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i cabasisi (Montalbano, sono)

Cerco di resistere alla tentazione dinamitarda. Non andrò al di là di questa porta per cercare di spiegare alla tipa (mi dicono sia stata un’attrice della scuderia Arbore…?) che non è carino misurare l’atrio dell’ufficio a grandi passi ed elevati urli, mentre si è intrapresa una conversazione telefonica definibile con “licazzimiei”. Non andrò a mostrarle che possiede una sua stanza nonchè, vieppiù, che ce ne sono altre DUE accanto alla sua, al momento VUOTE. Non andrò a ricordarle come, alla prima volta in cui ci trovammo nell’imbarazzante bisogno di chiederle di moderare l’inopinato volume, ci squittì un “oh ma scusaaate,…mamma mia e io detesto chi lo fa!”.

Eh. Noi invece fischia.

E tralascerò, infine, di mettere nero su bianco la preghierina parallela che in questo esatto momento stiamo facendo, in maniera corale, con altre due colleghe. La scoiattola di cui sopra è appena entrata al bagno. Da quando c’è lei, è nata spontanea l’esigenza di applicare grazioso post-it sopra il wc, ove si richiama all’ordine la spruzzatrice folle, la quale lascia il bagno come se ci si fosse scrollato un cane.

E poi è lunedì, ho mal di testa moment-resistente, ho mangiato troppo nel week-end (colpa mia, ho cucinato per sei reggimenti, causa ritorno su suolo patrio del cognato-minor) e i capelli asciugati “nature”, in abbinamento alla pioggia che mi sono beccata stamattina hanno ri-preso la reggenza.

(intanto ha ri-iniziato un’altra telefonata. Prendo l’accetta, sempre la stessa di qualche post fa. Vi farò sapere)

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farfalline al braccio

La giornata è cominciata con la macchina che mi abbandona, sotto casa, tossendo un “chuuuga chuuga chuuuga” al mio tentativo di accensione del motore. Però ho ritrovato il fodero + occhiali da sole che andavo cercando da giorni.

Allora mi sono messa, passìn passetto, alla volta del laboratorio di analisi. Colgo un fiore di autobus al volo e varco la soglia. Ovviamente non c’è nessuno: tutti fuori a fuma’. Piglio il numeretto, che quando sei in dubbio, tu intanto acchiappa il foglietto di carta e SOLO DOPO vai ramenga alla ricerca di un’anima pia che te se fili. La trovo e mi mugugna “piji er numeretto e attenda de llà, Signo'”. (ANFATTI! Che te dicevo io??!??). Tocca a me, entro per far inserire le prescrizioni e per pagare il ticket.

Ovviamente c’è qualcosa che non va. Il mio ginecologo ha messo troppe richieste sulla stessa impegnativa…cioè sia quelle per cui ho diritto all’esenzione, sia quelle a pagamento. La persona al pc mi guarda scuotendo la testa e dice “e mo’ messe così gliele devo far paga’ tutte…vede? Questa, questa e questa so’ gratuite, ma questa questa e questa no”. E io: “…ma….scusi… io pago sicuramente quelle che non hanno l’esenzione ma le altre perchè?” – “Perchè je l’ha messe tutte inZieme e così non si possono scorporare e deve far fare un’altra richiesta”. Sconforto totale. La mia normale reazione, di media e purtroppo, è di vendicadera de noantri e mi scatta subito il “maèunoscandaloooo!” cosa che paga …uhm… MAI. Allora, complice la mancata colazione e una certa spossatezza da donna incinta, mi si spalanca l’occhio acquooooso da cerbiatto solo nella foresta nera e sussurro un addolorato “e io adesso come faccio??”. Si muovono a compassione, parlano col medico e mi fanno passare lo stesso la cosa.

L’infermiere cecchino centra alla prima botta la venuzza e mi succhia un ettolitro di sangue, poi mi rifila una provetta e mi intima di farci pipì.

La mia scoperta di oggi è la seguente: ammazza che mira che c’ho!

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