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Sul palco (part three, ma prima parte vera)

–  Ah si?? Canti?? Dai! Allora cantaci qualcosa!!!

…. No… no…cantare no….

– …Ma come no! E perchè scusa?

Perchè mi vergogno.

A questo punto scattano, svizzeri:

  • macchè derisori,
  • cheddici increduli,
  • sguardi che intendono “seeee, mo’ tu fai la preziosa, ma mica ce credemo, che vai sculettando e gorgheggiando pe’ locali, mo’ vvoi che qui te vengano le paturnie di fronte e noi??”

La risposta è SI. Ma non mi crede nessuno.

Ora proverò a spiegare un concetto, sperando di dare del mio e delucidare un qualcosina che non capita solo a me. In molte persone che decidono di esibirsi, siano essi attori, cantanti, ballerine di lap dance, artisti di strada, Papi e Presidenti del Consiglio, convivono due gaudenti mostriciattoli noti alle masse con nome esemplificativo di Dott Jekyll Mr Hyde (…. poi è vero che avendo io incluso due particolari categorie in questa sfilza di onorevoli mestieri, mi sovviene che possa accadere che il Mr Hyde di turno diventi predominante…ma in questo caso richiamo Zaub ai suoi talenti, in caso ci volesse fare un post con basi più solide di quelle che darei io).

De facto, normalmente non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello, quando ho le babbucce di Michela_standard, di produrmi in esecuzioni di “Think” di Aretha Franklin, che peraltro non saprei da che parte iniziare.

Cosa diversa capita quando un luogo ti fa scattare un qualcosa che, in un certo senso, ti “autorizza-incentiva-aiuta” ad essere altro da te stessa/o. Ovvero: sul palco non ci sto io. C’è l’altra. Ci sono le scarpe col tacco nere della Michela_cantantessa. Le assi di legno che scricchiolano sotto i piedi, le luci in faccia che non ti fanno vedere i lineamenti delle persone che ascoltano, ballano, cantano con te, sono alchimie complesse e congiunzioni astrali che ti rendono in quel momento libera. A torto? A ragione? Cosa importa.

Ci si trucca, ci si pettinano i capelli, si indossano vestiti diversi dal solito per trasformarsi e paradossalmente diventare invisibili. Si è padroni di casa, si è fluidi là sopra e privi (se scatta questo meccanismo di cui parlo) di tutta una serie di paletti che normalmente si frapporrebbero tra te e la manciata di lustrini, gli acuti, i gesti teatrali ed ampi delle mani. Si diventa più sinuosi e morbidi come i boa di struzzo della Osiris, roteanti e solidi come il bastone di Charlot, maschere bianche come le Nuvole di Aristofane. Si è tutto e si regala il “nulla”….

J.L. Godard, come già in altra occasione ebbi modo di dire, in un suo film (Cura la tua destra) incluse una frase che per me assurse  gli onori di “frase della vita”:

“L’ATTORE VA SUL PALCOSCENICO NON PER APPARIRE,

MA PER SPARIRE”

Ecco perchè, quando dirò “no”, si dovrà usare la cortesia di credermi… o di venire al concerto.

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