Le cronache inutili

 

L’allarme che suona.

E’ il primo avviso, completamente accessorio, che la giornata inizia, ma anche quello che fa più casino. Proviene dal telefonino Siemens del maritozzo. “Lo devo cambiare, ‘sto cellulare”, ma poi eccolo là, che vibra inviperito e trilla come la sveglia di mia nonna.

Tanto lo sappiamo entrambi che finchè non si unisce -10 min dopo- il mio nokietto rosa confetto (embè? Che ce posso fa’ se in offerta c’era solo così?), col piffero che uno dei due accenna ad aprire la palpebra.

Poi il rito del risveglio prevede che lui si alzi e faccia il caffè. Durante la settimana je tocca, poi nel week end pareggio i conti io, portandogliene 2+2 tra le coltri (trattasi di caffeinomane-doc).

Stamattina vedevo un andazzo preoccupante corredato da ritmiche reprise russatorie e così mi sono trascinata fuori dalle lenzuola, nella mia migliore interpretazione di “donna a prova di qualsiasi tentazione”: pigiama spaiato, felpona oversize grigiolina-tristezza, calzettone antiscivolo con fiore pendulo sulla caviglia, sensazione nettissima di effetto-panda su entrambi gli occhi e cespo de lattuga in testa (i capelli).

Tipiche del periodo attuale sono le soste davanti all’armadio, nelle quali mi produco in una modulazione di sospiri in re minore. Non c’ho un cavolo da mettermi, ovviamente. Quelle du’-tre cose abbinabili iniziano ad essere irrimediabilmente strette o, qualcuna tra loro, nel fondo del cesto della biancheria sporca, ululando solitudine e abbandono.

Ripeto quanto detto tempo fa: voglio il caldo, il bel tempo. NO fase cipolla, ANYMORE. Tunicone colorate e imperlinate forever. J

Vabbè.

La fase di trance scatta in macchina. Credo ormai d’avere la sequenza chiudi portiera-luci di posizione-cintura di sicurezza-inserimento frontalino dello stereo, che mi parte in automatico. E ogni santa volta penso che l’abitacolo fa proprio schifo. Che sono una femminuccia per davvero, a tenere tutta quella mondezza sparsa ovunque…e adesso se ne aggiunge pure un’altra in famiglia. Che come minimo mi ripiglia dal padre e va in moto.

Poi il parcheggio surreale a Piazza Mancini, in cui i due parcheggiatori, oltremodo soprappeso, ballonzolano sistematicamente il più lontano possibile da dove ho parcheggiato. E via, rincorrerli per 5 minuti con i due euro in mano. L’altro giorno hanno battuto i record di richieste insensate (ne fanno una ogni mattina): non gli andava bene che 70 centesimi li pagassi con monete da 5. Cioè, famme capì, io non posso lasciare la macchina perché ti infastidiscono le monetine? AAAH SI SI, me c’hai trovato.

E di nuovo via, verso il tram a pensare imperativamente quasi minacciando l’autista -che je ne frega a lui, poi?- mentre attraverso: “giuro che se parti adesso, io vado dal Dolce Forno e mi piglio una sleppa (trancio grande abbastanza da essere misurato in acri) di pizza rossa che ci sfamo l’intera palazzina”.

Poi circa 10 minuti a fissare la punta delle scarpe, a tendere l’orecchio verso l’I-pod del vicino, a tentare di leggere  senza incocciare nel pensiero che farò giusto in tempo a scorrere 4 paginette e poi rimarrò con l’amaro in bocca perché dovrò chiudere il libro. A volte inizio già dalla mattina lo sport A.T.A. (avvistamento tipi assurdi), ma più spesso indulgo negli scampoli di sonno, nei rigurgitini di caffè macchiato, nel cogitare sul perché mai riesca a sedermi sempre accanto a quello che biascica con la gomma o quella che sente l’impellente bisogno di telefonare alla sua intera rubrica.

Però mi piace arrivare a Piazzale Flaminio per poi dirigermi verso la metro. C’è quel pezzetto, accanto a quelle improbabili porte tutte infiocchettate di capitelli e chissà, foglie d’acanto, che danno su Villa Borghese. Quella piazzetta e le bancarelle piuttosto ordinate, quell’andirivieni di razze e negozi in apertura, che mi sanno di Londra.

E questo, per chi mi conosce, non può che darmi er friccicore straniero che tanto mi solletica la parte bassa della nuca.

Slalom tra copie di “City” e “Leggo” sventolati all’entrata della metro e poi lo sprint al primo tornello libero. Costantemente becco quello/a a cui non passa il biglietto. Ma la legge di Murphy l’avranno pur inventata per qualche ragione.

Si arriva presto a “Barberini” e la strada verso l’ufficio è in discesa. Però mentre risalgo le scale dall’underground, penso che già ora costa un bel po’ di fatica in più…figuuuuR-T quando trascinerò el panzòn all’ottavo mese…ma non pensiamoci ora, va’.

E la conclusione dell’inizio è qui, al portone pesante in Via del Tritone, con saluto allegro del portiere mio omonimo, il Bar, accanto, dove dopo un quarto d’ora mi concederò la colazione e i primi turisti che si dirigono verso Fontana di Trevi o Piazza di Spagna.

Cominciamo quindi, attendendo che un giorno in più trascorra e porti qualche minuto di luce all’uscita, di sera, e qualche tempo in meno a quando potrò salutare tutti ed attendere, finalmente, di  …conoscere mia figlia.

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33 commenti

Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei", Quotidianità?

33 risposte a “Le cronache inutili

  1. http://aribella.blog.kataweb.it/dalla_scandinavia/2006/09/01/giorno-x-ovvero-umbrella-day/

    Ecco, questo tuo post mi ha fatto ricordare io mio, quando finalmente io e la mia panzona eravamo arrivate all’ultimo giorno di lavoro…poi mi sono goduta un anno a casa (e qui parte un sospirone che attaversa tutte le galassie….)

  2. Arianna!
    Pure io la voglio la maglietta “Supergirl”!!
    (altro che ombrello…qui scatterà l’OMBRELLONE!)
    😀

  3. orbene salutiamo tutti e mettemose panzall’aria(nna)!:))
    anche a me comunque piazzale flaminio fa molto Londra eh:)

  4. Buongiorno streghina-trippetta! 🙂
    Quanto amo i posti che tu percorri tutti i giorni! Mi ricordano un periodo della mia vita faticoso e bellissimo, quando ancora avevo tante speranze nel dopo laurea “di prestigio” e non sapevo che la vita mi avrebbe riservato tutt’altra cosa…
    Pensa che per 10 anni ho condiviso per buona parte il tuo percorso, ner senso che io me dovevo catapultà per tutta via der tritone, poi girà all’accademia de san luca oltrepassare fontana di trevi e finalmente salire di corsissima gli scalini a piazza della pilotta… perennemente in ritardo 😉

  5. E avresti dovuto vedermi durati i mondiali, con la panza che cresceva e ogni volta che la nostra nazionale vinceva, io mi presentavo in ufficio panzuta e con addosso la maglietta “Italia” hahahahahahaha (perché oltre ai vestitoni larghi, mi godevo le magliette di cotone che su di me facevano l’effetto “elasticizzato”….)

  6. Michela cmq hai ragione, appena la metro arrivava a Flaminio mi ritrovavo immancabilmente vicino le persone più rumorose e fastidiose dell’intero vagone, la legge di Murphy è inoppugnabile. Al ritorno verso casa invece c’erano intere truppe d’assalto di turisti giappo o americani che si predisponevano rumorosamente alla conquista dei musei Vaticani. L’unico vantaggio era che non dovevo più preoccuparmi di badare alla fermata a cui dovevo scendere, bastava lasciarsi trascinare da loro, et voilà! 😉

  7. non prendi più il minibus (167 o 197?) davanti al Metropolitan? la panzetta non c’entra più? 😉

  8. Zaub: ci manca solo l’odore di curry e cipolla, poi sarebbe perfetto!

    Brix: hai capiiito in che posticino lavoravi, eh?? Bello assaje!! Io di turisti qui faccio indigestione. E se ti fermi all’angolo di una strada non hai più pace: diventi un banco informazioni. 😀

    NY: ho scoperto che faccio mooolto prima con la Metro!

  9. NightNurse

    un bel racconto del Michi-day (io la sleppa di pizza la prendevo però eh…devi mangiar per due in fondo!!!)

  10. a londra non ci sono gatti per strada!!!

  11. pensa a quando le racconterai dei vostri viaggi in metropolitana, magari sedute una accanto all’altra… 🙂

  12. Sequenza della macchina praticamente identica 🙂 con in ultimo l’apertura del portacenere…che straripa de monnezza come il resto dell’abitacolo. Giusto stamattina pe’ spegne la sigaretta me so’ bruciata la punta del medio, è talmente pieno che stracima. Domani, dopo un languido sbattimento di ciglia preludio (farlocco) a chissaqualipromesse, chiederò al maritozzo di lavarla 😀
    Ciao panzo’.
    R.

  13. Non ho capito.
    Macchina-tram-metro?
    Tutti i giorni?
    Andata e ritorno?
    Ma davvero?
    Ma quanto ci vuole?
    Io impazzirei.
    Forse chi nasce nelle grandi città è preparato dalla nascita.
    Io morirei.
    Ma non ti stanchi?

  14. Sara

    Anch’io faccio automaticamente quei gesti quando entro in macchina, poi però mi devo concentrare, altrimenti rischio di investire mia madre che con la scusa di farmi segnali incomprensibili per “aiutarmi” ad uscire dal box, si piazza proprio dietro. XD
    Che bei posti che incontri sulla via della tortura quotidiana, purtroppo io mi devo accontentare di vedere ruspe, gru e dossi.
    Però quella pizza rossa lì che ti faceva gli occhi dolci..aaaargh!
    Ciao streghine! 😀

  15. leucosia

    bel tragitto!
    e
    grazie per averlo condiviso…

  16. diversamentequilibrata

    Non mi lamenterò mai mai mai più della strada che devo fare per venire in ufficio 🙂

  17. NN: quando me la concedo, c’è st’odorino che pervade il tram che nun te dico!

    Bit: e le gattare?

    Ste: piccina… non mi ci far pensare a lei grande, che me vie’ er magone.

    Raspa: e ce la metti la cenere maGGica? Quella che dovrebbe attenuare la puzza di fumo??

    Pittrice: …eh. E dopo la metro, se ci riesco, piglio pure un due fermate di autobus…sennò, a piedi.
    😐

    Sara: un buon motivo per “calare” su Roma…..un viaggetto, un week end…che so…magari ROMANTICO!!! 😀

    Leuco: eeeh ….figurati. Grazie a te di passeggiare qui da me. E’ sempre un piacere incontrarti.

    E. : ecco!! diciamolo! 😉

  18. polena

    o.t.: in via tomacelli c’è un negozio premaman fantastico ma talmente fantastico che mi vien voglia di andar lì a far shopping anche se non sono più panzamunita.. del genere: sono figamente incinta!

  19. faire dodò, mia cara Polenuzza!
    🙂
    c’ho comprato due paia di pantaloni e una maglia!

  20. polena

    ho adorato quel negozio.. beh, veramente adoravo essere incinta, acidità di stomaco esclusa!
    scappo che Greta si sta esibendo nel suo nuovo numero di tosse finta e starnuto simulato con la bambina nello specchio..

  21. Sai che ti dico? Goditi la tua bella pancia, anche se può essere faticoso, anche se gli abiti ti stanno stretti, anche se non hai mille cose diverse da metterti.
    Dopo che sono nate le bimbe, pur essendo al settimo cielo per la felicità, i primi tempi mi mancava la pancia… in un certo senso mi faceva compagnia…
    Fai venire una voglia matta di Roma…
    buona serata

  22. e meno male che ci sei tu che mi fai sempre ridere…..mittica!

  23. Quando vengo a Roma, a piazzale Flaminio, guarderò se c’è una panzona con gli occhi da…. Michelina!
    E cercherò di non urtarti mentre sono come al solito col naso per aria…

  24. Melania: come darti torto? E’ al città più bella del mondo. 🙂

    Monique: farei la riverenZa, non fosse per la panZa!
    😀

    Cielo: ci urteremo in due, che pure io sto sempre a guardare in giro. Però tu rimbalzerai sulla pancia!! heheee.

  25. sensazione mancanza roma.
    la scaccio subito e saluto la panzetta.

  26. argomento auto…. sulla mia c’è un cartello messo da mio marito: SU QUESTA VETTURA SI STA CONDUCENDO UN TEST DI RESISTENZA ALLO SPORCO, SI PREGA DI NON LAVARE.
    non ti dico i commenti….

  27. Emma: la panzetta sta ballando rumba e cha-cha-cha da stanotte alle 03.30 🙂

    Paoletta: ma tuo marito è un miTTTTo!

  28. michelì, ma come fai a farti tutta sta strada tutte le sante mattine? per quanto riguarda la macchina, la mia casetta per tutta la giornata (ci mangio pure, immagina), hai tutta la mia comprensione…nonchè la testimonianza che le bottigliette d’acqua al suo interno si moltiplichino durante la notte

  29. Ma è stupendo questo tuo recarti al lavoro!
    Sei eroica: ma quanto tempo occorre?
    Dai che la pancia si abitua a te e tu a lei, la fatica sarà sempre la stessa e arriverai al gran giorno in super forma!

  30. aless

    bellissimo racconto di quotidiana romanitudine e panzitudine…si sente la gioia che stai vivendo, nonostante la fatica. Bellissimo. Bon uichend 🙂

  31. aless

    Ps. Chissà se stai guardando rai2 (sabato, ore 9.25). La gravidanza è una forma di innamoramento? A te la parola, Michelina! 🙂

  32. Zdora: di bottiglia d’acqua io ne ho solo una. Sopra c’è scritto “1918”. 🙂

    Lavinia: circa 50 min ad andare, e un’ora e un quarto al ritorno….

    Aless: si, le sensazioni che si avvertono ripagano praticamente di tutto. E poi sono fortunata: la mia gravidanza è davvero invidiabile tutto sommato! …e in ultimo, ri-si: secondo me è una forma di innamoramento.
    🙂

  33. qui la sveglia suona alle sei battuta sul tempo di circa tre secondi, da alcmena che comincia a tirarmi i capelli e, se indugio a mordicchiarmi il naso… anche quando è festa e la sveglia non suona! oggi alle 6 e tre minuti ha perso la pazienza e mi ha tirato una dentata sul mento che ha lasciato il segno! ecchédiamine, suonaaaa ,suonaaaaa, suonaaaa!

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