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assonanze

All’uscita dal nido, un padre al telefono che parla al cellulare di magazzini e utensili vari, circumnaviga il giardino dell’asilo passando varie volte sotto il naso della  puzzolilla .

Rachele: “Mamma come si chiama que’ bimbo?”

io: “Claudio…hai sentito? Lo chiamava così il suo papà”

Rachele (decima volta): Mamma come si chiama que’ bimbo?”

io: “tesoro, si chiama Claudio…Cla-u-dio”

passano 5 minuti e finalmente dopo aver fatto hop-on/hop-off dal muretto per ‘ste comode 600 volte la puzzolilla ritiene siano maturi i tempi per salire in macchina.

R: “mamma?…”

io: “….eh?”

R: “dov’è LAIDO?”

io: “CHI???”

R: “Laido! …Lo chiamava così il suo papà”

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Oh femminuccia inconsapevole Crudelia.

Rachele ha uno spasimante.

Attenzione, sottolineo ‘spasimante’.

E proprio il prototipo del bimbo tenerello che tra qualche anno prenderà una tranvata da una femminuccia, che potrebbe tranquillamente essere ‘una_rachele’.

Perchè lui, stamattina, se ne stava dietro la cassettiera dell’ikea, quella con i contenitori quadrotti e colorati, pezze sbrodolate ovunque, giocattoli a muraglia e il ciuffetto che spuntava, guardingo.

Poi, è arrivata mia figlia.

L’educatrice mi guarda, complice, e fa “ah, adesso chiamiamo Nicholas…lei non sa cosa fa Nicholas quando vede Rachele! Non la lascia un attimo, è tutto contento…stravede per lei…NICHOLAAAAAAAAAAAAAAAS, VIENIQQUì GUARDA UN PO’ CHI E’ ARRIVATAAAAAAAA?????… ecco, adesso vede, eh?”

E il bimbo spunta come una talpa dalla tana, il moccioletto al naso e gli occhi gli si illuminano di stelline dorate. Si avvicina e piega la testina di lato mentre Rachele, più alta di lui di una spanna, lo guarda accondiscendente e gli lancia un amo a sorriso, senza però dare troppa confidenza. Nicholas si mette a tre quarti, la guarda da sotto in sopra adorante e si apposta, schiena al muro, accanto a lei. In silenzio.

Rachele è presa dalla musica (cioè: hanno messo ‘ken il guerriero’ come sottofondo… Uhmmmvabè) dai bimbi piccoli e grandi, da me che indugio là, dalle decorazioni di Natale.

Intanto Nicholas, aspetta.

Mi si stringe il cuore e ricordo di avere fretta, guadagnando la porta.


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Archiviato in de gravidantia... & poi, Quotidianità?, un'accettata

un’altra soglia s’è varcata.

E per un attimo: l’ebbrezza.

Due ore di ‘buco’, come a scuola.

L’immenso delle possibilità che si aprono e che vanno dal:

liberarsi delle barricate di cartone-vetro-plastica formatesi per salvaguardare l’ambiente, al concreto materializzarsi di un parrucchiere che disinfoltisca la chioma selvaggia ridonando colore, taglio, lucentezza al crine in decomposizione rapida.

E’ giunto il momento: Rachele sta facendo ‘l’inserimento’ per andare al nido.

Prego porgere kleenex e generi di conforto.

Oggi, suo secondo giorno, è andata senza problemi in braccio alla educatrice (a voce altissima. “AMOOOOOOOOORE, CIAO! SONO ELENA!”) la quale mi ha liquidata con un “ah si, ripassa pure tra un’oretta o due”…CHEEEE? Ma non sarei dovuta rimanere un pochino pure oggi e POI andare? No?.. Ma… io..veramente…ehm…sssì…ehm…vado allora, eh? Ehm…vado? Ah, esco…di là, graz……SLAM. La porta si chiude e io sento vociare “IL TRENINOOOOOO! TUTTI A FARE MERENDAAAAA!”. La scena successiva mi vedeva parcheggiare il passeggino fuori, accanto agli altri, ad una lentezza inaudita, mentre buttavo l’occhio dentro, sbirciando dalle vetrate. Dissimulavo una certa rosicatio non petita, avendo IN-soddisfatto la mia curiosità che voleva abbeverarsi alla fonte del ‘guarda tua figlia che si fa i cavoli suoi co’ l’artri bimbi’.

E così ho potuto:

-prendere un cappuccino al bar, mentre orde di madri in tuta-seconda pelle e capelli a postissimo, si preparavano a fare dello jogging.

-passare alla palestra vicino casa, per tentare nuovamente di organizzare un qualsiasi sport, svago, corso si nuoto. I miei muscoli (ma ci sono, ancora, là sotto?) non toccano attrezzo di palestra -o intento fitness-oriented- da 4 VASTISSIMI anni.

-farmi largo tra la raccolta differenziata di cui sopra e gettarne la metà

-mettere in ordine quella miriade di oggetti, documenti, pezzi di altri oggetti, da riattaccare con attak o riunire ad altri pezzi più grossi nelle loro apposite scatole. (ci fossero degli svuota-tasche’ grossi come vasche da bagno, ebbene, io li riempirei)

…indi riandare al nido e trovare una Puzzolilla tranquilla come una Pasqua, la quale pare abbia ruzzolato giuliva tra tappetoni e cuscini senza piangere, rompere, farsi problemi per l’assenza di mammà.

Per usare le parole dell’educatrice: ‘una meraviglia! Questa bambina non si vede e non si sente!’

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