Archivi del mese: novembre 2009

poi, comunque, la scaletta è arrivata.

In fondo accadeva una decina di giorni fa. Accanto a me un pilota che era la copia d Zingaretti-Montalbano shakerata con quella di mio cugino. Stessa pancia a piccolo melone.

Con gli occhialini da vicino e un certo charme d’attesa consapevole, mi ha guardato da sotto le lenti sussurrandomi un cospiratorio “mi hanno detto che oggi pomeriggio qualcuno ha aspettato più di due ore”. Annuisce grave e si rimette  su pag 37 di un tomo non identificato.

Ero là, tra la gente che il giorno successivo sarebbe stata immortalata da un articolo de La Repubblica, su un aereo dell’Alitalia (anzi, in code-sharing, che sulla fiancata del velivolo la scritta era volareweb o qualcosa del genere) che già portava la sua opulenta ora di ritardo. Ero là, atterrata ma pur sempre troppo in alto per dire “beh, io scendo”. Che se il personale di terra se ne catafotte e non ti porta le scalette, il meglio che puoi auspicare è che srotolino gli scivoli e ti facciano riuzzolare giù, come dopo un atterraggio di fortuna.

Dal microfono, la voce con accento francese del pilota si premura di aggiornarci : “sci stiamo informandò, sci dispiasce farvi attondr, ma stiamo sollescitandò…”

“stiamo continuando a sollescitare, chiamiamo gli uffisci, ma non sci dicono quando saronn q-u-i”

(la gente rumoreggia, sbuffa, maledice il governo, i fratelli Wright, le piume d’oca, i pasti precotti che ti danno a bordo, i bambini che ripetono ossessivi ‘quandoscendiamoquandoscendiamoquandoscendiamo??’)

bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz (rumore di interfono che non promette nulla di buono né dà nuove sullo status della nostra prigionia)

(la gente inizia a chiamare amici e parenti, i vigili del fuoco, il Gabibbo e qualcuno accenna un ‘loro non sanno chi sono io’)

“Sgentili passeggerì, ABBIAMO DELLE NOVITA’ DA DARVI!”

(sguardi che si riaccendono, mani che brandiscono valigie, orecchie tese come corde di violino)

“….NON SCI RISPONDON PIù DAGLI UFFISCI! NON SC’E’ PIU’ NESSUNO CHE RISPòND !!”

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I’M DREAMING OF A WHITE XMAS.

DI FRANCESCA COMENCINI

Caro direttore, leggo sui giornali dell’operazione “White Christmas”, messa in atto dal sindaco di Coccaglio, che consiste nell’individuare, casa per casa, tutte le persone straniere non in regola e cacciarle, in vista del Natale. La notizia mi colpisce, non solo per l’idea di accoglienza, di cittadinanza e di cristianità che la sottende, ma anche perché Coccaglio è il luogo dove riposano i miei nonni, Cesare Comencini e Mimì Hefti Comencini. Per loro mi sento in obbligo di scrivere questa lettera.

Mia nonna, figlia di una famiglia svizzera tedesca, si innamorò di mio nonno Cesare e per sposarlo dovette combattere contro tutti i pregiudizi di cui gli italiani erano vittime nel suo paese. Gli svizzeri tedeschi non amavano gli italiani, li consideravano sporchi, primitivi, ne avevano paura, al massimo li impiegavano nelle loro fabbriche o per pulire le loro case. Ma mia nonna non cedette, si sposò con il suo Cesare e venne a vivere in Italia. Mio nonno era di origini modeste, ma con molti sacrifici era riuscito a laurearsi in ingegneria. Tuttavia in Italia non riusciva ad assicurare una vita sufficientemente degna a sua moglie, e ai loro due figli che nel frattempo erano nati, mio padre, Luigi, e suo fratello Gianni. Vivevano a Salò, dove gli affari andavano molto male. Un giorno mio nonno decise di emigrare in Francia, aveva sentito che lì si compravano terre a basso prezzo, perché i francesi abbandonavano la campagna, e per ogni due francesi c’era un italiano. Così partirono.

La loro vita in Francia non fu facile, i miei nonni, poco esperti dei lavori agricoli, dovettero imparare tutto. Nel suo libro, “Infanzia, vocazione e prime esperienze di un regista”, mio padre racconta: “Ora riesce difficile immaginare com’era la nostra vita nelle campagne del Sud-ovest francese. Non avevamo né luce, né acqua corrente. Ma avevamo il pianoforte. Ogni sera, dopo cena, mio padre sedeva in poltrona, e, cullato dalla musica di mia madre, lentamente sprofondava nel sonno”. A scuola, mio padre, che quando arrivò in Francia aveva sei anni, veniva sempre messo da solo all’ultimo banco, e regolarmente chiamato “Macaroni”, come in Francia venivano chiamati gli immigrati italiani. Fu mio nonno Cesare a soffrire più di tutti per la lontananza dall’Italia. Mio padre ricorda che si era costruito una radio a galena, che tutte le sere si ostinava a cercare di far funzionare. Quando mio nonno si ammalò iniziò a dire “non voglio morire in Francia, non voglio morire in Francia”. Così mia nonna lo riportò a casa, in Italia, da suo fratello, a Coccaglio.


Fu sepolto nel piccolo cimitero di Coccaglio, dove molti anni dopo lo raggiunse mia nonna, che dopo la sua morte era rimasta a vivere in Italia, a Milano. I miei nonni sapevano cos’è lasciare il proprio paese per poter lavorare, cos’è essere stranieri, sapevano cos’è la dignità da salvare, per sé e per i propri figli. Al funerale di mia nonna ricordo che mio padre lesse quel brano del Vangelo secondo Matteo in cui Gesù dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Mia nonna era credente a modo suo, di religione Valdese. Ricordo un giorno, un venerdì santo, era venuta a trovarci a Roma per Pasqua, e io la trovai in camera sua, che piangeva piano e quando le chiesi perché mi rispose, asciugandosi in fretta gli occhi con il fazzoletto che teneva sempre nella manica del suo golfino: “Penso a Gesù, a come doveva sentirsi solo e impaurito nel giardino di Getsemani”. I miei nonni riposano nel cimitero di Coccaglio, che non è solo la casa di chi provvisoriamente ne amministra il comune in questi anni, ma è stata anche la loro, e quindi ora è un po’ la mia e di tanti altri, che, come me, discendono da chi ha dovuto lasciare l’Italia per lavorare, con fatica, dolore, umiliazione. E sono sicura che i miei nonni, se potessero alzarsi e sorgere dalla memoria, condannerebbero chi ha osato inventare l’operazione “White Christmas”. A nome loro, tramite queste righe, lo faccio io.

fonte: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/immigrati-13/comencini-lettera/comencini-lettera.html

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manco il tempo di un singhiozzo

avevo appena riniziato a ripigliarmi lo spazio per cucinare, che mi si risucchia nel vortice dei doveri lavorativi.

UFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFF

Allora io dico…anche se con poco tempo, qui non ci si può abbrutire con ‘pizza a casa in 5 minuti’ o con dei sofficini bruciati fuori e crudi dentro.

Eh!

Avevo fatto delle carote+patate (con rosmarino) al vapore e il giorno dopo non mi andava di rimangiarmele.

Allora ho tagliato a cubetti un petto di pollo, ho messo dell’olio evo in una padella, ci ho soffritto una cipolla bionda e ce l’ho rosolato dentro. Indi ho aggiunto carote e patate, aggiustato di sale, pepe e un po’ di chili e indi ho versato un goccio di latte… una bella spolveratona di curry mild ha finito il tutto. Lasciato cuocere un pochino a fuoco basso rigirando acciocchè si formasse quella deliziosa cremina di latte… e poi , via! In tavola.

La foto come sempre è fatta di corsa, di sera…ma c’ha ‘sta luce strana da apparizione mistica che..uhmmm…

pollo alla crema di latte e curry mild con verdure al vapore

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de lunedì eloquentia

Tipo:

Sto salendo al sesto piano, nuova sede dell’ufficio e uno m’ha appena fregato l’ascensore. “ma se io calcolo il tempo per arrivare al lavoro a Roma usando mezzi, metro e macchina varie, chi abita -tipo- a GNUIòRK, si calcola pure il tempo di percorrenza dell’ascensore che aggia arriva’ fino al 106mo?”

E anche:

su fesibùk la prima cosa che stamattina m’è venuta in mente, da inserire sullo status è stata “Buongiorno, o chi ne fa le veci” e una mia amica mi dice “…o le feci?”. Cristo!  l’apogeo del mio divertimento è dunque sì manifesto??  :->

Mi rifugio in beni di prima necessità, come l’eco del polpettone e del minestrone buonissimo sulle papille gustative, fatti dalle mie manine sante dopo ere interstellari passate senza cucinare davvero. Poi passo al ricordo di Puzzolilla che esclama BUCOCCO! (biscotto), fa le giravolte, zompa sul lettone e indossa con aria civettuola qualsiasi cosa le si dia in mano.

La settimana è appena iniziata, ma ho le spalle larghe, signori miei.

geee

Mondanites.. by *DorOthY-ShoEs (deviantart)

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citazione espiatoria

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Vi presento la Sig.ra Malussene.

C’est moi.

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ora et -soprattutto- vai a lavuràr.

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DALLE FREQUENZE DI RADIO MARIA, UN NOTO RELIGIOSO DISPENSA ALLE PERSONE CHE TELEFONANO INDICAZIONI E CONSIGLI  SPIRITUALI TRATTI DIRETTAMENTE DALLE SCRITTURE.

QUALCHE TEMPO FA, IN UNA DELLE RISPOSTE AGLI ASCOLTATORI, HA AFFERMATO CHE L’OMOSESSUALITA’ – COME SI LEGGE NELLA BIBBIA (LEVITICO, 18, 22) – E’ UN ABOMINIO E NON PUO’ ESSERE TOLLERATA IN ALCUN CASO.

UN ASCOLTATORE GLI HA SCRITTO PER CHIEDERE LUMI SU ALCUNI ALTRI PROBLEMI DI VITA VISSUTA

 

 

 

 

Lettera del 16 maggio 2009

“Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile.

Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18,22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.

– Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7.

Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?

– Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?

– So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.

– Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?

– Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?

– Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?

– Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere. La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?

– Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?

– In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?

– Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di Radunare tutti gli abitanti della città per lapidarlo come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?

So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande.

Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i

comandamenti sono eterni e immutabili. Sempre suo ammiratore devoto”

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