Archivi del giorno: aprile 10, 2009

in good company

https://i2.wp.com/img.dailymail.co.uk/i/pix/2007/11_01/women091107_468x398.jpg

Qualche giorno fa, scherzando, avevo detto a qualche amica “hey! Perchè non ci vediamo per il giorno di libertà della SERVA”??

Guarda caso, l’unico momento in cui la congiunzione astrale in trigono tra il mocio vileda e le 8 ore ore in ufficio ci vedeva tutte free&wild (si fa moooolto pe’ ddì), è stato… giUVDì (come direbbe Marzocca nelle vesti di Ariel, il domestico filippino). Così ieri sera abbiamo buttato alle ortiche una serata da reunion alla spice girls, andando a finire in un locale vicino casa, che purtroppo era ripieno -ai limiti dell’esplosione- di uno sciame invasato di brulicanti teenagers in fase holiday—celebrate. Nel carnet avevamo le seguenti:

  • R. con circonferenza ormai giunta alle soglie del congedo maternità, la quale ancora non sa come chiamerà il nascituro e che è ormai nota alle cronache come “la donna che debellò l’ormone zen della gravidanza”. Altresì detta er cinghialetto daa Cassia, altresì donnina piccinina con carica vitale che a noi ce dà ‘na pista, caa panza e tutto.
  • E. che ci aveva abituate ad un capello sempre a posto, ma che ultimamente sniffa acqua clorata tutti i dì: la salute ne trova giovamento, l’umore anche, la capigliatura meno. (ma io che c’ho sempre una scopa di saggina in testa, mi sento meno sola)
  • L. la quale indossava uno dei suoi sguardi tipici, cioè quello “stupito”, che le conferisce un aspetto da pecorella sacrificale che, in questa ricorrenza che si approssima, mi sembra quantomeno fare pendant. Portava un vestitino impero molto carino e anche un reggiseno che dimmi che marca è, che du’ tette così le voglio purìo.
  • S. una romana-trentina fifty-fifty, che non riesco più a vedere in condizioni di relativa calma, cosa che rende quasi fisiologico dirsi cose come “come stai?” … “Guarda, stasera so’ stanchissima”. (Cambiando l’ordine dei fattori il prodototo non cambia, ovviamente)
  • C. (ma l’iniziale qui è quella del suo nomignolo), sorella di E., a sorpresa seduta al nostro tavolo. Non sapevo venisse e mi sa che pure lei s’è resa conto di cosa stesse accadendo tra il caffè e il conto.
  • Io, frangetta impazzita (in ritardo da cambio pit-stop tra me e marito per la veglia della puzzolilla Rachele) e arretrati di chiacchiera che manco mi’ sòcera.

Insomma tutte insieme eravamo là, a fare le comari lamentandoci a più riprese della cagnara circostante e cercando di comunicare sebbene non si possa materialmente tenere una tonalità alla Montserrat Caballé per due ore di fila. Devo dire che però la serata ha toccato vette di ilarità imprevista quando E. ci ha narrato la reazione di suo marito alla prima scossa di terremoto (anche nelle situazioni peggiori, c’è sempre qualcosa che fa ridere, non per niente si dice ironia della sorte…): in pratica con sguardo vitreo l’avrebbe invitata a frullarsi insieme dalla finestra perchè “che ne sai come le hanno costruite, ‘ste scale?” (la scalinata che porta dal primo piano al piano terra di casa loro). In pratica meglio spetasciarsi in giardino, pigiama e tutto, che tentare di guadagnare la porta. Uhmmmmm…… Vaaabè.

Di contorno, cameriere correvano tra i tavoli, ragazzini si sbaciucchiavano rumorosamente, flash scattavano le foto duplicandosi al vetro dietro la mia capoccia e il pavimento di legno risuonava al suo meglio.

Questo per dire cosa?

Che non ho avvertito la scossa di terremoto che c’è stata anche ieri sera.

Annunci

19 commenti

Archiviato in Attualità, Salute e benessere