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sQuola (con preghiera di diffusione)

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Ho verificato con l’Istituto stesso la veridicità del documento, prima di pubblicare.

Ma ora divulgo questo “grido” purtroppo troppo isolato.

Io ho una figlia e questa figlia ha diritto all’istruzione, ad un luogo sicuro dove essere educata, dove vedere allevata e tutelata la sua curiosità, le sue attitudini e la sua intelligenza.

Un posto dove le insegnino anche il senso civico, l’amore per il paese in cui vive, il rispetto verso chi si impegna e quel minimo di giusta meritocrazia che non passa per veli, veline e vele di yacht a porto cervo.

….

Ma…

Ma poi mi arriva questo –> appello

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La voce delle cose.

Una caffettiera, pronta, sul fuoco. La tavola della colazione apparecchiata. Il surgelato tolto dal freezer la sera prima, così da cucinarlo per cena.

L’accensione del riscaldamento, puntato alle 06.oo. Perchè è bella, una casa calda.

Vestiti lasciati per terra, perchè è stata una notte d’amore e non si vede l’ora di svegliarsi abbracciati, insieme, il giorno dopo.

Il cellulare in carica, “che domani chiamo mia madre e le dico che la terra trema ancora, ma è tutto a posto e nel week end torno a casa, tanto ormai l’esame l’ho dato. Sto per laurearmi, mamma!”

Solo che poi quel giorno dopo non è arrivato. Almeno non come ci si aspettava, augurava.

Un mese fa.

by ~AlphabetAlphabets (deviantart)

by ~AlphabetAlphabets (deviantart)

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επίκεντρον

Quando mi ha svegliata mio marito stanotte, ho realizzato subito cosa stesse accadendo e ho circumnavigato la stanza con gli occhi, recuperato lo stato di veglia e pompato adrenalina. Si muoveva tutto, scricchiolava tutto, dondolavano i pensieri e le ipotesi, con rabbiosa fretta.

“Rachele. Si sarà svegliata, cosa faccio, la prendo in braccio? La tengo con me, mi alzo, vado in strada…e qual è un posto sicuro in caso peggiorasse… sotto un tavolo, si diceva…no, quello del salotto non si può, che è di cristallo…quello in cucina, della nonna, di legno solido con la lastra di marmo sopra, che se cadono robe forse le ferma? Aspetta..sta smettendo…aspetta…aspetta di vedere se ricomincia”.

Ma poi abbiamo spento la luce ed ho tentato di dormire. Ce l’ho fatta solo dopo un bel po’, perchè intanto tra me e me sapevo “Se è stata così qui…cosa è successo, all’epicentro?”

Costernazione ed impotenza, verso tutti quei bambini che hanno perso la vita o le loro mamme, stanotte. Dolore per chi non c’è più o per chi ha perso tutto.

La Natura ci ricorda che Lei può tutto. Dovremmo tenerlo più a mente.

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se possiamo, facciamo qualcosa:

Il Centro lancia una sottoscrizione
per aiutare i terremotati

Il quotidiano d’Abruzzo “il Centro” di concerto con il gruppo editoriale Finegil-Repubblica-L’Espresso e con le Casse di risparmio dell’Aquila – Carispaq, di Pescara – Caripe e di Teramo – Tercas lancia una sottoscrizione popolare per aiutare le famiglie aquilane sconvolte dal tremendo sisma del 6 aprile.

Chiunque volesse contribuire con una somma in denaro può farlo utilizzando i numeri di conto corrente sotto elencati:

Banca CARISPAQ SPA
“Vittime terremoto L’Aquila”
Codice Iban: IT 53 Z 06040 15400 000 000 155 762

Banca CARIPE SPA
“Raccolta fondi pro terremotati d’Abruzzo”
Codice Iban: IT 19 B 06245 15410 000 000 000 468
presso Banca Caripe Spa Sede Pescara
Corso Vittorio Emanuele 102/104 – Pescara.

Banca TERCAS SPA
“Raccolta fondi pro terremotati d’Abruzzo”
Codice Iban: IT 48 L 06060 15300 CC 090 005 35 65
presso Banca Tercas Spa Sede Teramo
corso San Giorgio 36 – Teramo.

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Roma-Piobbico-Urbino

Bello il caso e le persone.

Belli i posti giusti al momento giusto, mica no. Ma alcune volte, nel posto sbagliato al momento sbagliato, qualcosa di buono accade.

Avevo appena finito la scuola e dovevo decidere del mio futuro, avendo in mano il tanto decantato diploma di liceo classico (che a tutteggnénte ti prepara nella vita) e 500 buone ragioni per cercare di scappare lontano da casa quanto più mi fosse possibile.

Come in primis si fa, soprattutto quando potenzialmente hai ancora in mano il mondo intero, ho iniziato dai miei sogni. L’ho fatto guardando un po’ più a nord, verso una delle città di studenti più belle d’Italia: Urbino. Là c’era e ci dovrebbe essere ancora, la sede dell’ISIA (Ist. Superiore per le Industrie Artistiche) unica scuola parificata all’Ist. delle Belle Arti, in cui tentare di diventare grafico pubblicitario e/o illustratore.

Là, trovavi gli artigiani della matita, i virtuosi del bozzetto, i maniaci della prova colore con la tempera e corridoi vestiti di disegni, vere opere d’arte, di prove-packaging, di schizzi e illustrazioni di fiabe per bambini.

Studenti eclettici ed evidentemente (ai miei occhi almeno) illuminati dal sacro fuoco dell’Arte, si aggiravano con occhi di diamante, sorrisi d’avorio, scintille d’oro tra i capelli. Tutto era così o mi sembrava tale, ma in fondo lo sai, non fa differenza.

Per accedere al mondo fatato bisognava passare un difficile esame di ammissione. Attitudinale, non serviva provenire necessariamente dall’artistico, dicevano. Le domande erano circa 400 ogni anno per 25 posti disponibili. Si faceva una prima prova scritta ed in caso si passasse quella, si rimaneva in circa 120 persone per il secondo test. Io questo esame l’ho tentato due volte, ma non è questa la vera storia… Il primo anno in cui mi sedetti tra quei banchi, in un’ aula magna che ricordava un anfiteatro, mi tremavano le gambe, lo stomaco aveva dato il meglio di sé per tutta la notte ed ero sola e spaesata in mezzo a gente di tutta Italia. Dietro a me, sedevano dei ragazzi.

Uno di questi, Daniele, proveniva da Piobbico, un piccolo paesino vicino ad Urbino e tentava l’esame per la sua terza volta. “Sai, Roma (per me lui era “Piobbico”) se non lo passo quest’anno giuro che non ci provo più, ma entrare qui dentro è la mia vita, non so davvero cosa posso mettermi a fare se non questo” … lui ed il suo amico furono la mia ancora, il mio mondo, i miei amici in quei giorni…anche alla seconda prova, a cui accedemmo sia io che Piobbico, ci unì un sentimento da impresa titanica, da salto col paracadute, da fratello e sorella legati da un comune destino…. Poi io purtroppo, non superai la seconda prova. Lo seppi da Roma, con una telefonata, mentre i residenti e le persone delle cittadine limitrofe, sarebbero andati sicuramente a vedere le liste alla scuola. Il mio cuore era là con loro, le mie gambe là, mentre entravano nel portone della meravigliosa sede, i miei occhi sui loro disegni, le mie dita a temperare matite colorate.



Decisi di ritentare almeno un’altra volta, l’anno dopo. Così feci…la stessa trafila, il cuore in gola ai risultati della prima prova, ripassarla e sperare, stavolta sperare con tutte le forze.

Passai.

Eravamo solo in 100, a scaglioni ci fecero dare il meglio di noi su dei temi proposti in classe…poi il colloquio individuale ed io che mi metto il mio non – accento più bello, quello delle cene “materne” dove essere apolide è una virtù … e là stupore degli occhi, Professore coi candidi capelli bianchi -che manco Albus Silente in Harry Potter- che esclama “Sentite! Viene da Roma ma non si sente” … ed io uscita da là, stordita dalla prova, dalla maschera, dalla tensione, guardo davanti a me e vedo. Vedo un sorriso che mi aspetta.

Era Daniele, Piobbico, che l’anno prima era finalmente stato ammesso. Era andato appositamente a guardare gli elenchi per vedere se “Roma” ci avesse riprovato e, durante le sue vacanze, era salito fin là solo per salutarla e dirle “hey, in bocca al lupo, ti voglio vedere a scuola, quest’anno”.


Sai, purtroppo sono arrivata solo nel secondo gruppo dei “lucky 25” e non sono mai più entrata in quella scuola, ma credimi quando ti dico che un’attenzione come questa, questo episodio gratuito ed inaspettato, maturato nell’arco di una prova d’esame e vissuto per un anno per poi riproporsi con la bellezza di un pensiero, di un sorriso, in quella splendida città che è Urbino …beh, ha lasciato dentro di me un disegno magnifico, che io non posso che serbare come una delle più belle opere d’arte che la mia personale memoria di umanità varia, mi abbia saputo regalare nella vita.

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Jobs. (anche col tempo indeterminato, credete, siamo silurabili tutti)

Mentre divento campionessa galattica di sorrisi in PVC già dalle ore 09.10 del mattino ricevendo altresì lo scettro di Miss cloruro in polivinile 2009, mi aggiro per i lidi internèttici come fossi un fumatore che s’è fatto un voletto transoceanico senza poter aspirare dosi.

Il tutto perchè, my darlingS, nel contesto ufficiesco nel quale mi muovo attualmente, (ma già muoversi indicherebbe forse una certa attività implicando anche la possibilità di un qualche interesse, cosa che invece non accade) leggerVi, googleare (leggi “gugolàre”) con parole a casaccio, controllare e scrivere posta, aggiornare lo status su facebook e robine similari, rappresenta l’unico valido appiglio che psicologicamente mi salva dall’aBBrutimento completo. Poi vai a capì, magari stanno monitornado in mio navigare sì da inventare altri motivi da licenziamento per giusta causa: “durante le ore di lavoro utilizza il mezzo telematico per i suoi scopi personali” (sè, solo io secondo te….). Peccato che sarei ben più volentieri rimasta nel mio settore di appartenenza dove il lavoro c’è ECCOME, se solo non fossi stata dirottata (...deportata?) verso un altro, anzi, per amor di precisione, in quello che -senza tanti premboli- puzza di morto …etichettato dalla capa del personale come “quello che con più difficoltà arriverà al nuovo anno“.

Ma che ci si può fare…eh… io ero fuori in maternità e mica potevo pensare di rientrare con le mie mansioni, no?? Ci sta già una pletora di sfruttati, sottopagati, in alcuni casi inesperti giovani ragassuòli con contratti a tempo. Quelli si che vanno tutelati e poi mandati a casa e poi ripresi e poi ributtati ecc ecc ecc… Io in fondo che pretendo? Sono giusto 5 anni e passa che faccio questo lavoro, ho un mutuo ed ora una bambina…Affari miei che azzardo a procreare ed a svenarmi ogni mese per poter lasciare a Rachele una casa sua e non un contratto d’affitto. Affari miei, che non mi sono messa dal primo giorno in ispettorato, vivendo così la mia panzitudo in maniera casalinga, andando anzi a lavuràr -coi mezzi- fino all’incipit del nono mese, cazzarola! Ma guarda te che pretese.

Interessante, nevvero? E sono in ottima compagnia, lo so. E sono anche più “fortunata” di altri/e, che non avendo un contratto a tempo indeterminato, non sono nemmeno tutelati fino all’anno della prole.

Resta anche il fatto che tutte le parti più ironicamente divertenti manco le posso ancora scrivere. Ma lo farò. (poi ne faccio un libretto di memorie, poi me lo pubblicano, poi lo traducono in 16 lingue diverse, poi mi comprano i diritti e ne fanno un film che viene visto all around the world, da là un sacco di merchandising e gadget con le paillettes, poi divento ricchissima e scicchissima da avere nei salotti bene a mangiare cioccolatini e sorseggiare té. …E visto che ci siamo Babbo Natale esiste.)

Da Giugno (dal 1° per l’esattezza), sicuramente, avrò tutto il tempo…

Ma dovreste vedermi…ah se solo mi vedeste… serafica come un cherubino, carina e coccolosa come avrebbero detto i pinguini di Madagascar, tranquillina come un serial killer tra un omicidio e l’altro, insomma.


…Più asce per tutti e buon martedì!

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fiumi di inchiostro…

…. immagino verranno spesi da chi, come me e più di me, si indigna d’essere ORA un cittadino italiano. Che paese dello stivale, sul serio, che siamo diventati.

Ma io davvero non riesco ad esimermi dall’esprimere il mio più totale SCHIFO verso la ridda ignobile di leggi, emendamenti, tiri di pietre e lapidazioni su pubblica piazza, sull’indecenza, l’incoerenza, la mancanza di memoria storica e della più elementare pietà.

Ma COSA_DIAVOLO vuol dire la schedatura dei clochard? Cosa la tassa sul permesso di soggiorno, cosa l’autorizzare associazioni di cittadini che facciano letteralmente delle ronde “non armate” per segnalare eventuali situazioni di pericolo (perchè, ora io non avrei il sacrosanto diritto di denunciare tali situazioni alle autorità?? Ah no??) COSA, ancora e per di più, la possibilità di rendersi delatore d’un immigrato che si rechi ad un pronto soccorso per farsi curare??? Cosa vogliamo fare, quindi? Raccogliere cadaveri di poveracci che per una ferita sono andati in setticemia? Di donne che partoriscono sotto un cavalcavia? Ma dove è finita la costituzione, dove la carta dei diritti dell’uomo, di quelli del bambino, dove le pagine di storia nelle quali siamo stati NOI i primi immigrati in altri paesi?…E’ finita nel bagno del Berlusca? In quello della sede della Lega Nord? Ci si puliscono il culo, santo dio?

Ma voglio concludere con una chicca su toni decisamente più stupidini ma che a mio parere va ad ingrossare le fila degli articoletti classificabili come IDIOTI. Vado a citare:

Art. 7.

(Disposizioni concernenti il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui)

1-bis. Chiunque vende bombolette spray contenenti vernici non biodegradabili ai minori di 18 anni, è punito con la sanzione amministrativa fino a 1.000 euro.

…ah ecco…a posto. Io cartolaio, se viene uno studente di belle arti oppure un ragazzino che vòle ridipinge aa bicicletta, beh, io nun je la vendo, la vernice, che poi me imbratta aa città mmia.

Perchè il problema deve essere del cartolaio, del medico, dell’agente di polizia senza mezzi e sottopagato, dell’immigrato che a stento è sopravvissuto a un viaggio della speranza, mica di un paese che oltre a far uscire leggi come fossero diarrea, si occupi anche attivamente di farle rispettare, di far davvero pagare la giusta pena, di iniziare da chi getta la carta per terra e finire con chi è stato condannato e si siede in parlamento.

Ma si, dai,  che si continuino a sprecare fiumi di inchiostro.

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Siamo Solo Geni.

dobbiamo essere grati,

dobbiamo essere grati,

dobbiamo essere grati.

La realtà, ci dovrebbe colpire in faccia molto più spesso, invece. Dovremmo sentire il gelo pungente della disperazione altrui, farci scarnificare dai suoi milioni di spilli e com-patire nel senso più completo di questa parola. Dovremmo “sentirci con”, perchè, Signori e Signore, siamo tutti fatti di carne e sangue. Siamo poco Geni, ma composti di geni.

Che a volte non funzionano. Che altre smettono di funzionare in bambini che si spengono piano, come Luca, appena visto in un intervento tv nella lunga maratona che Telethon è.

Leucodistrofia, la malattia che l’ha colpito. Ad un anno.

Ha prima smesso di camminare. Poi di parlare, quindi di mangiare. Ora non vede più. Sono affranta dal dolore, per lui, per i suoi genitori, per il fratellino.

Aiutiamo la ricerca, facciamo qualcosa. Tutti.

http://www.telethon.it/Pagine/homepage.aspx

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