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1.300 miliardi di dollari.

Questa la cifra che si spende nel mondo per il settore militare (solo in Italia siamo a quota 32 miliardi). Confortante, leggendo proprio oggi, tra la altre notizie, anche questi esempi che incentivano il mio personalissimo e schifatissimo disappunto verso il cosiddetto “futuro migliore” (e sto per mettere al mondo un’altra innocente): 

  • A Milano, una mega indagine sulla pedofilia (‘na cosetta così, du’ mele rubate al supermercato, insomma) ha patito un ritardo di MESI per la carenza di computer. Per poter continuare con le indagini, la  procura li ha dovuti prendere in affitto.

  • Nel corso del 2007, i notiziari Italiani hanno dedicato alle crisi umanitarie che flagellano il mondo, uno spazio pari all’8% (OTTOPERCENTO). Questo secondo il rapporto di medici senza frontiere presentato ieri all’Osservatorio di Pavia (a cui credo ben di più di un qualsiasi tg nostrano). Ma certo. A noi che ci frega dei figli di qualcun altro che muoiono, uno ogni 30 secondi (SECONDI) per fame, dei genocidi, delle violenze delle forza militari che costringono intere popolazioni a fuggire, a morire. A noi ci importa di più se Corona sulla sua Bentley si compra la “rustichella” all’autogrill con banconote false, che dieta fare in vista dell’estate e della “prova costume”, se la Marini ha un nuovo fidanzato o l’ennesimo ritorno di fiamma co’ Cecchi Gori.

  • Ed ecco ancora chi-rappresenta-chi: a Teheran, Reza Zarei, capo della polizia noto per aver fatto arrestare centinaia di giovani per “condotta immorale”, è stato trovato in compagnia di una squadra di calcetto di prostitute: ben 6. La cosa grandiosa è che questo esempio di rettitudine sia stato assunto con l’incarico di “moralizzatore”. Certo fa il paio con l’americanissimo, bianchissimo, occidentalissimo -e in questi giorni ben + noto alle cronache- Eliot Spitzer, paladino delle lotte al malcostume, anche lui dedito a scappatelle che hanno fruttato alle molte gentili donzelle prezzolate che ha frequentato la ragguardevole cifra di 80.000 dollari.

  • Concludo la carrellata di fulgidi esempi con  Athanase Seromba, testè condannato all’ergastolo dal Tribunale Internazionale. Ha “solo” guidato il GENOCIDIO di 1.500 (MILLE-E-CINQUECENTO) tustsi, che si erano rifugiati nella sua chiesa, durante la guerra in Ruanda, nel ’94.

Amen.

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Misery must die.

La vera miseria non è quella vista questa mattina. Una mattina come altre, fatta di uomini figli del Conte Vlad, in fila, camminando in salita verso i luoghi di raccolta di una giornata ordinaria da muratore in nero. La miseria non è quella di chi deve dire no agli occhi dei propri figli davanti alle vetrine perché al 15 del mese c’è da frugare nelle tasche in cerca di spicci per mettere insieme il piatto di pasta per la famiglia.

Miseria non fa rima con la nobiltà di chi si industria, di chi sorride ugualmente, di coloro i quali combattono contro un male che li logora dando conforto a chi dovrebbe esser loro d’aiuto.

La miseria sei tu, con il tuo sandwich di carte di credito, i tuoi denti bianchi allineati tra le labbra tirate, senza gli occhi a confermarne la cortesia. Sei tu che infrangi i sogni di quelli che fino a un attimo prima tieni in palmo di mano, solo per un tuo capriccio, voltagabbana dei cuori, non sai nemmeno come si faccia a concedere Amore. Eccola la miseria: è inamidata con le tue camicie su misura, le cifre stampate sopra.

Che sia visibile a tutti quali sono le iniziali della miseria.

Le tue, le tue.

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