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monday pick-me-up

C’è da dire che noi romani siamo creativi. Non quanto i napoletani, per carità, però…

Io il detto ‘mica stamo a pettina’ le bambole’ lo conoscevo, eh… (che sta per ‘non è che stia qui a perder tempo/per niente/senza costrutto’)

però certo…sentir dire dalla capocorA ieri alle prove:

  1. “mica stamo qua a smacchià li ghepardi”
  2. “mica stamo a sciacqua’ gli scogli’

m’ha fatto davvero sentire FIERA della mia romanitas!

😀


😀


😀

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come si arrivò al palco/part two

Immaginare please: camera da letto ampia, drappi rossi alle finestre, controsoffitto dal quale occhieggiano improbabilissimi neon rosa e azzurrini (eh si, mi pare fossero questi i colori), foto dell’esimio cantante per ogni dove e in più versioni: ciuffo rockabilly, modello oste con il famoso di turno che sorride plastico, con cavezza d’oro al collo e capello fluente sciolto sulle spalle, con serioso completino corista-sanremese, primi piani intensi, altri meno. Comunque per ciascuno il poretto è stato preso per il culo tanto da non toccare terra per settimane. E di questo, noi, gli saremo sempre grati.

 

Fummo convocati là per registrare dei cori, sicchè la metà esatta della stanza era dedicata a tutta una serie di macchinine e macchinuzze, attrezzi e aste, robe a cui non sapevo dare alcun nome che non fosse al limite quello della marca stampigliata sopra. Stretti come sardine e vicini come pendolari sul regionale delle 07.30, ce ne stavamo a sputacchiare sui collant messi davanti ai microfoni sentendoci molto fighe con la nostra cuffiona da sala di registrazione, da tenere rigorosamente su un orecchio solo. (tipo lo zaino a scuola,no? Che fai, lo porti con ambedue gli straccali? Sia mai!) Calanti, troppo ridanciane, funestate da problemi tecnici, a volte stonate, (ma pur sempre “the girls”) portammo a termine ‘sti due-tre pezzi divisi tra gli Earth Wind and Fire, i Supertramp, i Kool and the Gang…

l’italica mamma del cantante si palesò quindi, con beveraggi rigorosamente analcolici e biscottini, rinforzati da patatine in busta formato famiglia procurate dal figlio canterino. Ed è là che ci buttammo in 4 sul letto domandando timidamente “possiamo?” temendo anche che lo sparuto giaciglio (piccoletto era piccoletto) potesse cedere al peso delle auree terga….

Ed è sempre là, che ERVIS se ne uscì con una delle prime frasi celebri del gruppo, quella che verrà riportata negli annali fino a che avremo neuroni abbastanza kitsch per ricordarle tutte: 

“SEDERVI??? Ma certo che potete sedervi… aho’….

….

 ‘STO LETTO N’HA VISTE DE COZZE E DE CRUDE!!

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