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a fine maggio mi accomiatai con un cappuccino.

Sergio è romano de Roma, ma ha degli occhi orientaleggianti un -bel- po’ furbetti. Capelli e barba di un invidiabile sale e pepe artisticamente distribuito con grande grazia. Sergio è diventato nonno di Asia da pochissimi giorni ed Asia non arriva a pesare tre chili. Quando mi dice “è piccoletta…eh”‘, gli ‘sparluccica’ lo sguardo e quasi si confonde, nello schiumarmi il cappuccino.

Domani sarà una settimana che mi fa iniziare la giornata con un cuore di cioccolata, trafitto da una freccia, disegnato con sciroppo di cacao, che è un peccato deturpare versandoci sopra lo zucchero.

Passo da là, perchè arrivo sempre con un anticipo tale da permettermi la tipica colazione italica e due chiacchiere terapeutiche.

Poi si va al corso di formazione. (retribuito. Che uno dice ‘eh certo’. CERTO un ciufolo, rispondo a chi lo ha pensato: avete letto gli annunci di lavoro ultimamente?  Eh, ecco…così stiamo messi in Italia.)

Se tutto andrà bene, poi si passerà a (almeno) sei mesi di precariato. Poi, se Santa Assunta ci mette la firma, magari divento sua omonima. Ma non precorriamo i tempi, che il bello di non avere poi nulla da perdere è una lucidità che forse mai ho avuto così limpida nella mia vita.

‘le faremo sapere’, ma per quanto mi riguarda, Signori, si ricomincia.

🙂

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Il Bar qui sotto.

La signora color mattone mi fissava, con un occhio, mentre l’altro lo puntava verso Saturno, probabilmente. Mi vengono attimi di imbarazzo assoluto, dove mi appanico perchè non becco mai il bulbo giusto da guardare.

Il barista gayo dispensava i suoi ‘gradisce un bicchiere d’acqua, insieme??’ (al caffè) con una garbatezza ed una solerzia rara, alle 09.00 della mattina. Invidio la disciplina dei suoi capelli, la linea scura che ha naturalmente intorno agli occhi e una certa flessuosità, che sfrutterebbe bene in abiti di chiffon.

Nel mentre dimezzavo la tazza di cappuccino per mitigare il sapore orrendo del saccottino al cioccolato che ho avuto l’incauto ottimismo di pigliare. Questo posto ha una cosa in comune con la pizzeria-tavola calda che sta poco distante: il primo ha croissant et simili davvero ‘vintage’, la seconda teglie di pizza che paiono prese in chiusura, la sera precedente, da qualche altra pizzeria. Sciccherìa.

Al momento di pagare il cassiere napoletanissimo mi sciorina un qualcosa che, giuro, ho provato a comprendere, ma pure avendo prozie procidane, non ce l’ho proprio fatta.

Ragazzi, oggi c’è il sole e mi sono resa conto che è venerdì e non lunedì (ero convinta eh? Basta stare 1 giorno fuori ufficio e guarda la capoccia che ti combina…)

Vuoi mettere?

Cornetti croccanti e fragranti per tutti!

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