companatico

Un cliente del maritozzo, in libreria, chiede lo “sconticino” su un volumetto da pochi euro. (Una libreria che già applica uno sconto in automatico su tutto cio’ che si acquista in negozio -no co’ le tesserine, li punti, i premi fedeltà, le svendite. Sempre.-)

Il maritozzo si guarda il cliente e gli fa:

“vediamo: un ulteriore sconto, mi diceva? ….

Equivale, su questo libro, a circa 90 centesimi. …. ….

per lei un caffè, per me, il pane.”

(arrivederci! Come direbbero in autostrada)

17 commenti

Archiviato in Finanza - Economia, Lavoro, per bocca d'altri, Quotidianità?, Società e costume, Solidarietà, un'accettata

a fine maggio mi accomiatai con un cappuccino.

Sergio è romano de Roma, ma ha degli occhi orientaleggianti un -bel- po’ furbetti. Capelli e barba di un invidiabile sale e pepe artisticamente distribuito con grande grazia. Sergio è diventato nonno di Asia da pochissimi giorni ed Asia non arriva a pesare tre chili. Quando mi dice “è piccoletta…eh”‘, gli ‘sparluccica’ lo sguardo e quasi si confonde, nello schiumarmi il cappuccino.

Domani sarà una settimana che mi fa iniziare la giornata con un cuore di cioccolata, trafitto da una freccia, disegnato con sciroppo di cacao, che è un peccato deturpare versandoci sopra lo zucchero.

Passo da là, perchè arrivo sempre con un anticipo tale da permettermi la tipica colazione italica e due chiacchiere terapeutiche.

Poi si va al corso di formazione. (retribuito. Che uno dice ‘eh certo’. CERTO un ciufolo, rispondo a chi lo ha pensato: avete letto gli annunci di lavoro ultimamente?  Eh, ecco…così stiamo messi in Italia.)

Se tutto andrà bene, poi si passerà a (almeno) sei mesi di precariato. Poi, se Santa Assunta ci mette la firma, magari divento sua omonima. Ma non precorriamo i tempi, che il bello di non avere poi nulla da perdere è una lucidità che forse mai ho avuto così limpida nella mia vita.

‘le faremo sapere’, ma per quanto mi riguarda, Signori, si ricomincia.

🙂

25 commenti

Archiviato in Lavoro, Quotidianità?

CV? Posso riscriverlo così?

 

gradita foto

 

DATI ANAGRAFICI:

Michela Frare è nata il 18 di settembre, quasi perfettamente in linea con le previsioni che il ginecologo aveva fatto a la su’ mamma. Un giorno che divide con Greta Grabo, mica robetta. Abita in una via ad un tiro di schioppo da dove è nata e cresciuta, ma è stato un puro caso. Il telefono fisso ce l’ha sebbene senza un cordless si senta ormai una donna persa. C’ha pure quello cellulare, con lo stesso numero da svariati anni, la fotocamera, ma non ‘touch’. Automunita, e anche motomunita per estensione: suo marito è il centauro e lei fa la passeggera.

EDUCAZIONE:

In linea di massima è una personcina ammodino, ma non farla incazzare. Dopo essere stata traumatizzata dalla scuola di suore francescane, NON ha seguito le sue inclinazioni artistiche andando ad esaudire le mire genitoriali che la volevano al classico. In effetti, dopo il primo anno in cui ha vissuto di rendita, non è che abbia proprio brillato sempre: ‘è così intelligente, sa? Ma non si applica’. Ha quindi ripiegato sull’Università, dopo l’esito negativo all’esame di ammissione alla scuola di grafica di Urbino, mollandola dopo qualche esame, che vivere da sola ed essere responsabile ed artefice della propria indipendenza le pareva cosa migliore et giusta…siccome-che gnaa faceva più a casa sua per tutta una serie di ameni motivi molto in linea con ‘La piccola fiammiferaia’. Essendo poi innamorata del Regno Unito fin dalla più tenera età ed avendo dato il suo primo bacio in un negozio di giocattoli a Oxford Street (al piano ‘casa di bambola’ per la cronaca), non poteva esimersi dal formalizzare questa unione con il first certificate e quindi l’advanced. Peccato aver dovuto sospendere il corso per il proficiency, che l’avevano assunta e si doveva pagare le bollette, prima del terzo certificato. Indi frequenta un gagliardo corso di formazione ‘customer relationship management’ che di fico c’ha solo er nome.

ESPERIENZE LAVORATIVE:

Tante, signora mia, tante e senza tema di affrontare un cliente incazzato che ‘la pizza è bruciata’ passando per il telefonico ‘no grazie non ci interessa’ sorvolando il ‘si capo ha ragione lei’ e trascorrendo ere appresso a autori Tv e stelline di vario genere. A volte addirittura simpatiche. Si è usato il pc, si è imparato -mica male- tutto da autodidatta e recentemente si era iniziato un rapporto non privo di scogli col Mac.

HOBBIES:

come sanno i frequentatori del mio desco, so cucinare, vivaddio. Come sanno gli amici di vecchia data, ho cantato parecchio e sotto la doccia lo faccio tuttora. La frase che tra le altre mi identifica è ‘a home without a cat is just a house’ dacchè se ne deduce che ne posseggo, di felini. Due. Mi piace scrivere, ma talvolta mi sembra di scordare come si faccia. Vorrei farlo a mano, ogni tanto, preferibilmente con una stilo dal tratto morbido e la china blu oltremare.

ASPIRAZIONI:

Avere tempo.

22 commenti

Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", Lavoro, Scemitudine

assonanze

All’uscita dal nido, un padre al telefono che parla al cellulare di magazzini e utensili vari, circumnaviga il giardino dell’asilo passando varie volte sotto il naso della  puzzolilla .

Rachele: “Mamma come si chiama que’ bimbo?”

io: “Claudio…hai sentito? Lo chiamava così il suo papà”

Rachele (decima volta): Mamma come si chiama que’ bimbo?”

io: “tesoro, si chiama Claudio…Cla-u-dio”

passano 5 minuti e finalmente dopo aver fatto hop-on/hop-off dal muretto per ‘ste comode 600 volte la puzzolilla ritiene siano maturi i tempi per salire in macchina.

R: “mamma?…”

io: “….eh?”

R: “dov’è LAIDO?”

io: “CHI???”

R: “Laido! …Lo chiamava così il suo papà”

10 commenti

Archiviato in de gravidantia... & poi

Rosa è un bel tramonto, non trovi?

Si fanno promesse che suonano come quelle rilucenti delle sere d’estate. Là è tutto possibile, eterno sotto le stelle di un firmamento sgombro di nubi, terso come i cieli di luglio.

Cosa ti può toccare mentre sei intrisa di giovinezza, immersa nella seta di una pelle senza rughe. Attorno il crepitio di un falò e l’incanto della costruzione di ricordi che tintinneranno negli anni a venire.

A me toccò una paura concreta e millimetricamente dura. Qualcosa che gravitava nei pressi del cuore, fisicamente parlando.

A me toccò qualcosa che poi si rivelò nulla, ma solo poi. Nel mentre ci fu la visita, le analisi e l’attesa. Tutto incredibilmente lungo, nei ricordi. Tutto tremendamente in linea con una storia di famiglia che ha visto mio padre andar via a causa di un tumore. 

E allora oggi, in questa giornata, voglio fare una promessa stabile come un giardino d’inverno. La voglio granitica e nobile come il marmo rosa, la voglio dedita e dedicata a mia figlia, alla speranza di non lasciarla mai sola. La voglio condivisa, come le Donne sanno fare.

11 commenti

Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", Attualità, per bocca d'altri, Salute e benessere

l’ho scritto sulla sabbia, cosa vorrei:

smile, without a reason why

cosette racchiuse qui. Il sole gentile, il mare poco mosso, giochi da bambini da fare coi grandi, ironia e creatività spicciola, un po’ di solitudine per scelta, un vezzo in cima alla testa.

Che sia una piuma, un anemone, una bella idea.

 

11 commenti

Archiviato in mi salta in mente

luoghi comuni

Ieri stavo facendo una manovra (nella mia via che è parecchio stretta) e un simpaticiUissimoU autista con il suo furgoncino dello SDA decide di mettersi praticamente affiancato a me, così, in mezzo. C’era là accanto un indigeno della suddetta via (si, qui si tratta di persone-autoctone che si so’ tirate su le casette basse abusive negli anni ’60 e ci sono cresciute dentro: figli, nipoti, cugini ecc) che gli fa notare che “ce sta aa signora che sta a ffà manovra” rinforzato dal mio “scusi ma non può andare DUE metri più avanti per favore? (quello mi guarda come se stessi parlando un dialetto di una minoranza etnica qualsiasi dispersa nella jungla equatoriale) magari se potessi non stare proprio molto scomoda a fare la manovra che avevo già iniziato…”…

bene, il simpaticone si eclissa dietro al furgoncino, io penso “lo starà spostando” e invece l’indigeno mi fa “Ahò, quello se n’è annato”. Sgrano gli occhi, lancio un “ma io dico…ma…ma è possibile?” e per tutta risposta l’indigeno replica “Pe’ forza, è negro!” e in pratica decide che io, essendo DONNA, non ce la facessi ad uscire da sola e letteralmente infila le mani nell’abitacolo girando il volante e dicendomi al millimetro le cose che dovevo fare, sostenendo che se avessi continuato ad indietreggiare sarei andata a “struscià contro ‘r muro”.

A niente è valso fargli presente che conosco la via e che quel muro lo tenevo perfettamente d’occhio con una cosa che si chiama ‘specchietto retrovisore lato passeggero’. Non c’è stato verso e alla fine, per chiudere il capitolo e uscire da là, mi sono rassegnata ad indossare la fascia ‘donna al volante pericolo costante’.

Peccato non aver rincontrato il tipo dello SDA a stereo acceso. Magari per la gioia dell’indigeno signore avrebbe iniziato a ballare che si sa, ‘i neri hanno il ritmo nel sangue’.

13 commenti

Archiviato in per bocca d'altri, Popoli e politiche, Quotidianità?, Scemitudine, Società e costume, Solidarietà

dreamin’

Non ricordare nemmeno più un sogno vorrà dire cosa? Che sono talmente brutti da essere cesoiati dal ‘conscio’ non appena sveglia? Che sono talmente insignificanti da assomigliare ad un tiggì di Studio Aperto? Che sono talmente particolari e dettagliati da essere visibili solo nello stato di trance onirico?

E in quest’ultimo caso, allora, che faccio? Sniffo funghetti allucinogeni?

si beve dalla tazza, eh?

Resta-il-resto che, al momento per l’umanità occidentale tutta, è un lungo e non riconosciuto lavoro casalingo, che si dipana tra computer lenti per ricerca nuovi posti di lavoro, occasionali visite/uscite con amiche in congedo maternità o con lavori flessibili (mai avuto il piacere), lunghe liste di cose da stirare-cucinare-mettere a posto-riparare. Chiaramente ‘on top’ c’è sempre la Rachelilla. Lei, quando è a casa, tollera pochissimo non essere al centro perenne del mondo di chiunque deambuli nei pressi. Ben contenta di avere riportato in auge la parola ‘schiavismo’, guarda la su’ mamma farsi spesso zerbino e credo stia sviluppando una perfidia che solo i bambini esercitano come solida corrente artistica. 🙂

Detto cio’ ormai stiamo unpezzo avanti e:

  • la sponda del lettino è pronta a finire in soffitta
  • il pannolino è stato tolto quasi due mesi fa con ottimi risultati e non avendo più fatto pipì nemmeno di notte, presumo sia sulla via del non ritorno anche per le ore notturne. Ergo anche il fasciatoio è stato smontato ed è diventato ‘solo’ un mobiletto dove troneggiano paia e paia di scarpe da scegliere al mattino “Mamma, le scappe coi buchini no, vojo le COCCS” (le crocks)
  • le sue preferenze gastronomiche stanno sempre più virando su cose tipo ‘saRciccia con i fagioli’, ‘zucchine si, ma solo trifolate con la cipolletta’, ‘cioccolato oh yeah’ (prima era disgustata). Insomma, un palato fine e delicato come mammà.

Ringrazio d’avere la possibilità di vederla crescere, di seguire questi progressi incredibili che sta facendo, così, di corsa come tutti ci avevano paventato (“ti volti un attimo e vanno già alla materna e tu ti chiedi che fine hanno fatto tre interi anni”), ma parimenti non posso che augurarmi di riprendere a fare anche altro, per la salute finanziaria della famiglia, per la mia salute intellettiva e fisica (provate a stare mesi e mesi a casa e poi vorrete andare a lavorare in miniera, piuttosto 😀 ), per diversificare le giornate ed avere quei contatti umani che ci fanno più ricchi e, vabbè pure, più incazzosi ma anche interattivi.

Come ho scritto da ‘altre parti’ Michela morde, piuttosto che demordere

 

16 commenti

Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", de gravidantia... & poi, mi salta in mente, Quotidianità?

e il palloncino è omaggio

Tra i picchi di adrenalina concessi ad una casalinga, ce n’è uno che li batte tutti.

“L’INAUGURAZIONE DEL SUPER/IPER MERCATO”

Questa è infatti stata l’epifania mattutina. Enormi palloni rossi con la coda di bandierine in plastichina leggera, svettavano tra i pini del grosso parcheggio vicino all’asilo della puzzolilla.

Promesse di sconti, ribassi, omaggi, novità e pane caldo alle noci. Un orgasmo multiplo, in termini di casalingo-soddisfazione.

Mi sono quindi avvicinata, come un Ulisse slegato di fronte alle Sirene, sapendo già che il mio destino era segnato: avrei fatto anche io la mia parte nella psicosi collettiva che si è parata di fronte ai miei occhi.

Orde assassine di nonnette con i LORO carrelletti della spesa a scacchettoni beige/verde oliva/amaranto si accalcavano al balcone del “caffè e biscotti gratis fino alle 11.00!” pestando con sistematica perfidia i piedi della-qualunque altra persona deambulante fosse nei pressi. Mariti pensionati si interessavano moltissimo alla borsa omaggio con il logo del supermercato a grandezza naturale (dell’insegna di tutto il supermercato, intendo). Mamme con i passeggini si buttavano nella mischia della fila per la tesserina raccogli-punti e brandivano palloncini commemorativi a gruppi di 4, sebbene di pargolo ne avessero solo uno. Hostess impaurite gettavano prodotti al di là del bancone bardato coi colori sociali, un po’ come si darebbe il becchime alle galline.

Risucchiata dal vortice mi ritrovo dentro e penso “ma si faccio solo un giro per vedere com’è ed esco”. Ma LUI, ovvero la figura iperuranica che progetta il percorso di questi lubrici luoghi di perdizione, SA che cio’ non avverrà MAI. Il suo lavoro è tentarmi, adularmi, concupirmi con i suoi cartellini che sussurrano all’orecchio della massaia ‘meno 50%!’  e così mi ritrovo non so come tra le mani.

  • due bottiglie d’olio
  • una multicolore confezione di pasta ‘Cenerentola’ dove ogni pezzetto ha la forma di cocchio, fatina smemorina, topino, dama al ballo, scarpetta di cristallo e così via
  • della porchetta di Ariccia
  • un bustone di verdure miste giàlavatetagliateolé
  • altro che ho rimosso avendolo carpito in stato di trance

Nel mentre il supermercato trasuda persone, carrelli impazziti, inservienti con la pazienza azzerata già alle 09.45 della mattina e…

….i ‘Manager’. Spiccano come gli ‘sbirri’ nei polizieschi ammerechéni. Sono là come corpuscoli esterni, con i loro abiti e le cravatte, parlottando e guardando la massa che si dipana stando immobili e risultando, di fatto, un ostacolo perenne conficcato esattamente nei punti nevralgici tra una corsia e l’altra. Uno che presumo essere il responsabile del punto vendita espone con un filo di apprensione la sua ‘strategia’ ad un algido personaggio che mette pensosamente la manina sotto il mento: “…e così abbiamo sistemato la merce in questo modo, siccome il focus era senz’altro quello del sottocosto…..”

“Allora sei TU!” penso io. Poggio la pasta-cenerentola e mi dirigo all’uscita.

L’olio, la porchetta e la pasta li ho presi, però, che si sa, era un’offertona.

(arrendetevi: l’avranno sempre vinta ‘loro’!! 😀 )

13 commenti

Archiviato in Finanza - Economia, per bocca d'altri, Quotidianità?, Scemitudine, Società e costume