Archivi del mese: settembre 2007

Torta salmone e asparagi

 

(click! Per vederla più grande)

Era da un po’ che la mia mania culinaria non rifaceva la sua comparsa. Ecco quindi una ricettina che ha visto i suoi natali in occasione della cena con l’OTTIMA FrancescaV e consorte.

Ingredienti: 350 gr di pasta sfoglia; salmone (io ne avevo una confezione grande, quindi l’ho aggiunto a mio gusto); asparagi, un mazzetto; 2 scalogni; 150 gr di ricotta; 2 dl di panna fresca, 3 uova intere, sale; pepe.

Preparazione:  sbollentare in acqua poco salata gli asparagi nell’apposita pentola, oppure prestando attenzione a non immergere da subito le punte. Tritare finemente gli scalogni e metterli nel mixer unitamente alla ricotta, la panna, le uova il pepe e un pizzico di sale. Bisognerà lavorare il tutto fino a quando la consistenza non sarà leggermente spumosa. Stendere la pasta sfoglia togliendola dal frigo almeno 5 minuti prima della farcitura e quindi procedere a strati, iniziando con una base di asparagi, proseguendo col salmone e con la crema ottenuta fino al completo riempimento della tortiera o pirofila che avrete scelto per contenere la torta rustica.

Infornare a 180° coprendo con carta da forno. Lasciar cuocere fino a quando i bordi della torta risultino ben dorati.

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P.S. di oggi, 24 sett: andando qui: www.liberidaogm.it potrete nuovamente dire cosa ne pensate degli OGM. Personalmente, li vorrei fuori dal nostro paese.

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La streghina dei fornelli!

(hey! Non è valido mica! Sul sito la mia avatarina-michelina faceva pure uno zompo degno di Buffy l’ammazzavampiri!)

😀

Buon week-end!

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such a sciroccated day (sottotitolo: seconda sera di prove)

la mia gatta nera è impazzita. Ma i gatti neri so’ così, pare l’alto voltaggio non serva se non a garantire l’effetto “con-ammorbidente”.

Due persone incrociandomi si sono messe a canticchiare canzoncine che rassomigliavano terribilmente a jingle idioti di spot di prodotti per la prima colazione della famiglia felice.

Ho spalancato la finestra della camera da letto ed un rigurgito di “Fiesta!” prorompe da fuori  e io mi chiedo chi cappero sia che balli salsa in balcone, di giovedì, alle 20.55.

Mi domando a più riprese “perchè, ma perchèèèè”, ma non mi faccio alcuna pena e quindi nemmeno mi rispondo.

Ho voglia di paella valenciana, quella col nero di seppia però, ma non c’ho nemmeno quella scamuffa della Findus in frigo.

Tra poco vado a fa’ le gare (in romano se dice “a piottà”) sul raccordo anulare con la mia Ka, per arrivare dall’altra parte di Roma.

Ma là, se permetti, ah si, là…

Ci vado per cantare IO!

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Prossima Stazione

E’ la mia manica arrotolata che devi guardare.

Il “buon lavoro” che voglio fare.

L’intenzione scivola liquida sui binari dritti di quel treno che ci piacerebbe prendere: freddo fuori, noi dentro come cuore fondente.

Finalmente correrebbero anche le parole che lascio stese alla promessa del sole. Le tengo salde sai? Che hanno il loro bel peso.

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Abbi fede in me. (post un po’ prolisso)

Stamattina, scherzando, pensavo di dover ringraziare San Gennaro motociclista per avermi preservato da capitombolamenti ad esito infausto, causa marito con scarsa propensione all’attenzione. Poi vedo che davvero oggi è San Gennaro. Vabbè! Ora pro nobis. 

A parte ciò, l’attenzione è stata colta dai mega cartelloni che annunciano fieri, ai coraggiosi in fase di preparazione matrimonio, che ci sarà –così, per ripetere la parola- la Fiera all’evento dedicata. Ciò mi ha fatto collegare l’unico neurone funzionante a quell’ora, ad una dissertazione avvenuta giorni fa la quale faceva eco ad una sua gemella, già intercorsa con altri amici tempo prima. 

Si parlava di simboli. Nella fattispecie della fede…eh, si, l’anello che ti infila all’anulare l’amato bene il giorno del “si”. In buona sostanza c’era una parte dei convenuti alla discussione (e devo dire soprattutto, anche se non solo, appartenenti alla categoria delli màsculi), che appoggiava la seguente teoria: “non importa assolutamente come sia l’anello, di che foggia, colore, dimensione, materiale, perché è un pegno d’amore tra me e te. Il fatto che non sia eventualmente riconosciuto non ha alcuna importanza perché l’impegno che ho preso, l’ho in coscienza e non cambia a seconda della fede o non fede. Inoltre sarà anche possibile che io non la indossi  sempre, perché, spesso, me dà pure ‘mpo’ fastidio”.

E poi c’era la parte avversa che sosteneva invece quanto segue: “Importa eccome perché essendo un simbolo, come tale dovrebbe essere riconosciuto e riconoscibile, non certo perché io non mi fidi di te e creda sul serio che la fede ti renda inavvicinabile, ma solo perché mi piace pensare che simbolicamente manifesti il mio appartenerti ed il tuo appartenermi come liberamente scelto da entrambi, quindi la fede te la metti eccome proprio per il motivo che dici: perché è un pegno d’amore”.

Ora:mi sono stupita anche io all’epoca, ma dico apertamente che appartengo alla seconda categoria.

Esplico meglio il mio pensiero: la questione simbolica la trovo assolutamente imprescindiBBOli, nella mia vita in primis, ma in quella di chi mi circonda la vedo presentissima non meno di quanto permei la mia. Facendo le debite differenziazioni che riguardano ovviamente il contesto geografico, sociale, culturale ed economico in cui si nasce e cresce, ci sono oggetti ed azioni, che inequivocabilmente trasmettono un messaggio ed uno solo. In questo risiede la loro forza comunicativa e contemporaneamente il loro limite d’applicazione o rappresentazione. Per esempio: se in Italia ve regalano un mazzo de crisantemi, probabilmente ve date ‘na grattatina alle parti basse. Oppure: se vedete ‘na piramide, è improbabile che la mente non corra all’Egitto e alli Faraoni, se poi vi accroccano  in salotto un agglomerato di cassette della frutta dal quale pendono festoni di scontrini della GS, difficilmente capirete che si tratta di un treeeeeeeeeendy-albero di Natale. Il che, chiaro, non impedisce a nessuno di decidere di inchiodare un fiocco rosa alla porta rispondendo poi alla domanda “e come si chiama la nuova nata??” un estatico “UGO!”.

Insomma… pur portando praticamente esclusivamente oggetti d’argento o d’oro bianco, perché me piacciono deppiù, la fede l’ho volutamente scelta classica che più classica non si può. Per spessore, colore, foggia. La parte che la pensa diversamente ribatte, con ghigno maliziosetto: “ma hai bisogno che la GENTE la riconosca? Che credi che la fede ti preservi dall’essere cornificata, hai bisogno che la GENTE sia per forza a parte di una cosa che in fondo riguarda te e la tua metà??”. Ovvio, no. Anzi, mi sembra d’avere ormai raggranellato sufficienti episodi per ghignare a mia volta rispondendo che la fede al dito fa -di meeeedia- stare più “tranquilli” gli uomini che ce provano co’ una sposata, ad esempio.  😉

Ma non è quello. Qui -romanticamente forse un po’- rivendico il valore simbolico, il NOMEN-OMEN di un piccolo oggetto che, certo che si, è per questo riconducibile dai più che vivono nel mio stesso emisfero ad un evento preciso, e non vedo quale colpa risieda in tutto ciò. Non sarà uno “specchio riflesso!”, non sarà lo “scudo stellare di Vega”,“un contromalocchio” a chi te vo’ scippà moglie o marito. Se moglie o marito se la vònno dà a gambe levate, lo faranno comunque, concordo.

In buona sostanza, ma col sorriso: se vuoi, poi scambiarti il teschio e il cuoricione colorato, come in una gustosissima scenetta di  4 matrimoni e un funerale, non è che non se po’ fa’… solo, una cortesia, non me la chiamare “fede”. 

🙂

🙂

🙂

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Guai ad andare oltre tempo massimo….

Studente fa domande scomode a Kerry
Arrestato e immobilizzato col Taser
(click)
“Il video mostra chiaramente che mentre Meyer sta parlando rivolto a Kerry, due poliziotti intervengono per allontanarlo con energia dal microfono. Di fronte alle resistenze e allo stupore del giovane, i poliziotti, diventati 4, si fanno sempre più decisi e cercano di farlo uscire dalla sala, tra gli sguardi degli altri universitari, che restano seduti.
Il ragazzo, ammanettato, continua ad urlare “aiuto, aiuto”, e “cosa ho fatto”?”.

Democratica America….

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ESAGERIAMO!!!

Ma perchè contenersi?? E viiiiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

TANTI AUGURI, taratàn! (che sta per la botta de reni all’indietro) a Michela trallallà, Tanti Auguri, taratàn! 34 stanno qua””’ (indicando la gobba!)

 😀

(e via, con i trenini e sculettamenti d’ordinanza: Bri-gitte Bar-dò, Bard-dòòòò...)

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