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ogni luogo ha il suo cappuccino.

EEEEEEEE mo’ mo’, ma che è ‘sta fretta? Guardate che noi casalinghe dell’ultima ora c’abbiamo i nostri tempi, chéttecredi?

Affermiamo quindi che una cosa, rispetto ‘all’altra vita’, non cambia: il punto fermo di un buon cappuccino. E’ grazie a lui se sono qui, diciamola tutta.

Mi aggiravo ciabattando sulla via del ritorno dopo aver accompagnato la puzzolilla al nido (si, è ricominciato ieri e per questi 3 giorni farà un orario corto corto, diciamo un due ore e mezza….SANTE per me. SAAAANTE) ed essere passata dal macellaio (chi ricorda il concetto di cambiare negozio e non pigliare tutto dagli scaffali di un supermercato? Io me l’ero dimenticato, così tanto pe’ dì) e vengo calamiticamente attratta dall’insegna già di suo è, per quanto mi riguarda, una promessa da panacea di tutti i mali: ‘Bar‘.

Temeraria, ordino un cappuccino. Ahò, è bbòno.

Posso quindi finalmente promulgare il fatto di essermi riappacificata col concetto di ‘fine delle vacanze’ ed essere pronta per tutta una serie di ritorni o, se piace pensarla così, di rigurgitini, come li peperoni a mezzanotte.

I’ll be back, intanto ecco qualche foto.

spiaggia de 'la tonnara' in corsica

corsica, rocher du lion...e laggiù la spiaggia di roccapina

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la MIA 24 ore

Ho indetto una incontrovertibile ed insindacabile 24 ore di cio’ che più mi piace e mi fa star bene.

La suddetta è terminata e posso confermarne l’indiscutibile successo. Perchè rimandare i doveri a volte …è un dovere.

Stirare può attendere, fare la ‘brava mamma’ che non manda più al nido la bimba può attendere il 15 di Luglio (ovvero oggi), raccattare quello (leggi ‘500 microcose’) che un marito pensa si possa lasciare bellamente per casa che tanto c’è la moglie attualmente ‘casalinga’ può -decisamente- attendere.

🙂

E poi: una gitarella di qualche ora in solitaria al mare, qui vicino, si grazie.

Mangiare quelle ottime frustine alle patate e pepe nero della Conad, si grazie.

Invitare 2 amici per una improvvisata quanto rinfrescante cena sul terrazzo, si grazie.

Comprarsi qualche rivista, un paio di infradito frou-frou per la pupa, bersi la tazza di caffè in più…

C’ho tutta questa libertà, non sono abituata e la stavo sprecando.

Ma che siamo matti??

🙂

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mica un ‘fake’.

Oggi ho dei capelli parrucchierati: liscissimi. Finti, dal momento che i miei sono mossi. Hanno anche un colore che vira sul melanzana. Finto, dal momento che i miei sono castano scuro.

Indosso un abito che ha lo scollo a V, con le ‘coppe’. Fino all’anno scorso le avrei riempite, quest’anno no… anzi, oggi si, ma il merito è del mio reggiseno super imbottito push up (non ne ho altri, giuro, è l’unico così) che mi fa due tette che lévete. Finte.

Gli occhi azzurri che ridono, invece, quelli sono veri ed è solo roba mia.

🙂

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quell’utile terrore.

Era un sogno ricorrente, questo. Mi perseguitava arrivando a casaccio. D’inverno, d’estate, senza alcuna relazione col caldo torrido che fa sudare i pensieri o il freddo che li ghiacci.

Siamo a Viterbo, città dove i miei nonni paterni si trasferirono da Vittorio Veneto, e più esattamente a Via Tommaso Carletti, resa più larga e dissestata dal potere onirico. Stampate immobili sul cielo rosso e cupo, polveri e nubi di crolli, calcinacci, fumi di oggetti bruciati. Dissonanti con lo statico fondale, le grida di gente che scappa, gli scoppi lontani, il chiarore di bombe che esplodono all’orizzonte e rombi di aerei sempre più vicini. Le sirene urlano di cercare al più presto un rifugio

Noi, ‘famiglia’, in strada. Accerchiati da un gruppo di tedeschi siamo in preda al terrore: di fronte a noi, di fronte al portone del palazzo di mia nonna, si apre una voragine di fuoco e questi uomini con gli elmetti e gli occhi chiari ci intimano, nella loro lingua, di saltare dentro. Abbiamo i fucili puntati addosso, i vestiti logori, il fumo nei polmoni, le mani nere, le unghie spezzate.

perchè tutto questo? Perchè ho ascoltato i racconti di chi la guerra l’ha vista e l’ha patita. Di chi l’ha vissuta con una coperta una gavetta e nessuna esperienza bellica. Ho sentito la pena di chi ha visto i propri cari deportati, i propri figli coi viveri razionati, le divise da balilla, le fedi da donare al Duce, le occupazioni di case, letti, consuetudini.

Il racconto di questa Storia mi ha terrorizzata e senza timore affermo che per certe cose non esiste una via di mezzo. Per tramandare l’orrore e far comprendere che di orrore si tratta e non di lettere su una pagina del manuale a scuola, si deve essere in grado di instillare la paura che tutto cio’ possa riaccadere. Senza quella, senza chi davvero regali la conoscenza di avvenimenti che dovrebbero essere lo scheletro indistruttibile di una Società Civile, ecco cosa ridiventiamo ciclicamente.

Ma io nella voragine di fuoco non ci voglio saltare.

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quiz culinario: cosa sarà?

appena possibile, sul blog IN BUONA SOSTANZA apparirà la ricetta di….

questo:

 

lasagna con....???

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Eternity

Quanti sensi ha il tempo rubato, in questa città. Ti incammini calpestando sampietrini sconnessi, che seguono le onde delle radici sommerse. E se il cielo di cobalto ti abbraccia, se il vento è gentile, se veicoli che siano estranei ai tuoi stessi piedi si fermano solo per un bouquet di secondi, allora…

Misurerai i ricordi in pochi passi, avvertendo la storia di chi ha calpestato prima lo stesso percorso, i baci da muretto, gli appuntamenti nascosti, le promesse e i giuramenti, inseguendo direzioni certe e sospirandone altre, incerte, come me in questo momento.

Il lusso della digressione in questa mia Roma si colora di tinte che ciascuno vede a modo suo, si fonde e si lascia mescolare. Roma arancio e ocra, Roma verde nel suo parco a forma di cuore, Roma della gente che tracima, di quella che vuole tornare, di altra che passa senza pensarci troppo, ‘a un passo dal possibile’.

Il senso del respiro di un minuto strappato con garbo alle scadenze.

Solo questo, chiedo.

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Auguri di cioccolato e mille amenità ingrassanti

 buona pasqua belli de casa!!!

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