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lasciatemi andare

Ti canterò di cose folli e irresponsabili, di caramelle di stoltezza rubate senza ingegno alcuno.

Mi sono finta seria, tutto qui, e qualcuno ci ha creduto. Io, per prima.

Ma intanto quell’altra scappava e si tramutava in radici profonde, da sporcare con basse cose terrene, di cui ormai io non ho che un vago sentore.

Così cerca di salvarmi da questa scomoda santità. Con i tunnel, le cose buie, le unghie rotte, il sottobosco e il troppo amore.

Ricordati però di quando sono arrivata come l’arcobaleno dopo la pioggia, ricorda quello di cui non hai potuto fare a meno e ancora e ancora di tutti i lati da cui si può guardare una cosa.

Ascolta questa pioggia e falla arrivare sottoterra alle mie mani radicate sulla solidità che mi imprigiona nelle manette del ‘si deve’.

E io, si, che vorrei tornare ad ascoltare.

Fammi poggiare l’orecchio sul tuo cuore. Fammi dimenticare il mio e canterò, di cose folli e irresponsabili.

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Si ride poi si …

Si ride poi si piange poi ci si versa un altro bicchiere di vino.
Poi si è grati al mondo di questa infernale montagna russa che ci fa paura ma ci tiene dolorosamente vivi.
Intanto si sta. Intenti.

Qual è il risultato?

Nessuno. Siamo abituati male a volerne sempre uno, per forza.

E mai

per Amore.

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aprile 24, 2013 · 9:53 pm

alcuni desideri inconfessabili per il 2011

  • comprare una parrucca. Rossa o bionda, con un taglio fichissimo, da mettere sul serio per andare in giro;
  • carpire una ispirazione qualsiasi, scrivere di getto un racconto, un romanzetto, un libro di cucina, le mie vane memorie – 😉 – e poi dare in pasto le bozze a gente che ci capisce;
  • imparare il linguaggio dei segni, ma sul serio;
  • organizzare la più grandiosa festa di carnevale mai vista, dove tutti la piantino di far finta che ‘no, io mascherarmi mmmAAAAi’ e ci si diverta come da piccini;
  • trovare il coraggio d’essere caustica, ma causticissima con chi se lo merita da un po’, con il bonus di non sentirsene lei per prima bruciata, un attimo dopo;
  • mettersi a studiare un atlante, una storia delle tradizioni popolari, un vademecum delle statistiche di dove si vive bene, decidendo poi per quali lidi migrare. Chi mi ama mi segua, gli altri rimangano pure dove vogliono;
  • portare tacchi altissimi o scarpe assurde, tutto il tempo;
  • comprare libri di illustratori, fumetti d’autore, bei tomi di fotografia senza sentirsi in colpa perchè è da un po’ che le è passata la voglia di leggere;
  • finalmente farselo, quel viaggio lungo la transiberiana o l’autunno nel Maine;
  • ….ma no diciamolo. Il vero desiderio, l’alfa e l’omega, il bene e il male, il dolce e il salato è questo: mandare a cagare questo tipo di vita che sto vivendo adesso. mandarla – a – cagare.

ssshhhht

 

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desiderio per il 2011?

che il 2010 abbia un termine.

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no room left

nun c’ho la capa di questi tempi.

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il terzo giorno di una nuova vita

A me il ‘croissant’ piace mangiarlo staccando per prima cosa uno dei due ‘corni’. Qui da noi si chiama cornetto e quando ci dicono ‘brioche’ ci viene un po’ da ridere.

Alle 09.40 oggi, ero al bar con un cappuccino sulla cui schiuma galleggiava un decoro a cuore fatto con la cioccolata. Avrei potuto dedicare i miei pensieri al dispiacere che mi procurava versarci sopra la bustina di zucchero di canna, e basta.

Invece in questo periodo avrò tantissime cose a cui dedicare attenzione.

Paradossale, visto che mi hanno licenziata martedì.

(buon fine settimana! Il mio, state certi, lo sarà comunque)

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sensualità a corte (?)

Nell’ordine:

-alla tavola calda mi hanno chiesto se fossi una nuova dell’agenzia ‘new faces’ (o roba simile) che sta qui sotto e conta giUovani virgulti dal’occhiale a mosca D&G, zazzere gelatinate e tagli agganauè, nonchè un’età media che si aggira intorno ai 25 anni

-quando, nel negozio di robine d’argento dove eravamo andate con le colleghe per un regalo ad un’altra collega che fa 40 anni, ho detto che speravo di pigliare un po’ di sole quest’anno, datosicchè colli pupi piccini è impossibbòli, la commessa mi fa: ‘di già-à?? Così giUovane??’ …alchè interpellata su quanti anni avessi secondo lei risponde ‘che so…23? -VENTITRE’-‘

– …Visto l’andazzo, al momento del caffè la collega L. fa al barista: ‘dai forza, ora dicci quanti anni ha secondo te!’ e lui: ‘…28?’

Comunico quindi ufficialmente che fintanto che la puzza non arriverà oltre confine, non mi cambio più i vestiti, lascio i capelli così come sono e il trucco me lo rifaccio uguale fino a che i pennellini ed i belletti saranno consunti.

oppure…

oppure che sia come…

come….. a SENSUALITA’ A CORTE???

(Grazie a Manu!)

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sollievi cercansi

– come quando finivi appena in tempo di ricopiare il tema -che in cuor tuo consideravi un capolavoro della letteratura moderna- in bella copia, e tiravi un sospiro di sollievo. Che c’avevi la Prof ‘perfettini’ che ti minacciava di non considerare la parte lasciata in brutta

– come quando tiri fuori furtivamente lo specchietto dalla borsa, controlli e no, non ce l’hai lo spinacio tra i denti

– come quando vai dal parrucchiere e la tua metà non se ne accorge dopo 3 giorni, ma subito

– come quando ti casca la cosa dritta dritta nel water ma tu per fortuna -almeno- avevi già scaricato prima

– come quando chi ha il cappello con la scritta ‘capo’ dice “eqquestoequelloetunonl’haifatto” ma tu c’hai già la copia della mail pronta che ti scagiona

– come vestirsi troppo sportivi per una cena ed essere fissati con disapporvazione per la prima metà della serata… da donne in tacchi alti, passando la seconda metà della serata ad essere guardati con invidia… da donne in tacchi alti e vesciche esplose

– come ritrovare gli occhiali dimenticati sulla propria testa, prendere appena in tempo l’ombrello dall’autobus che sta per chiudere le porte, non accorgersi del ragno peloso che ha transitato sulla spalla

– come trovare delle parole per dirlo, della forza per farlo.

Cercansi.

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