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Auguri di cioccolato e mille amenità ingrassanti

 buona pasqua belli de casa!!!

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bimba, gatta, lucine, albero decorato, regalini, famiglia.

…a Roma si dice “ABBASTA, ABBASTA!”

stregolilla e gatta di stregolilla

in soldoni, miei cari…

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che palle ! …ma stavolta sono di Natale! ;-)

Notizie imperdibili, sulla stampa italiana. Il mio aver ritrovato il cappuccinificio sembra quasi uno scoop, al confronto.

Che so, il Nano Premier che va al cinema con la figlia, la suocera (la suocera?? No, dico, ma stiamo pazziando??) di Tiger Woods che ha un malore, o come suggellare la tua televisione dando poi la sospirata disdetta alla Rai (quantomeno pittoresca come ipotesi di soprammobile, in effetti). Poi apprendiamo anche che per dormire a Dubai spenderemmo l’equivalente del tariffario di un ostello… ma francamente nella palmona o dell’albergo a vela, per quanto bello potrà essere, non risiedono i miei desiderata più ferventi che riguardino méte viaggesche.

Mi accontenterei di un week end a Mantova, che non ho mai visto, o di un viaggio in treno fino a Parigi: domire in cuccetta e svegliarsi con la Tour Eiffel sullo sfondo.

E voi che fate, come state? L’albero è addobbato? (a Roma “s’è addobbato” si può tradurre con un “è cascato rovinosamente”… io, con due gatti e una figlia di 18 mesi, mi sento intrisa di probabilità d’addobbo) Il presepe è abitato? State tenendo da parte il bambinello o ce l’avete INCOLLATO al pavimento della capanna, come accade al mio?

Quest’anno cerco di recuperare un po’ di buona volontà e di creatività natalizia. Tra l’altro ora che c’è la puzzolilla sarà ancora più bello festeggiare e stare insieme.

Non so dire da quant’è che aspettavo il momento del riscatto: l’espressione Joyful Christmas ha di nuovo un suo perchè e voglio essere l’artefice dei bei ricordi che la mia bimba porterà con sé.

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I’M DREAMING OF A WHITE XMAS.

DI FRANCESCA COMENCINI

Caro direttore, leggo sui giornali dell’operazione “White Christmas”, messa in atto dal sindaco di Coccaglio, che consiste nell’individuare, casa per casa, tutte le persone straniere non in regola e cacciarle, in vista del Natale. La notizia mi colpisce, non solo per l’idea di accoglienza, di cittadinanza e di cristianità che la sottende, ma anche perché Coccaglio è il luogo dove riposano i miei nonni, Cesare Comencini e Mimì Hefti Comencini. Per loro mi sento in obbligo di scrivere questa lettera.

Mia nonna, figlia di una famiglia svizzera tedesca, si innamorò di mio nonno Cesare e per sposarlo dovette combattere contro tutti i pregiudizi di cui gli italiani erano vittime nel suo paese. Gli svizzeri tedeschi non amavano gli italiani, li consideravano sporchi, primitivi, ne avevano paura, al massimo li impiegavano nelle loro fabbriche o per pulire le loro case. Ma mia nonna non cedette, si sposò con il suo Cesare e venne a vivere in Italia. Mio nonno era di origini modeste, ma con molti sacrifici era riuscito a laurearsi in ingegneria. Tuttavia in Italia non riusciva ad assicurare una vita sufficientemente degna a sua moglie, e ai loro due figli che nel frattempo erano nati, mio padre, Luigi, e suo fratello Gianni. Vivevano a Salò, dove gli affari andavano molto male. Un giorno mio nonno decise di emigrare in Francia, aveva sentito che lì si compravano terre a basso prezzo, perché i francesi abbandonavano la campagna, e per ogni due francesi c’era un italiano. Così partirono.

La loro vita in Francia non fu facile, i miei nonni, poco esperti dei lavori agricoli, dovettero imparare tutto. Nel suo libro, “Infanzia, vocazione e prime esperienze di un regista”, mio padre racconta: “Ora riesce difficile immaginare com’era la nostra vita nelle campagne del Sud-ovest francese. Non avevamo né luce, né acqua corrente. Ma avevamo il pianoforte. Ogni sera, dopo cena, mio padre sedeva in poltrona, e, cullato dalla musica di mia madre, lentamente sprofondava nel sonno”. A scuola, mio padre, che quando arrivò in Francia aveva sei anni, veniva sempre messo da solo all’ultimo banco, e regolarmente chiamato “Macaroni”, come in Francia venivano chiamati gli immigrati italiani. Fu mio nonno Cesare a soffrire più di tutti per la lontananza dall’Italia. Mio padre ricorda che si era costruito una radio a galena, che tutte le sere si ostinava a cercare di far funzionare. Quando mio nonno si ammalò iniziò a dire “non voglio morire in Francia, non voglio morire in Francia”. Così mia nonna lo riportò a casa, in Italia, da suo fratello, a Coccaglio.


Fu sepolto nel piccolo cimitero di Coccaglio, dove molti anni dopo lo raggiunse mia nonna, che dopo la sua morte era rimasta a vivere in Italia, a Milano. I miei nonni sapevano cos’è lasciare il proprio paese per poter lavorare, cos’è essere stranieri, sapevano cos’è la dignità da salvare, per sé e per i propri figli. Al funerale di mia nonna ricordo che mio padre lesse quel brano del Vangelo secondo Matteo in cui Gesù dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Mia nonna era credente a modo suo, di religione Valdese. Ricordo un giorno, un venerdì santo, era venuta a trovarci a Roma per Pasqua, e io la trovai in camera sua, che piangeva piano e quando le chiesi perché mi rispose, asciugandosi in fretta gli occhi con il fazzoletto che teneva sempre nella manica del suo golfino: “Penso a Gesù, a come doveva sentirsi solo e impaurito nel giardino di Getsemani”. I miei nonni riposano nel cimitero di Coccaglio, che non è solo la casa di chi provvisoriamente ne amministra il comune in questi anni, ma è stata anche la loro, e quindi ora è un po’ la mia e di tanti altri, che, come me, discendono da chi ha dovuto lasciare l’Italia per lavorare, con fatica, dolore, umiliazione. E sono sicura che i miei nonni, se potessero alzarsi e sorgere dalla memoria, condannerebbero chi ha osato inventare l’operazione “White Christmas”. A nome loro, tramite queste righe, lo faccio io.

fonte: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/immigrati-13/comencini-lettera/comencini-lettera.html

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ora et -soprattutto- vai a lavuràr.

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DALLE FREQUENZE DI RADIO MARIA, UN NOTO RELIGIOSO DISPENSA ALLE PERSONE CHE TELEFONANO INDICAZIONI E CONSIGLI  SPIRITUALI TRATTI DIRETTAMENTE DALLE SCRITTURE.

QUALCHE TEMPO FA, IN UNA DELLE RISPOSTE AGLI ASCOLTATORI, HA AFFERMATO CHE L’OMOSESSUALITA’ – COME SI LEGGE NELLA BIBBIA (LEVITICO, 18, 22) – E’ UN ABOMINIO E NON PUO’ ESSERE TOLLERATA IN ALCUN CASO.

UN ASCOLTATORE GLI HA SCRITTO PER CHIEDERE LUMI SU ALCUNI ALTRI PROBLEMI DI VITA VISSUTA

 

 

 

 

Lettera del 16 maggio 2009

“Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile.

Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18,22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.

– Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7.

Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?

– Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?

– So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.

– Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?

– Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?

– Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?

– Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere. La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?

– Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?

– In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?

– Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di Radunare tutti gli abitanti della città per lapidarlo come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?

So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande.

Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i

comandamenti sono eterni e immutabili. Sempre suo ammiratore devoto”

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indignazione

                    
 
1.300 miliardi di dollari.

Questa la cifra che si spende nel mondo per il settore militare (solo in Italia siamo a quota 32 miliardi). Confortante, leggendo proprio oggi, tra la altre notizie, anche questi esempi che incentivano il mio personalissimo e schifatissimo disappunto verso il cosiddetto “futuro migliore” (e sto per mettere al mondo un’altra innocente): 

  • A Milano, una mega indagine sulla pedofilia (‘na cosetta così, du’ mele rubate al supermercato, insomma) ha patito un ritardo di MESI per la carenza di computer. Per poter continuare con le indagini, la  procura li ha dovuti prendere in affitto.

  • Nel corso del 2007, i notiziari Italiani hanno dedicato alle crisi umanitarie che flagellano il mondo, uno spazio pari all’8% (OTTOPERCENTO). Questo secondo il rapporto di medici senza frontiere presentato ieri all’Osservatorio di Pavia (a cui credo ben di più di un qualsiasi tg nostrano). Ma certo. A noi che ci frega dei figli di qualcun altro che muoiono, uno ogni 30 secondi (SECONDI) per fame, dei genocidi, delle violenze delle forza militari che costringono intere popolazioni a fuggire, a morire. A noi ci importa di più se Corona sulla sua Bentley si compra la “rustichella” all’autogrill con banconote false, che dieta fare in vista dell’estate e della “prova costume”, se la Marini ha un nuovo fidanzato o l’ennesimo ritorno di fiamma co’ Cecchi Gori.

  • Ed ecco ancora chi-rappresenta-chi: a Teheran, Reza Zarei, capo della polizia noto per aver fatto arrestare centinaia di giovani per “condotta immorale”, è stato trovato in compagnia di una squadra di calcetto di prostitute: ben 6. La cosa grandiosa è che questo esempio di rettitudine sia stato assunto con l’incarico di “moralizzatore”. Certo fa il paio con l’americanissimo, bianchissimo, occidentalissimo -e in questi giorni ben + noto alle cronache- Eliot Spitzer, paladino delle lotte al malcostume, anche lui dedito a scappatelle che hanno fruttato alle molte gentili donzelle prezzolate che ha frequentato la ragguardevole cifra di 80.000 dollari.

  • Concludo la carrellata di fulgidi esempi con  Athanase Seromba, testè condannato all’ergastolo dal Tribunale Internazionale. Ha “solo” guidato il GENOCIDIO di 1.500 (MILLE-E-CINQUECENTO) tustsi, che si erano rifugiati nella sua chiesa, durante la guerra in Ruanda, nel ’94.

Amen.

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