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aspettando l’incubazione (io no, non ho avuto la varicella)

‘se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo’, diceva quello.

Come ho avuto modo di replicare, il mio sarebbe in tema dando una simpatica mano di tinta ‘grigio occhiaia’ alle pareti.  La pupa, tanto per santificare un’altra festa, si è beccata già da qualche giorno la varicella e stamattina, povera ciccia, si è svegliata alle 05.30 circa in preda ad un furibondo prurito ai piedini-pagnotta.

Lei poi si è riaddormentata con me sul divanetto della sua stanza.

Lei.

A parte cio’, avendo la fortuna di una sorella che da piccola si è presa anche le malattie tropicali e due suoi figli che non hanno rinunciato anch’essi agli esantemi di rito, si è potuti almeno andare a passare qualche ora insieme senza tema di contagio (ma comunque dopo ilare digressione del marito il quale per l’ennesima volta è andato al lavoro -sebbene per due ore e qualcosa- in un giorno in cui non avrebbe dovuto, facendo zompare il pranzo e altre cose incastrate al centesimo di secondo nell’unico momento disponibile…) inalando i raggi di sole che, già dal giorno dopo, almeno su Roma sono andati un po’ a farsi benedire.

In barba a cio’, c’è stato comunque un genetliaco da festeggiare a suòn di piatti a base di pesce, che rarissimamente mangio a causa del marito -si sempre lui pare che mo’ me l’agg’ a ttenè- il quale di media preferisce addentare bisonti ancora in corsa.

Rachele in tutto ciò è ora moderatamente cosparsa di puntini che potrei porvvedere ad unire dall’1 al 59 per vedere cosa salta fuori, ma in fondo avendo una pila di settimane enigmistiche nel bagno (e voi e voi, le tenete?) posso optare per un buon Ghilardi o Bartezzaghi, senza istoriare mia figlia.

In soldoni, ‘nnamo che è riniziata la settimana.

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self-esteem and awareness

SMADONNO, FASE 1.

Ieri incontro una ragazza che conosco, mentre stavo fuori a scarrozzare Rachelina.

“E tu hai ricominciato a lavorare?”, le chiedo.

“Eh si, e meno male che mi hanno fatto uno straccio di contratto a tempo determinato…però rientro sempre tardi e lui lo vedo pochissimo” mi fa indicando il pacchettino-bimbino che le penzolava da quella specie di fascia-marsupio-tribale fichissima che molte mamme adottano adesso. ” Sai…” continua un po’ mesta e con l’occhione che si fa grande e lucido “mia madre mi racconta le cose  che fanno insieme. Ieri sera, per esempio, mi diceva che lui giocava col tappo del bidet e poi lei gli si avvicinava e gli dava un bacino…e che, sempre ieri, capendo il meccanismo si è sporto lui per baciarla…capisci? Lui si sporge per baciare LEI  e io non ci sono. Arrivo in tempo per fargli il bagnetto, dargli da mangiare e giocare quel po’…e poi deve andare a dormire…”.

“Ma scusa, ma non avresti le due ore di allattamento previste dalla legge?” pavento io, incoraggiante. “Sé, capirai…là già erano abituati che restavo fino alle 08,00…alle 09,00 di sera…e io manco gliel’ho chiesto di andarmene prima. Con la crisi hanno licenziato una part-time e una collaboratrice e io devo fare il lavoro di tre persone. Magari tra un paio di mesi glielo chiedo” (eh, ma tu questo diritto ce lo hai fino a Luglio…e quindi un paio di mesi DE CHE? E nessuno che faccia controlli, perchè se così fosse, porcaccia l’italiaccia, je farebbero un culo quadro a quelli là.)

SMADONNO, FASE 2.

Mio marito, stamattina. “…e quindi M (the mega boss) mi ha chiesto quand’è che lavorassi e io gli ho detto venerdì 1° Maggio” e io, cogitabonda, litigando coi collant e con il precario equilibrio: “eh, però che palle…è anticostituzionale proprio far lavorare il primo maggio… ma che diamine di festa dei lavoratori sarebbe? Capisco per le farmacie, gli ospedali, i settori legati alle prime necessità…” E lui, un po’ piccato, come se gli avessi detto una cosa tipo “tua mamma è brutta e cattiva” (si sa che gli ommini so’ sezibbòli agli attacchi alla propria mamma): “Embè che vuol dire? Che allora altri posti…che so…i musei, dovrebbero stare chiusi in un giorno di festa?”

(la risposta, caro marito libraio-workaholic, è SI, dovrebbero essere serrati, e voi dovreste stare col cartellino sulla serranda “mi dispiace ma avete tanti altri giorni pe’ passa’, mo’ ‘Guerra e Pace’ ti serve proprio oggi?”. Serrati come quegli unici due giorni in cui lo siete ADDIRITTURA voi (25 dicembre e 1°gennaio), che non sapete più cosa sia una domenica, una festa, un diritto alla vita privata, al seguire il minimo sindacale un figlio che cresce. Voi che non avete più le palle di scegliere anche ‘altro’, che avete paura che qualcuno vi rubi il posto, che accada l’imperscrutabile mentre siete andati in bagno, che vi piglia l’ansia ad ogni cosa che vi dicono di fare in più, perchè queste cose in più sono troppe, ma guai ad ammettere “hey ciccio, non je la fo’ e per farcela vuol dire che oltre le 20.000 ore a settimana che me sparo, me ne servirebbero ulteriori di straordinario e manco in quel modo je la farei e sarei sempre sotto scacco e al primo errore sarebbe chiaramente colpa mia” . E ancora voi, che leggendo queste righe fareste il vostro ghignetto saccente dicendo “ma che ne sai te, ma tu non ti rendi conto di come funziona. C’è la crisi/il buco dell’ozono/un’occasione da non perdere/i 40 che si avvicinano/Saturno in trigono con Urano/il mutuo/i miei colleghi che sennò come fanno eh-io-non-mi-posso fidare-di-nessuno-lo sai..ma che ne sai.”.

Oh si che lo so.

Ci sono passata. Poi mi sono fermata quell’attimo sufficiente a rimettere la mia dignità ed altri valori della vita ai loro legittimi posti. Ed ho perso delle cose. Ho dovuto scartare alcune possibilità di carriera e di “stima sociale”. E potevo scegliere di non farlo, allora. Non ero vittima di alcun mobbing allora, anzi. Ero fresca di aumento, di parole di stima e di nuove mansioni. Sempre di più, sempre meno vita privata).

Io-lo-so.

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