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Rachelineide

Rachele (ora ha poco più di 3 anni) va a casa della nonna e, come una tassa, pretende il ‘gelatino’.

La Nonna, come da copione, glielo concede senza tema alcuna.

La sera a cena, però, ci sono anche gli zii che hanno portato il profiteroles. Rachelina era stata avvisata “se mangi il gelato ora, dopo il dolce però no”.

Lei fa la parte di quella brava e dice “sissì, ho capito, va bene”.

Ari-puntuale come una NUOVA tassa (abituiamoci), quando scatta il momento del dessert, arriva in tavola il trionfo di bignè ricoperti di cioccolato…e lei si rende conto dell’errore madornale.

Scende dalla sedia, alza la tovaglia e dice, rassegnata, ma con piglio:

“vabbè, vah, io mi metto sotto al tavolo, così non lo vedo”

😀

 

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se non ora, ieri.

Sono stata un numero. 

Mai stata così orgogliosa dei miei decimali.

 il blog della mobilitazione è il seguente: http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/

13 febbraio 2011 - Roma

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eccoci.

“L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa”.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

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dizionario arcore-italia/italia-arcore

Stamattina, ore 10.00. Entro nel luogo dove avevo un appuntamento di lavoro, salvo beccare un signore sui 65 con pacchi e robe varie, in procinto di uscire.

Gli domando con piglio deciso e sorriso cinemascope: ‘Buongiorno, è lei il sig. Pincopallo? Sono Michelinastreghina della tuttipazzi srl. Abbiamo un appuntamento per le 10.00’

Quello straBBuzza gli occhi, mi squadra, si guarda intorno e poi fa: ‘Lei? Un appuntamento con me? E mica so’ Berlusconi!’

0__0′

(poi sono scoppiata a ridere e gli ho detto ‘oddio, adesso è difficile capire se si tratti di un complimento o di un insulto…’ …era un complimento. …..)

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companatico

Un cliente del maritozzo, in libreria, chiede lo “sconticino” su un volumetto da pochi euro. (Una libreria che già applica uno sconto in automatico su tutto cio’ che si acquista in negozio -no co’ le tesserine, li punti, i premi fedeltà, le svendite. Sempre.-)

Il maritozzo si guarda il cliente e gli fa:

“vediamo: un ulteriore sconto, mi diceva? ….

Equivale, su questo libro, a circa 90 centesimi. …. ….

per lei un caffè, per me, il pane.”

(arrivederci! Come direbbero in autostrada)

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Rosa è un bel tramonto, non trovi?

Si fanno promesse che suonano come quelle rilucenti delle sere d’estate. Là è tutto possibile, eterno sotto le stelle di un firmamento sgombro di nubi, terso come i cieli di luglio.

Cosa ti può toccare mentre sei intrisa di giovinezza, immersa nella seta di una pelle senza rughe. Attorno il crepitio di un falò e l’incanto della costruzione di ricordi che tintinneranno negli anni a venire.

A me toccò una paura concreta e millimetricamente dura. Qualcosa che gravitava nei pressi del cuore, fisicamente parlando.

A me toccò qualcosa che poi si rivelò nulla, ma solo poi. Nel mentre ci fu la visita, le analisi e l’attesa. Tutto incredibilmente lungo, nei ricordi. Tutto tremendamente in linea con una storia di famiglia che ha visto mio padre andar via a causa di un tumore. 

E allora oggi, in questa giornata, voglio fare una promessa stabile come un giardino d’inverno. La voglio granitica e nobile come il marmo rosa, la voglio dedita e dedicata a mia figlia, alla speranza di non lasciarla mai sola. La voglio condivisa, come le Donne sanno fare.

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luoghi comuni

Ieri stavo facendo una manovra (nella mia via che è parecchio stretta) e un simpaticiUissimoU autista con il suo furgoncino dello SDA decide di mettersi praticamente affiancato a me, così, in mezzo. C’era là accanto un indigeno della suddetta via (si, qui si tratta di persone-autoctone che si so’ tirate su le casette basse abusive negli anni ’60 e ci sono cresciute dentro: figli, nipoti, cugini ecc) che gli fa notare che “ce sta aa signora che sta a ffà manovra” rinforzato dal mio “scusi ma non può andare DUE metri più avanti per favore? (quello mi guarda come se stessi parlando un dialetto di una minoranza etnica qualsiasi dispersa nella jungla equatoriale) magari se potessi non stare proprio molto scomoda a fare la manovra che avevo già iniziato…”…

bene, il simpaticone si eclissa dietro al furgoncino, io penso “lo starà spostando” e invece l’indigeno mi fa “Ahò, quello se n’è annato”. Sgrano gli occhi, lancio un “ma io dico…ma…ma è possibile?” e per tutta risposta l’indigeno replica “Pe’ forza, è negro!” e in pratica decide che io, essendo DONNA, non ce la facessi ad uscire da sola e letteralmente infila le mani nell’abitacolo girando il volante e dicendomi al millimetro le cose che dovevo fare, sostenendo che se avessi continuato ad indietreggiare sarei andata a “struscià contro ‘r muro”.

A niente è valso fargli presente che conosco la via e che quel muro lo tenevo perfettamente d’occhio con una cosa che si chiama ‘specchietto retrovisore lato passeggero’. Non c’è stato verso e alla fine, per chiudere il capitolo e uscire da là, mi sono rassegnata ad indossare la fascia ‘donna al volante pericolo costante’.

Peccato non aver rincontrato il tipo dello SDA a stereo acceso. Magari per la gioia dell’indigeno signore avrebbe iniziato a ballare che si sa, ‘i neri hanno il ritmo nel sangue’.

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e il palloncino è omaggio

Tra i picchi di adrenalina concessi ad una casalinga, ce n’è uno che li batte tutti.

“L’INAUGURAZIONE DEL SUPER/IPER MERCATO”

Questa è infatti stata l’epifania mattutina. Enormi palloni rossi con la coda di bandierine in plastichina leggera, svettavano tra i pini del grosso parcheggio vicino all’asilo della puzzolilla.

Promesse di sconti, ribassi, omaggi, novità e pane caldo alle noci. Un orgasmo multiplo, in termini di casalingo-soddisfazione.

Mi sono quindi avvicinata, come un Ulisse slegato di fronte alle Sirene, sapendo già che il mio destino era segnato: avrei fatto anche io la mia parte nella psicosi collettiva che si è parata di fronte ai miei occhi.

Orde assassine di nonnette con i LORO carrelletti della spesa a scacchettoni beige/verde oliva/amaranto si accalcavano al balcone del “caffè e biscotti gratis fino alle 11.00!” pestando con sistematica perfidia i piedi della-qualunque altra persona deambulante fosse nei pressi. Mariti pensionati si interessavano moltissimo alla borsa omaggio con il logo del supermercato a grandezza naturale (dell’insegna di tutto il supermercato, intendo). Mamme con i passeggini si buttavano nella mischia della fila per la tesserina raccogli-punti e brandivano palloncini commemorativi a gruppi di 4, sebbene di pargolo ne avessero solo uno. Hostess impaurite gettavano prodotti al di là del bancone bardato coi colori sociali, un po’ come si darebbe il becchime alle galline.

Risucchiata dal vortice mi ritrovo dentro e penso “ma si faccio solo un giro per vedere com’è ed esco”. Ma LUI, ovvero la figura iperuranica che progetta il percorso di questi lubrici luoghi di perdizione, SA che cio’ non avverrà MAI. Il suo lavoro è tentarmi, adularmi, concupirmi con i suoi cartellini che sussurrano all’orecchio della massaia ‘meno 50%!’  e così mi ritrovo non so come tra le mani.

  • due bottiglie d’olio
  • una multicolore confezione di pasta ‘Cenerentola’ dove ogni pezzetto ha la forma di cocchio, fatina smemorina, topino, dama al ballo, scarpetta di cristallo e così via
  • della porchetta di Ariccia
  • un bustone di verdure miste giàlavatetagliateolé
  • altro che ho rimosso avendolo carpito in stato di trance

Nel mentre il supermercato trasuda persone, carrelli impazziti, inservienti con la pazienza azzerata già alle 09.45 della mattina e…

….i ‘Manager’. Spiccano come gli ‘sbirri’ nei polizieschi ammerechéni. Sono là come corpuscoli esterni, con i loro abiti e le cravatte, parlottando e guardando la massa che si dipana stando immobili e risultando, di fatto, un ostacolo perenne conficcato esattamente nei punti nevralgici tra una corsia e l’altra. Uno che presumo essere il responsabile del punto vendita espone con un filo di apprensione la sua ‘strategia’ ad un algido personaggio che mette pensosamente la manina sotto il mento: “…e così abbiamo sistemato la merce in questo modo, siccome il focus era senz’altro quello del sottocosto…..”

“Allora sei TU!” penso io. Poggio la pasta-cenerentola e mi dirigo all’uscita.

L’olio, la porchetta e la pasta li ho presi, però, che si sa, era un’offertona.

(arrendetevi: l’avranno sempre vinta ‘loro’!! 😀 )

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