Archivi del mese: dicembre 2007

metaforicamente parlando…..

aaah, che sensazione come di rucola incastrata nei denti!! ‘Ste ore che rimangono, qui, appese come i calzini post-calcetto di mio marito che ciondolano inerti alle intemperie giorni e giorni; ‘ste persone il cui entusiasmo lavorativo (giustamente) ha la consistenza delle carte igieniche a un velo del discount; ‘sto fermento lattico vivo che ci fa tutti un po’ più bifidus attivo; ‘sto tempo velato che si sa che la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi; ‘sto vestitino nero che mannaggia a me ho voluto fare lo stesso la donna-donna-donna con la gonna-gonna-gonna senza contare la fase dilatatoria post pranzo che si va ad aggiungere ai 4 mesi di gravidanza; ‘sta serata che farò nuovamente la pelle de leopardo sul divano 3 posti 3, ma niente caviale e champagne colla fragolina afrodisiaca…..

…Però biscottini allo zenzero per tutti!

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merry merry….

 

Ero da sola, sabato.

Mi sono arrampicata per arrivare al soppalco, ho tirato giù un paio di scatoloni e li ho aperti. Ogni Natale mi squarcio il cuore, questa è la verità, che le feste natalizie erano il momento in cui si faceva l’albero con papà. Si aprivano le scatole delle luci (quelle originali, eh? Tutte rimesse nei loro alloggiamenti, mica agglomerati anarchici di fili nelle buste della spesa!), si lottava, ghirlande tra i denti, per appendere i 3 angioletti che andavano messi rigorosamente per ultimi e si sfidavano le allora sconosciute leggi della 626, con creativi incastri di spine doppie, triple, adattatori e prolunghe artigianali. Rito che si è ripetuto con mio padre prima e tra noi sorelle poi. Forse dovrei tacere l’avvento del cd di canzoni natalizie suonate col flauto di pan (eeeh si, col flauto di pan…teRiBBili) che inserivo giuliva nello stereo mentre addobbavo il salotto, ma ormai faceva parte integrante del solenne momento.

E così ieri sono stata tentata di mettere proprio quelle musichine improbabili, mentre scartavo tutti i miei pacchettini post trasloco, finalmente il primo Natale a casa nuova… Poi ho optato per Mariah Carey e il suo  cd “Merry Christmas”, dove c’è un fantastico “Jesus, oh what a wonderful child” che cantavo anche col coro gospel…

che faccio, lo dico?

Lo dico.

Più erano belle le canzoni, più entravo nel joyful spirit e più…piangevo come una fontana.

Per fortuna che si può dare la colpa alla gravidanza. 😉

…E buon lunedì a tutti! Accendete le lucineeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!

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Sunday Morning

questa è davvero un musica che fa “domenica” pigra.

Stiracchiamoci.

 🙂

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com’è che dicono? “Casual Friday”? Io direi “senza maniiii!”

Questo muso inquieto che occhieggia qui sopra è il mio micione Serafino, mezz’ e mezz’ tra il balconcino e la camera da letto, sbucante dalla gattarola. Di solito viene colto da attacchi di sacro ed immotivato terrore. Così, per sport.

Ed io sto alle prese con una cosetta da niente…rintracciare l’addetta stampa di un pilota (famosissimoooooo) di F1 per farci portare in una delle sue villazze, a ridosso di Natale, raccontando amenità sui luoghi circostanti.

Vorrei anche il cerchio di fuoco e le palline da fare girare, grazie.

Ah no, di quelle è pieno l’ufficio.

😀

BUON UICHENDEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE !!

😀

(immagine di Nicoletta Ceccoli)

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MI STO SCOMPISCIANDO!

Ecco la vera tv del dolore. Il tono è tragico, il pathos da teatro di
Ibsen: «Non l’ho mai detto in questi quindici anni. Così confesso, anche se
a parlarne mi risulta ancora mortificante…». E uno subito s’incupisce:
ohibò, qual è l’oscuro segreto che Fabrizio Frizzi rivela al mensile “Ok
Salute” in edicola? Che cosa ha increspato il sorriso del Frizzolone, un
po’ da Forrest Gump dei Parioli? Cosa ne ha scosso l’anima? Un figlio
segreto, un amore adulterino, una trombatura in Rai? E Fabrizio sussurra:
«…quel dolore, vi giuro, bruciante, insistente non me lo sono più
scordato. Sei mesi di torture…».
E uno, qui, s’arrovella: miodio, cosa può esserci di tanto attanagliante?
Un lutto, Guardì che ti taglia le gomme dell’auto, gli alimenti a Rita
Dalla Chiesa? E Fabrizio «..All’inizio penso alle emorroidi». Le emorroidi?
«…all’inizio». Solo all’inizio. «… Invece erano ragadi anali». Le
ragadi. Ecco, disvelato l’ultimo tabù della tivvù, altro che
intercettazioni, altro che Vallettopoli , altro che stipendi d’oro. Frizzi
non lavorava bene in video per via di una “ferita nella mucosa del canale
anale…” formatasi nel ’92, «in un estate triste perchè vennero uccisi
Falcone e Borsellino» confidano, al giornale, sia lo stesso Frizzi, sia
Luigi Masoni il medico che lo operò.

Ed ecco, dunque il medico discettare con dovizia di particolari sulla
necessità di un’alimentazione ricca di fibre, sui fattori di rischio “nella
zona ano-pelvica” e su un palloncino miracoloso utilizzato per fini
inimmaginabili perfino nei romanzi di Melissa P. Un racconto crudo,
angoscioso. Finchè un’ altra notizia sguscia per l’avido lettore.

Per combattere le ragadi Frizzi fece crioterapia «in pratica si infila un
dito di azoto congelato proprio lì dietro». Pare quasi una metafora. Un
dito freddo come il sorriso di D’Alema che invade il più intimo degli
spazi. Un’immagine degna della scatologica narrativa di Johnathan Swift nel
700, dove feci, caccole e fluidi biologici rinvigorivano l’attacco satirico
al potere. E uno, ammirato, pensa: che coraggio ’sto Frizzi nel narrare
l’inenarrabile.

E Frizzi, indomito, continua: «A Scommettiamo Che, un giorno mi si si
presenta un bambino di dieci anni, convinto di indovinare una favola solo
con 5 parole tirate a sorte. Il gioco prevede che mi sieda su una sedia di
legno, poi la fitta». E, lì, uno visualizza l’epos. Il bimbo secchione e
grassottello preso a fiocinate, e lo sguardo di dolore del Frizzolone. E il
dito d’azoto. Poi Frizzi ha la catarsi: « Alla fine mi operai e dopo piansi
e risi di gioia». E, divorato il pezzo di Ok salute, ecco che uno capisce.
Che, quando si dice “in tv ci vuole soprattutto culo”, l’interpretazione
letterale è, stranamente, la più autentica…

F.S.

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Silvia rimembri ancòr

Sarà perché me sto a casa, sarà che sto meditando su quello che voglio da un rapporto di amicizia e qual è il limite oltre il quale ci si sente stanchi di perdonare e di accontentarsi, sarà pure che facendo qualche passeggiata vicino casa ho rivisto dei luoghi del liceo… fatto sta che sono due giorni che mi frulla in testa una persona.

Silvia è stata una mia intelligente avversaria. Di quelle con cui sei in competizione perenne. Rarissimo caso dove se perdi non ti senti poi malaccissimo perché cacchio, lasciare il primo posto ad una così, vuol dire che mica ti sei battuta col primo che passava, vuol dire che la stima che nutri comunque per lei e lei per te si alimenta del reciproco agonismo e gode in ugual misura dei propri successi e di quelli dell’altro. Mica spirito francescano, eh? Che eravamo già piuttosto critiche entrambe durante l’ora di religione (quando non si ripassava qualcosa per le ore a venire, chiaro!), non si scordava mica che si era in battaglia. Ma le amazzoni hanno un loro codice e noi avevamo il nostro.

E allora mi sono ricordata di quando saltammo la scuola, con un manipolo di amiche ed andammo tutte a casa sua. Una mattinata di patate al forno fatte in team (teneri virgulti…hanno fame e che se fanno? ‘Na teglia de patate arrosto…), vhs di 9 settimane e mezzo e turni al bagno per usare tutti i trucchi della trousse della madre di Silvia. Era buffo essere conscia di essere stata insignita de “lo scettro in seconda”: lei padrona di casa, io bis-capetto della questione.E ancora ricordo quando ci arrivavano i compiti in classe di inglese corretti…una gara a chi pigliava di più (sé…io giusto in quello, che nel resto voglia di studia’ saltami addosso, mentre ammettiamolo: lei era una cima in tutte le materie).

E la mia vittoria più clamorosa: alle elezioni da capoclasse la batto di pochissimo.….poi ho capito che erano solo rogne e col cavolo che mi so’ più riproposta….

Chissà lei che fa, adesso. Secondo me si è meritata una laurea con la L, ha relazioni tormentate e fa ottime patate al forno. 

Oppure è fuggita su un cargo battente bandiera liberiana.

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Tender is the night

Non avevo ancora mai letto nessun libro di F.S. Fitzgerald.

Ho iniziato “Tenera è la notte” e a pag. 6 leggo:

“(…) quando camminava aveva l’andatura di una danzatrice di balletto: non si abbandonava sui fianchi, ma si reggeva sull’ultima vertebra della spina dorsale”

OH SI! E’ così, esattamente così che camminavamo, nei nostri tutù.

Sigh.

(immagine da www.allposters.com)

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