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e tu fai la figlia femmina, falla, vah.

Mi sento un po’ come quando arrivò Jolly a casa.

Lui era un gattino-miscuglio. Il risultato di una probabile fuitina amorosa di una siamese con un micione nero di passaggio. La debosciata l’aveva abbandonato al suo destino, non ritenendolo degno del suo rango o, con più probabilità, essendo ancora troppo giovane per figliare davvero. Ah, gattemorte.

Jolly arrivò passando dal garage, dentro una scatola di cartone, di ritorno da un viaggio nella casa in campagna. Aveva le orecchie enormi, la pancia mezza penzoloni, la codina a topo e un miagolio a belato. L’unica cosa notevole era il marrone castagna del suo peletto da cucciolo e il fatto che gli occhi sembrassero, si, a palla, ma anche verdi. Io lo aspettavo trepidante.

Sarebbe stato il MIO gatto. IL-MIO-GATTO. Finalmente.

Ma…

Lui non scelse me.

Scelse tutti tranne me, credo. Che onta, che disperazione, che scorno grandissimo. Ma accade così e non ci puoi fare nulla. E’ una questione di pelle, è una questione istintiva. Gli animaletti sono così, e pure i cuccioli d’uomo.

Mia figlia Rachele mi dà per scontata alla grandissima. E tu dagli a dire “vabbè, ma no,ma dai, ma su”. E’ una cosa che ti lascia davvero con l’occhio sbarrato e la mascella in caduta libera.

Stiamo bene, eh? E’ carina, eh?? Ma dove sta tutto quell’attaccamento figlia-mamma di cui mi parlavano e di cui la letteratura è piena?? ‘Ndo stanno le braccine tese a oltranza, i sorrisetti solo-a-te e tutto il corollario di fiocchetti e merletti? Io non saprei proprio dirlo. Eppure penso che è proprio quello che vorrei fare: essere una mamma che insegna ad andare con le proprie gambe, a non essere troppo dipendenti pur avendo la consapevolezza che “mamma c’è”.

Ma a OTTO MESI??

Tempo un paio d’anni e mi chiederà di poter andare a vivere da sola… col papà.

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