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Italianissima

Vi dico la pericolosissima china verso cui stiamo versando, qui nel mio ufficio (ironico, ironico, eh?).

Ho in stanza una collega patita di Gigi D’Alessio e, ‘annunciata’ la notizia della nascita di Andrea, ultimo picciriddo frutto del controverso aMMore tra o’ GiGGi e l’Anna Tatangelo ormai partenopea, c’è stato l’attimo trash con il primo duetto tra i due, assurto agli onori della Hit, anche quella, dell’AMMMORE.

…Sarà che ‘L’AMORE VINCE SULL’ODIO’ ….saranno ‘sti partiti dell’ammmmooore (io in verità ricordo il primo….c’era Cicciolina con peluche rosa e tetta in fuorigioco che lo pubblicizzava, e mi sembrava tuttavia cosa molto più onesta, in definitiva…)

…Sarà che devo andare a due matrimoni e, Signora mia, col fatto della gravidanza prima e della ciccitudine poi, non mi sono più comprata nulla o quello che ho mi sta largo…Insomma, ma per tirarsi su non trovate che non ci sia altra alternativa ad un paio d’ore di shopping compulsivo?

Leggere un buon libro dite?

Uhm…che so, magari uno storico, o anche un prossimissimo manuale di storia post-tagli Gelmini, che così un bel capitoletto ‘inutile’ come quello sulla ‘Resistenza‘ ce lo possiamo risparmiare no? (tanto, dicono loro, è “sottinteso” –!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!-)

 

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cèn cèeen che-cheni cèn ci bòl

Oggi ho mi sono messa a guardare una ragazza in tram, partendo dalle sue scarpe.

Cioè:

ho pensato ‘caspita che carucci ‘sti sandali’ e quindi ho gradualmente alzato lo sguardo. Che mi dite se ammetto di aver fatto pensieri del tipo ‘eh però c’ha i gomiti ruvidi’? Quando l’invidietta ti piglia, proprio. Ih! Devo espiare! Deh, Oh, Uh AH! … è che era coordinata nell’animo e si sa, a me ‘sta cosa già me piaSce. Minigonna jeans, borsetta coi pescetti (sempre sul blu) e magliettina carta da zucchero che in maniera molto gattamortesca aveva una serie infinita di bottoncini che la tipetta -coooonsacia diciamolo, mooolto CONSCIA- aveva lasciato aperti quel tanto da creare maliziosetta scollatura-a-sipario su abbronzatura per-fet-ta. Presente quel colr miele carico che si vede nelle pubblicità? Brav’ Brav’. E poi c’aveva du’ occhi a 106 pollici (azzurri, ovviamente) con una cosa che guardo con una certa ammirazione…io non riesco a riprodurla per quanto ci tenti: come diamine riescono a farsi quella specie di sbaffatura casuale proprio all’attaccatura inferiore delle ciglia? Se ci provo io, sembro la mamma del ritorno dei morti viventi…Avrei un’allure da Panda in estinzione, ecco.

E’ che c’ho un mood da ultimo giorno di scuola dove si sta seduti sul banco a chiacchierà co’ quella di Lettere, da partitella a beach volley, (se solo non mi pigliasse lo sconforto per la panzetta che ballonzola), da ghiacciolo al limone o cucciolone 10 morsi 10. Un sano pomeriggio di adolescente cazzeggio, ecco che ce vo’. Il massimo dell’impegno sarebbe sfogliare una rivista dove la notizia più vera è lo sbarco della D’Addario su Venere per aprire un paio di casette di piacere. (ci sarà il lettone di Putin, lassù?)

….

http://francisanderson.files.wordpress.com/2007/12/cocktail-glasses.gif

(clicca sull’immagine, per la colonna sonora!)

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sQuola (con preghiera di diffusione)

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Ho verificato con l’Istituto stesso la veridicità del documento, prima di pubblicare.

Ma ora divulgo questo “grido” purtroppo troppo isolato.

Io ho una figlia e questa figlia ha diritto all’istruzione, ad un luogo sicuro dove essere educata, dove vedere allevata e tutelata la sua curiosità, le sue attitudini e la sua intelligenza.

Un posto dove le insegnino anche il senso civico, l’amore per il paese in cui vive, il rispetto verso chi si impegna e quel minimo di giusta meritocrazia che non passa per veli, veline e vele di yacht a porto cervo.

….

Ma…

Ma poi mi arriva questo –> appello

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Roma-Piobbico-Urbino

Bello il caso e le persone.

Belli i posti giusti al momento giusto, mica no. Ma alcune volte, nel posto sbagliato al momento sbagliato, qualcosa di buono accade.

Avevo appena finito la scuola e dovevo decidere del mio futuro, avendo in mano il tanto decantato diploma di liceo classico (che a tutteggnénte ti prepara nella vita) e 500 buone ragioni per cercare di scappare lontano da casa quanto più mi fosse possibile.

Come in primis si fa, soprattutto quando potenzialmente hai ancora in mano il mondo intero, ho iniziato dai miei sogni. L’ho fatto guardando un po’ più a nord, verso una delle città di studenti più belle d’Italia: Urbino. Là c’era e ci dovrebbe essere ancora, la sede dell’ISIA (Ist. Superiore per le Industrie Artistiche) unica scuola parificata all’Ist. delle Belle Arti, in cui tentare di diventare grafico pubblicitario e/o illustratore.

Là, trovavi gli artigiani della matita, i virtuosi del bozzetto, i maniaci della prova colore con la tempera e corridoi vestiti di disegni, vere opere d’arte, di prove-packaging, di schizzi e illustrazioni di fiabe per bambini.

Studenti eclettici ed evidentemente (ai miei occhi almeno) illuminati dal sacro fuoco dell’Arte, si aggiravano con occhi di diamante, sorrisi d’avorio, scintille d’oro tra i capelli. Tutto era così o mi sembrava tale, ma in fondo lo sai, non fa differenza.

Per accedere al mondo fatato bisognava passare un difficile esame di ammissione. Attitudinale, non serviva provenire necessariamente dall’artistico, dicevano. Le domande erano circa 400 ogni anno per 25 posti disponibili. Si faceva una prima prova scritta ed in caso si passasse quella, si rimaneva in circa 120 persone per il secondo test. Io questo esame l’ho tentato due volte, ma non è questa la vera storia… Il primo anno in cui mi sedetti tra quei banchi, in un’ aula magna che ricordava un anfiteatro, mi tremavano le gambe, lo stomaco aveva dato il meglio di sé per tutta la notte ed ero sola e spaesata in mezzo a gente di tutta Italia. Dietro a me, sedevano dei ragazzi.

Uno di questi, Daniele, proveniva da Piobbico, un piccolo paesino vicino ad Urbino e tentava l’esame per la sua terza volta. “Sai, Roma (per me lui era “Piobbico”) se non lo passo quest’anno giuro che non ci provo più, ma entrare qui dentro è la mia vita, non so davvero cosa posso mettermi a fare se non questo” … lui ed il suo amico furono la mia ancora, il mio mondo, i miei amici in quei giorni…anche alla seconda prova, a cui accedemmo sia io che Piobbico, ci unì un sentimento da impresa titanica, da salto col paracadute, da fratello e sorella legati da un comune destino…. Poi io purtroppo, non superai la seconda prova. Lo seppi da Roma, con una telefonata, mentre i residenti e le persone delle cittadine limitrofe, sarebbero andati sicuramente a vedere le liste alla scuola. Il mio cuore era là con loro, le mie gambe là, mentre entravano nel portone della meravigliosa sede, i miei occhi sui loro disegni, le mie dita a temperare matite colorate.



Decisi di ritentare almeno un’altra volta, l’anno dopo. Così feci…la stessa trafila, il cuore in gola ai risultati della prima prova, ripassarla e sperare, stavolta sperare con tutte le forze.

Passai.

Eravamo solo in 100, a scaglioni ci fecero dare il meglio di noi su dei temi proposti in classe…poi il colloquio individuale ed io che mi metto il mio non – accento più bello, quello delle cene “materne” dove essere apolide è una virtù … e là stupore degli occhi, Professore coi candidi capelli bianchi -che manco Albus Silente in Harry Potter- che esclama “Sentite! Viene da Roma ma non si sente” … ed io uscita da là, stordita dalla prova, dalla maschera, dalla tensione, guardo davanti a me e vedo. Vedo un sorriso che mi aspetta.

Era Daniele, Piobbico, che l’anno prima era finalmente stato ammesso. Era andato appositamente a guardare gli elenchi per vedere se “Roma” ci avesse riprovato e, durante le sue vacanze, era salito fin là solo per salutarla e dirle “hey, in bocca al lupo, ti voglio vedere a scuola, quest’anno”.


Sai, purtroppo sono arrivata solo nel secondo gruppo dei “lucky 25” e non sono mai più entrata in quella scuola, ma credimi quando ti dico che un’attenzione come questa, questo episodio gratuito ed inaspettato, maturato nell’arco di una prova d’esame e vissuto per un anno per poi riproporsi con la bellezza di un pensiero, di un sorriso, in quella splendida città che è Urbino …beh, ha lasciato dentro di me un disegno magnifico, che io non posso che serbare come una delle più belle opere d’arte che la mia personale memoria di umanità varia, mi abbia saputo regalare nella vita.

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La pertinenza

Mio marito lavora in centro. Via Cavour.

Vede passare TUTTE le manifestazioni. Tutte.

Domenica c’è stato il corteo di protesta contro la Gelmini-possinocecalla.

Bene. Una volta tanto li regazzetti de destra e quelli de sinistra erano d’accordo sulla bocciatura della MinistrA.

Però.

Quelli di sinistra sono passati, hanno urlazzato i loro slogan, cantato e ballato e probabilmente sventolato una bandiera col Che, sempiterno e prezzemolino pure quando mi spieghi che ‘aspita c’entri.

Quelli di destra sono passati, hanno urlazzato i loro slogan, non hanno cantato e ballato perchè è roba da finocchi, dopodichè che hanno pensato bene di fare? Proseguire con degli sfotto’ sui napoletani.

Pertinente davvero.

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siòr umbertino…

Ah, questi professoracci del sud.

Ah, come martoriano i nostri figli, siòr Bossi.

Tutti al macero, li mandiamo, tutti ramenghi, tutti a fare ripetizioni con fazzoletto verde al collo,sia mai che per induzione fossero pervasi dall’aura nordica o semmai solo avvelenati da qualche colorante acido-come un verde acido.

Che me la ricordo io, siòr Bossi, quella professoressa di biologia e chimica, quella che ci diceva cose come:

  • nel vuoto non c’è gravità
  • mettiamo che agli esami vi viene una piccola stronzetta
  • ah adesso ho la pancetta, si, ma con un po’ di sesso la pancetta non c’è. E quando ero giovane la pancetta mica ce l’avevo
  • avete visto le galline, quelle coi fiocchetti rossi alla zampa (??)

Che pure quell’altro, quello di italiano, come non me li ricordo i suoi

  • si pensava che il tasso era
  • gli ideali sono solo questi: patria, dio e libertà

perchè è giusto, lei dice bene, siòr Umbertino, lei col suo ditino alzato. Questa gente del sud, tutti analfabeti.

…Che da quel prof del nord, mica abbiamo sentito mai nulla di sconveniente…

Forse perchè alle 09.00 era già ubriaco.

…Ma chi l’ha detto che i veneti sòn ‘mbriaconi? Io, no. Sono di origine venete anche io.

(Prosit).

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