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E vedi però che FB (facebook) mi ha fatto cozzare nuovamente contro un qualcuno che ha riportato, VIVIDE nella mia memoria, le immagini di una serata di tanto tempo fa. Serata che per dovere verso i miei simili tutti, or ora andrò a narrare.

Partiamo dal pianerottolo, che ha la sua importanza. Luogo d’attesa, soprattutto se non conosci altri che la persone che ti ha portato, se sei nuovo del, chiamiamolo, “entourage”. Driin, fa un campanello stridulo e la porta blindata si apre. Sorriso di rito, si varca la soglia, ma ATTENZIONE! …veniamo bloccati sull’uscio. Sguardi perplessi mentre veniamo dirottati verso uno stanzino adiacente dove, ammassati, ci guardiamo attorno.

Il padrone di casa non è scandinavo. Il padrone di casa non è giapponese…eppure… ci ingiunge di toglierci le scarpe e di infilarci delle ciabatte appositamente impilate in un angolo…Ora: si si, tutto molto igienico, con ‘sto saporitno d’esotico che guardi signora mia, mi fa sentire tanto INTERNESCIONALL, ma se non sei avvisato prima, il pericolo buco-calzino sul pollicione o leggero fetore da scarpa da ginnastica, ti attende marrano. (senza parlare della calza di nylon che tu dici “eh vabbè che sarà mai una piccola smagliaturina, ci metto lo smalto trasparente, la blocco e via…tanto…STA SOTTO LA SCARPA”!)

Però…glissi e sospiri (o trattieni il respiro mentre slacci, a seconda dei casi). La motivazione di questa richiesta, però, la capiamo subito dopo. Il tipo in questione, con ampio gesto della mano, ci mostra il suo nuovo, costoso, lucido, fragilissimo…parquet. Trattenendo tra me e me varie considerazioni sul concetto di “mettere a proprio agio”, scivolo silenziosa sul pavimento ligneo e guadagno il divano. 

Sarà finita qui?? NOOOOO, perchè la serata prevedeva cena -da preparare- e partita in TV. Come da migliore tradizione italica, le donne vanno in cucina e l’oMMini si dedicano alacremente ad una delle attività preferite in caso di match sportivi: sbafano papatine e pop-corn. L’ occasione si presta anche per un tour da “ti mostro casa” e quindi ecco il bagno (lavate le mani) e indi la cucina. Immacolata, coi pensili lucidi da brillantina Linetti, non uno sgarretto, non una maniglia pendula, non un cracker sbocconcellato in bellavista.

Ansia che sale.

“bella! E’ nuova?”

e il padrone: “era di emiei genitori. Ha 35 anni, questa cucina qua”. (punto. Nel senso che il punto a fine frase s’è abbattuto come un macigno, tanto sembrava indicare il detto-non-detto “e quindi se mi si rovina stasera me la ricompri nuo-va”).

Tiro su col naso, ostento un attacco di silicosi e mi volto dall’altra parte. Nel mentre, la fidanzata, tira fuori una serie di taglieri (giuro, saranno stati 8, 10…mah) bianchi “sennò si rovina il ripiano” che, MERAVIGLIA, non so come sia possibile, ma non hanno praticamente il segno delle lame sopra. Medito sul fatto che probabilmente LUI li andrà a ricomprare ogni settimana a Coin Casa.

Finalmente approdiamo tutti quanti al lungo tavolo, divoratori di popcorn e cuoche fidanzate. Ci si appresta a sbafare un classico dei classici: le pennette all’arrabbiata…senonchè accade l’IMPONDERABILE: al rallentatore come la scena madre di un film, una pennetta fa un tuffo carpiato dal cucchiaione, spetasciandosi sulla tovaglia IMMACOLATA…. rapido sguardo d’intesa tra i commensali, altro sguardo in direzione del padrone di casa che non si era accorto di nulla e lesto movimento con scatto del polso che porta il piatto a coprire la macchia di sugo.

ANSIA.

Come è finita la partita? Diciamo che per me, grazie al sentore di manico da scopa infilato nel…ehm…che lasciò in molti di noi, quel tipo non fece altro che un bell’autogol.

Eh!

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