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‘e mentre attende, può sfogliare le nostre riviste’

(Dicevo che a Rachele piace sfogliare le riviste.

A volte, può accadere un piccolo incidente di percorso.

Questo però, è stato un caso e un ‘danno’ talmente creativo da dover essere testimoniato in qualche modo)

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K. 551 – K. 626

K626 Requiem Mozart.jpg

“Dies irae, dies illa
solvet saeclum in favilla,
teste David cum Sybilla.
Quantus tremor est futurus,
quando judex est venturus,
cuncta stricte discussurus”.
 

Le pareti e le “vele” di ciliegio sul soffitto. La platea di poltroncine rosse, presto riempite. I programmi di sala che frusciano, prima di far calare il rispettoso silenzio durante l’esecuzione.

Mozart  Sinfonia n. 41 K. 551 “Jupiter”
Mozart  Requiem K. 626.
 

Un desiderio, esaudito ieri sera, quello d’ascoltare finalmente il Requiem dal vivo. Osservare i movimenti della musica, commuovermi alla bravura del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Gli archi, fluidi nei movimenti delle braccia, armonici ed eleganti, ma con i piedi piantati per terra, statue di sale, intenzione ed attenzione concentrati nella parte superiore del busto. Gesti ampi del Direttore d’Orchestra, pieghe della camicia nera che ondeggiano e gesti precisi rivolti alle sezioni. Un violoncellista che sorride così tanto da vederlo distintamente fino all’ultima fila. L’autorità ed il carisma del primo violino, trasmessa sottopelle, come una corrente.  

Finalmente, Artisti.

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La decima passeggiata.

Questo è l’ultimo post che ha scritto. Come sempre in modo meraviglioso. Non riesco ad aggiungere altro.

Nove passeggiate alle nove di sera

hopper-houseatdusk.jpg(Hopper, House at dusk,  1935 )“Quella sera a cena decisi che era tempo di finirla, e che il problema andava affrontato da un diverso punto di vista. Decisi che da quella stessa sera io, dopo cena, avrei passeggiato. Non riuscivo ad alzarmi presto la mattina? Avrei passeggiato la sera. Lo comunicai  desinando, con un senso incantevole di leggerezza nel cuore, come quando trovi la soluzione di un problema proprio là, sotto il tuo naso.Giovanni mi seguì. La prima passeggiata fu breve, a stento un chilometro. Ricordo il nostro guardar su simultaneo verso quel cielo stellato delle nove di sera. Che belle stelle, disse lui incantato e iniziammo a camminare. Sul selciato del marciapiede saltellava giocando ad evitare di calpestare le ombre che incontrava. Fu appena una sferzata d’aria fresca, un esordio, un inizio.

Il giorno seguente si unirono anche Normaton e Tommaso. Mentre il metallico rumore del cancelletto ci separava dalla casa calda alle nostre spalle, avevamo brividi di novità che si affastellavano su per la schiena. Andavamo veloci per scaldarci che già era freddo, ma era insieme un’eccitante modo di correre incontro ad un regalo che ci facevamo ogni sera alle nove, una passeggiata senza meta e senza senso, ogni sera un po’ più in là. Eravamo strani, assorti nel silenzio, incapsulati  in una strana e frizzante felicità, proiettati e insieme  immersi nella primissima notte. Gli occhi rapaci coglievano cose che mai e poi mai avevamo colto passando di giorno in auto. Scoprimmo decine di anatre nell’ombra blu notte di un giardino, case singolari, alberi surreali. Ci accoglieva l’abbaiare dei cani che ogni sera si faceva meno insistente perché oramai eravamo una presenza nota, incontrammo regolarmente un signore che andava all’osteria e  che prese a salutarci. Dalla quinta o sesta sera incontrammo gruppi di egiziani che andavano a pregare. Arrivammo la settima sera al centro del piccolo paese, tremai vedendo aperta la gelateria, I bambini ci chiederanno il gelato  e non ho con me il becco di un quattrino, pensai. Non dissero nulla, videro il gelataio nella sua luce hopperiana e passarono oltre. L’ottava sera , passato il centro deserto del paese, ci fermammo davanti alla chiesa e improvvisai una brevissima lezione di storia dell’arte: la chiesa pseudogotica del paese, illuminata in arancione, annuiva sorridendo mentre indicavo ai bambini il protiro, il rosone , gli archetti pensili e la facciata a salienti. Normaton guardava le stelle a ponente. La nona sera arrivammo al passaggio a livello vicino alla stazione ferroviaria. Non ci parve neppure necessario aspettare un’improbabile treno, guardammo  i binari verso nord e verso sud e tornammo a casa. Nessuno dei quattro sapeva che quella sarebbe stata l’ultima passeggiata notturna dell’autunno, ma ognuno sapeva in cuor suo che il passaggio a livello era stata un po’ la nostra meta. Fin lì eravamo arrivati.

Poi , come capita spesso, anche le cose che scopri più belle e irrinunciabili  possono per motivi banali venire scalzate  e tornare nell’oblio. Il giorno successivo una brutta tosse mi costrinse a letto e svanì nel giro di pochi giorni la nostra splendida nuova abitudine.

Ma è là, lo sappiamo tutti e quattro,  riposta solo per un pò, ricchezza a portata di mano. Un giorno di questi riprenderemo. Forse anche prima che arrivi l’inverno”.

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“Per più fiate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci il viso”

Non sono una fan di Benigni. A me, Pinocchio, m’ha fatto schifo_con_brio.

Ma ieri, quel folletto, le ha piazzate tutte bene, le sue parole. Erano stelle che illuminavano il cielo, voci di speranza e di orgoglio rinascimentale, di compartecipazione alla fragilità umana ed alla sua bellezza, contrappunti sul mondo che calpestiamo con scarpe di fango.

Scalza, invece, ho attraversato con lui i canti della Divina Commedia e il suo genuino stupore verso l’opera di Dante. Ho riso con lui per le battute, i continui rimandi, i collegamenti, i voli pindarici ed ho pensato. Pensato.

La televisione, non la guardo quasi più. Per spettacoli come quelli, vale la pena pagare un canone.

(V Canto)

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Un augurio arrivato di fresco…

hugh.jpg

Ci vuole qualche minuto a guardarlo tutto…ma è così bello….

Hugh (ENG SUBs)     <– cliccare!

🙂

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