo so.

Come diceva Rossella O Hara ‘domani è un altro giorno’.

Buone Vacenze a tutti, lo sapete che vi voglio bene?

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Indosso questi giorni come la divisa di un usciere.

Sono sulla porta: un ingresso come un’uscita.

L’automatismo dei soliti gesti: la sveglia al mattino, le pantofole o piedi scalzi fino in cucina, lava la macchinetta grande del caffè e, da quest’anno, metti a bollire l’acqua per scaldare il biberon.

Poi lo spazzolino, poi lo specchio e il cassettino dei trucchi, buttati alla rinfusa.

I soliti gesti, che adesso non preludono a nulla.

Arrivo qui, in anticipo, l’ascensore usato come montacarichi per eterni lavori di ristrutturazione: un ufficio chiude, un ufficio apre. Ogni corte del nuovo Re-Sole ha il suo codazzo di scrivanie, tappezzerie, finti parquet, quadri & stampe, colori sociali con cui ridipingere pareti.

Altro giro, altra corsa e ‘venghino siòri, venghino’.

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ma che hanno licenziato pure lei?

Esperienza montanara di una settimana, con amica provvista di figlia tornado-katrina (in evidente crisi di gelosia verso il fratellino di 5 mesi) e con la Puzzolilla.

In uno dei rari momenti in cui riesco a rifugiarmi nel bagno, la figghiuzza rimane sola, al piano di sotto, con l’altra mamma, la quale tenta di attirare la sua attenzione coinvolgendola nelle incombenze (circa 2.066) necessarie a guadagnare la porta di casa.

“Dai Rachele, aiutami a mettere a posto le tazze della colazione”

risposta dal sotto-insù:

Io non lavoro“.

O___o

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