Archivi del mese: marzo 2008

notizie sulla mia, de panza!!!!

Cominciano ritmi convulsi fatti di calzettine minuscole da lavare-stirare-mettere nelle buste di cellophane pronte per l’ospedale… Sto per entrare nell’ottavo mese e qui tocca tenersi pronte, che magari la pupa decide di esserci per festeggiare l’anniversario di matrimonio dei genitori, a Maggio…e chi lo può sapere.

Nel mentre graziose file chilometriche all’inps, dove nessun cartello ti avvisa che alle gestanti con panza ormai prossima allo sfòrno, sarebbe dedicato uno sportello “veloce”, dove ovviamente nessuno si sogna di dirti di passare avanti o cose simili. No No, prendi il num (95, per la cronaca) e ti metti ad aspettare, che il tabellone segna il 19. Poi entrare dentro e trovare uno pezzo di imbecille che ti dà informazioni sbagliate, ti fa compilare NUM.3 campi che mancavano alla sequela di documenti cartacei che presenti e nel far questo ti sbologna e si mette a seguire altre 3 tipe che ne avevano per mezz’ora e passa. In tutto ciò tu ci hai esso 1 minuto nettio a finire quelle due stronzate che ti mancavano e guardi attonita il DEMENTE che non ci pensa proprio a prendere la TUA di domanda, ma che continua con quelle venute dopo di te, non incinte, lasciandoti in piedi 20 minuti. (sempre per la cronaca, smadonnando alla fine mi sono seduta allo sportello accanto e la mia pratica è stata acquisita in minuti 3).

Oltre le amenità suddette direi che sto bene, tranne un week end di tregenda per tutta una serie di fantozzianità legate alla salute, poi risoltesi più o meno tutte…diciamo che per l’ultimo fastidio attendo un paio di giorni, a casa. Per il resto sembrava che avessi glucosio a gogò e che una infezioncina non se ne volesse andare. Falsi allarmi e un paio di buchi in più sulle braccia, ma va benissimo così.

Quello a cui mi devo abituare è che Alien si muove con minor frequenza e virulenza e CORE DE MAMMA sta subito a paventare chissà quali pericoli in agguato…heheheee.  Il peso (mio) continua ad essere per fortuna decisamente contenuto e quello (suo) invece ottimo ed abbondante…il doc dice che se continua così, la vitellina a Giugno supera i 3 chili e mezzo (aiuuuuuuuto! Ma le femmine non pesavano di meno??) 😉

All’ultima ecografia l’unica cosa distinguibile era il piedino…MA COME SO’ BELLI I PIEDI DEI BAMBINI, EHHH?? DITEMELO VOI?? Tutti in bocca come chewing gum, ecco cosaa!!!!

Uhmmm…

Ecco perchè è meglio che non mi dilunghi sulla panza-che-avanza!

In che stato ci si riduce? E manco è nata.

Vabbuò, buon lunedì…che dire? Mi andrò a guardare la Prova del Cuoco con la Clerici, così la frittata è fatta!

(rido!)

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Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", de gravidantia... & poi

Forte, FORTE perplessità.

Anche se comprendo il dramma di una donna macerata dal desiderio di maternità, impossibilitata per motivi di salute a generare figli, comprendo meno chi fa una scelta di vita così “drastica” e sicuramente sofferta come il Sig. Thomas Beatie, salvo poi concedersi una “piccola digressione” come quella scritta in questo articolo:

 Era una donna, ora è “incinto”   (cliccare per visualizzare l’articolo)

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Archiviato in Attualità, de gravidantia... & poi, Leggi e diritto, per bocca d'altri, Salute e benessere

Roma nun fa’ la stupida, ‘sti giorni…

…anche se pare che il tempo da schifìo duri fino a sabato. (per portarmi avanti oggi sono vestita che sembro pronta per il veglione di capodanno…inclusa la luminaria a palla, che ovviamente ho ingerito intera, di qui la forma sferica sotto il maglione rosso glitterato).

Per ben iniziare questa settimana lavorativa corta, vi propongo questa interpretazione di Daniele Bazzani, che vi invito caldissimamente ad andare a sentire sia quando suona all alone, che in gruppo. (ecco i links www.danielebazzani.com, www.kozmicblues.it)

Per chi è della città eterna: li potete trovare in localucci ficherrimi come il Fonclea, il The Place, il BigMama, il Tumbler….

E viiiiiiaaaaaa

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la sorpresa dell’ovetto.

Quest’anno niente colazione di Pasqua come si deve, coi salumi off-limits…Il prossimo anno invece si farà e ci sarà un posto in più. La conversazione sarà “gugga gugga” e lei il salamino non lo potrà mangiare ancora, mentre la su’ mamma si rifarà del tempo perduto ingurgitando una norcineria intera.

uovo-sui-generis.jpg

Domani altra ecografia e rivedrò il mio personale coniglietto che zompa nella mia pancia. Stavolta ne ho bisogno, che ogni tanto (si, siamo umani) mi piglia l’ansia.

Domenica quasi interamente sola soletta… il marito lavora (ebbene si. La-vo-ra) e ci si vedrà per un pranzo dalla su’ mamma, tutto sommato abbastanza veloce.

Lunedì? Boh…col tempo che pare ci sarà che si può fare??

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P.S. aderisco al post di Lorella, che se volete troverete qui

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Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", de gravidantia... & poi

K. 551 – K. 626

K626 Requiem Mozart.jpg

“Dies irae, dies illa
solvet saeclum in favilla,
teste David cum Sybilla.
Quantus tremor est futurus,
quando judex est venturus,
cuncta stricte discussurus”.
 

Le pareti e le “vele” di ciliegio sul soffitto. La platea di poltroncine rosse, presto riempite. I programmi di sala che frusciano, prima di far calare il rispettoso silenzio durante l’esecuzione.

Mozart  Sinfonia n. 41 K. 551 “Jupiter”
Mozart  Requiem K. 626.
 

Un desiderio, esaudito ieri sera, quello d’ascoltare finalmente il Requiem dal vivo. Osservare i movimenti della musica, commuovermi alla bravura del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Gli archi, fluidi nei movimenti delle braccia, armonici ed eleganti, ma con i piedi piantati per terra, statue di sale, intenzione ed attenzione concentrati nella parte superiore del busto. Gesti ampi del Direttore d’Orchestra, pieghe della camicia nera che ondeggiano e gesti precisi rivolti alle sezioni. Un violoncellista che sorride così tanto da vederlo distintamente fino all’ultima fila. L’autorità ed il carisma del primo violino, trasmessa sottopelle, come una corrente.  

Finalmente, Artisti.

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La decima passeggiata.

Questo è l’ultimo post che ha scritto. Come sempre in modo meraviglioso. Non riesco ad aggiungere altro.

Nove passeggiate alle nove di sera

hopper-houseatdusk.jpg(Hopper, House at dusk,  1935 )“Quella sera a cena decisi che era tempo di finirla, e che il problema andava affrontato da un diverso punto di vista. Decisi che da quella stessa sera io, dopo cena, avrei passeggiato. Non riuscivo ad alzarmi presto la mattina? Avrei passeggiato la sera. Lo comunicai  desinando, con un senso incantevole di leggerezza nel cuore, come quando trovi la soluzione di un problema proprio là, sotto il tuo naso.Giovanni mi seguì. La prima passeggiata fu breve, a stento un chilometro. Ricordo il nostro guardar su simultaneo verso quel cielo stellato delle nove di sera. Che belle stelle, disse lui incantato e iniziammo a camminare. Sul selciato del marciapiede saltellava giocando ad evitare di calpestare le ombre che incontrava. Fu appena una sferzata d’aria fresca, un esordio, un inizio.

Il giorno seguente si unirono anche Normaton e Tommaso. Mentre il metallico rumore del cancelletto ci separava dalla casa calda alle nostre spalle, avevamo brividi di novità che si affastellavano su per la schiena. Andavamo veloci per scaldarci che già era freddo, ma era insieme un’eccitante modo di correre incontro ad un regalo che ci facevamo ogni sera alle nove, una passeggiata senza meta e senza senso, ogni sera un po’ più in là. Eravamo strani, assorti nel silenzio, incapsulati  in una strana e frizzante felicità, proiettati e insieme  immersi nella primissima notte. Gli occhi rapaci coglievano cose che mai e poi mai avevamo colto passando di giorno in auto. Scoprimmo decine di anatre nell’ombra blu notte di un giardino, case singolari, alberi surreali. Ci accoglieva l’abbaiare dei cani che ogni sera si faceva meno insistente perché oramai eravamo una presenza nota, incontrammo regolarmente un signore che andava all’osteria e  che prese a salutarci. Dalla quinta o sesta sera incontrammo gruppi di egiziani che andavano a pregare. Arrivammo la settima sera al centro del piccolo paese, tremai vedendo aperta la gelateria, I bambini ci chiederanno il gelato  e non ho con me il becco di un quattrino, pensai. Non dissero nulla, videro il gelataio nella sua luce hopperiana e passarono oltre. L’ottava sera , passato il centro deserto del paese, ci fermammo davanti alla chiesa e improvvisai una brevissima lezione di storia dell’arte: la chiesa pseudogotica del paese, illuminata in arancione, annuiva sorridendo mentre indicavo ai bambini il protiro, il rosone , gli archetti pensili e la facciata a salienti. Normaton guardava le stelle a ponente. La nona sera arrivammo al passaggio a livello vicino alla stazione ferroviaria. Non ci parve neppure necessario aspettare un’improbabile treno, guardammo  i binari verso nord e verso sud e tornammo a casa. Nessuno dei quattro sapeva che quella sarebbe stata l’ultima passeggiata notturna dell’autunno, ma ognuno sapeva in cuor suo che il passaggio a livello era stata un po’ la nostra meta. Fin lì eravamo arrivati.

Poi , come capita spesso, anche le cose che scopri più belle e irrinunciabili  possono per motivi banali venire scalzate  e tornare nell’oblio. Il giorno successivo una brutta tosse mi costrinse a letto e svanì nel giro di pochi giorni la nostra splendida nuova abitudine.

Ma è là, lo sappiamo tutti e quattro,  riposta solo per un pò, ricchezza a portata di mano. Un giorno di questi riprenderemo. Forse anche prima che arrivi l’inverno”.

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Una cena

Le persone. A volte sono lettere. Maiuscole, grandi, le vedi subito. Altre segni di interpunzione, come i due punti, che ti promettono grandi cose. E virgole, per riprendere fiato o parentesi che racchiudono specifiche, segreti, precisazioni.

E’ stato bello, venerdì sera, leggere tutto un alfabeto e collezionare punteggiatura con gli occhi, ricamando le vostre personalità nell’aria. Mi piaceva così tanto guardarvi, rivedervi. Poi ho incontrato anche te, finalmente. Tu che ti firmi con una lettera, ne impersoni un’altra. Sei una “S” e davvero nulla potrebbe impedire ad uno sguardo attento di scorgere la graziosa e tormentata onda che sei.

E infine tu, fotografo di casa, sei un simbolo musicale. Una pausa, poi un crescendo e quello spartito su cui noi note piccine abbiamo suonato notevoli accordi.

Grazie davvero.

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