Archivi del mese: ottobre 2008

La pertinenza

Mio marito lavora in centro. Via Cavour.

Vede passare TUTTE le manifestazioni. Tutte.

Domenica c’è stato il corteo di protesta contro la Gelmini-possinocecalla.

Bene. Una volta tanto li regazzetti de destra e quelli de sinistra erano d’accordo sulla bocciatura della MinistrA.

Però.

Quelli di sinistra sono passati, hanno urlazzato i loro slogan, cantato e ballato e probabilmente sventolato una bandiera col Che, sempiterno e prezzemolino pure quando mi spieghi che ‘aspita c’entri.

Quelli di destra sono passati, hanno urlazzato i loro slogan, non hanno cantato e ballato perchè è roba da finocchi, dopodichè che hanno pensato bene di fare? Proseguire con degli sfotto’ sui napoletani.

Pertinente davvero.

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c’è chi poi perde la faccia

Non so perchè abbia deciso questo. Forse la risposta è: “e perchè no?”. Oppure perchè attualmente i pensieri che scriverei sul blog sono solo frammenti… centinaia, forse migliaia e scappano via come l’acqua tra le dita delle mani. Dormono con mia figlia nel suo lettino, si cuociono nel forno con il cheese-cake, rispondono alle telefonate delle nonne e vanno a zonzo incastrandosi tra le rotelle del passeggino.

Per me hanno senso seppur potrebbero risultare ostici ai più dato il loro radical-chic nonsense ed esulano il più delle volte dalla mia attuale vita di mamma e casalinga. Ma esulano, appunto, standosene in disparte.

E allora fugacemente, nei ritagli di tempo, lascio impronte rapide su facebook.

Quindi ho deciso che qui ci metto anche quello e di conseguenza una parte di me che su queste anime in parallelo ancora non s’era mai vista.

Michela Frare's Facebook profile

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è da un paio di giorni che….

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percorsi

di solito uscivamo con papà.

Ma io avevo il bonus e capitava di fare la passeggiata con la sorellona. Una delle volte in cui mi sono portata dietro la tartaruga giocattolo con i piedini rossi io la ricordo. Ricordo anche il rumore che faceva, camminando tirata dal filo ritorto che mi rigiravo tra le dita. Diciamo pure che produceva “casino”, ma io ero felice e controllavo che procedesse alla giusta velocità, altrimenti si allungava il passo.

Negozi ce n’erano davvero una manciata e spazi verdi un po’ incolti, molti più di adesso. C’erano già una serie di case venute su un po’ alla rinfusa alla faccia del piano regolatore e dei condoni edilizi di là a venire. Chi avrebbe potuto immaginare che in una di quelle ci sarei finita io da adulta, con marito e figlia. Quale previsione avrebbe potuto convincermi che avrei acquistato la casa dove viveva il giocattolaio, tabaccaio, cartolaio e vari altri “aio” allora disponibile su piazza.

E adesso una delle mie tappe quotidiane è la “passeggiatina” con questa pupazza puzzettona che mi ritrovo. Lei ripercorre quelli che sono stati i miei percorsi e vede cose che la sua mamma vide da piccola.  Chissà che storia di famiglia che le toccherà.

E da tutto questo amarcord però, perchè mi deve proprio venire in mente che spero che per lei alcuni eventi prendano decisamente un’altra direzione?

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