come si arrivò al palco/part one.

Portavo un cardigan color carta da zucchero quella sera. Era largo, che mi ci dovevo nascondere dentro. Era stata la mia amica F. a sentirmi scherzare, un sabato pomeriggio, imitando la Ricciarelli: avevo modulato un acuto ed era uscito così, naturale. Era uscito “bene”. Lei ci meditò sopra per un po’ e quindi mi portò dentro un mondo che ancora mi appartiene, seppur in modo diverso e con tempi sensibilmente più limitati.

 

Fu un viaggio, arrivare sulla Tuscolana. Che ne sapevo che da là a qualche tempo ci avrei passato ben due anni e mezzo della mia vita, di quelli importanti, quelli del trampolino, dove si sceglie di star soli per la prima volta, di badare davvero a se stessi.

 

Insomma: arrivai dove l’immaginazione porta tutti quelli che iniziano a cantare/suonare in un gruppo… e scendendo una rampa, mi ritrovai in un garage. Un localetto a parte, aveva al suo interno una scalcagnata saletta prove, densa d’odore di sigarette, sudore e muffa: tutti ingredienti fondamentali per la buona riuscita dell’amalgama gruppettaro. Senza questi miasmi, la musica nun vie’ ffori. Dentro, ci trovai questa band funky-dance, che amava dire: “noi suoniamo il lato B dei dischi”, affibbiarsi soprannomi ed a volte prendersi troppo sul serio.

Un microcosmo perfetto formato da poco più che 20enni (noi) e l’unico più grande (il cantante), ciascuno con una sua peculiarità, un ruolo, un cliché. Imparai a guardare dal vivo i soprannomi di Verdone o quelli dei film romani: c’era “er canapa”, “er trachea”, “Ervis”, “Pupi”, “Adalbergo” e noi, “le girls”… ovviamente io fui per anni l’ultima ruota del carro, ovviamente la più pippaccia di tutti, ovviamente schifata dalla corista più brava, quella cui si guardava come il faro nella notte… e quella che, anche, mi fece capire guardandola, che una bella voce non basta, che l’amore per quello che fai e la considerazione minima del pubblico che hai davanti fanno il vero quid, che su un palco c’è poco da essere schizzinosi: lo spettacolo deve continuare.

 

Il momento del terrore arrivò al “provino”. Il cantante se ne uscì con una cosa del tipo: “beh, che ci canti? Che so, Whitney Houston?” ( …sé, perché non qualcosa della Callas, pensai di rimando). Finii col dover improvvisare “Ogni Volta” di Vasco Rossi cercando di sentire la mia voce in quel casino, mentre mi buttavano nella mischia di un pezzo che ancora ci portiamo appresso da quei tempi, il cui testo è rimasto di quell’inglese maccheronico che se ce sente la British School ci fa fa’ la pubblicità sui cartelloni 6×3 in giro pe’ Roma.

 

Di quei primissimi giorni ricordo il walkman di F. e la sua registrazione delle prove, fruscii di fondo, risate, parolacce e casino di basso e rullante. Io, trionfante, che grido a mia sorella alzando il volume dello stereo di casa: “Hai sentito??? Quella più alta ero io!!!”

(continuerà…)

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26 commenti

Archiviato in "ma ci dica qualcosa di lei"

26 risposte a “come si arrivò al palco/part one.

  1. viaggiosenzavento

    🙂
    da ragazzina, a causa di saranno famosi (ma non quello della defilippi) eravamo tutti un po’ artisti.
    giocavamo a “saranno famosi” con le mie cuginette.
    passavamo la settimana a fare le prove e il venerdì c’era il grande spettacolo, che nessuno veniva a vedere.
    ora, mia cugina selena canta in un coro gospel e c’ha una voce da pelle d’oca.
    certo… l’ho scoperta io!!!
    brava michela, chissà come sei brava!

  2. nataconlavaligia

    Ricordo ancora la prima volta che ti vidi sul palco…
    Era il lontano 1998 e ci fu un periodo in cui cercavo di non perdere nessuna delle vostre performances…
    Te l’ho sempre detto ma te lo dico anche da qui: i tuoi occhi sorridevano… Si vede che facevi qualcosa che amavi profondamente a stare su quel palco…
    Brava, Accazu!
    BIS!!!!

  3. laura

    ho sempre invidiato chi ha un abella voce….cantare dev’essere un’emozione evramente speciale

  4. VSV: ma va”’?? Il ven facevate lo spettacolo!!! Che carine! (io anche fan sfegatata di Saranno Famosi)

    Lolò: tu sei sempre stata una scatenatissima, ai concerti…. anche sabato avevo quella luce negli occhi, che per una volta tanto ho fatto il mio pezzo decentemente!! harr harr harr

    Laura: cantare è terapeutico. Davvero.

  5. Wow… sono affascinata da questa storia. Continua a raccontarla presto.
    Baci cantantessa.

  6. laura

    quindi a te piace la musica black…secondo me la musica black ha una marcia in più.Soprattutto le cantanti

  7. Anche io calco i palcoscenici, ma da attrice…che emozioni indescrivibili:i camerini, i cambi d’abito, il rumore dei passi sul legno,gli applausi….

  8. apolide

    occhibè, si vede che quello che hai postato qui sopra, lo sentivi davvero. Si vede da come l’hai scritto. Il pezzo è notevole: leggero ma profondo, scritto con un lessico efficace e diretto. Si respira, leggendolo quello che ci hai messo dentro: tutta te stessa.
    Centro

    ciao

    ____________________________
    apolide ti invita a ri-visitare il suo BLOG

  9. Un mito: sei riuscita ad essere la “più alta” senza tacchi!

  10. Night Nurse

    Ma che bello!!E brava Michi cantantessa!!!Cantare è bellissimo!!..chissà che magari capiti in brianza e ti si può sentire!!

  11. Martina: grazie della fiducia! 🙂 Continuerò senz’altro. Baci ricambiati.

    Laura: si, ho una predilezione per la musica black, ma devo dire che sono musicalmente onnivora. Ecco, giusto la Techno spinta non la reggo per nulla.

    AC: ah beh! Lo scricchiolio chelle assi di legno del palco è insostituibile! Però quello lo collego di più ai saggi di danza classica di quando ero piccina. (Bello l’avatar!)

    Apolide: così mi imbarazzo! 🙂 Ma ti ringrazio. Il linguaggio che cerco di usare è sicuramente semplice e diretto. Vorrei fosse fruibile e solo a tratti desse quel “qualcosina in più” per cui forse doverci pensare ‘sti 30 secondi … chissà.

    Perla sei insostituibile. Senza il tuo “sarcasmo fiorentino” qui sarebbe davvero una noia 😉
    (hai capito, si, che trucchetti uno deve arrivare ad usare per raggiungere una certa levatura?)

    NN: che bello sissì! In brianza non ho mai cantato…. mi piacerebbe fare una trasferta col gruppo, ma i circuiti son diversi, ahinoi.

  12. andychimico

    Bella storia… a quando la prossima puntata???

  13. Miche’ ma “Er Tanica” non c’era? Storia affascinante, comunque, poi è figo che comunque canti ancora, che non sia stata un’avventura conclusasi con l’adolescenza. Ma un MP3 non ce l’hai?

  14. apolide

    Non è necassario un linguaggio “rilleccato” per comunicare, anzi, essendo semplice e diretto è molto più fruibile. Il contenuto, sì, fa pensare. Complimenti, occhibè. Continualo, questo diario che vai forte.

  15. Andy: tutto sta a decidere se raccontare gli sfondoni che hanno caratterizzato questi nostri anni gruppettari oppure produrmi in un altro anelito dei “bei tempi”. (rido)

    OFF: l’mp3???? manco mortaaaaaaaa!!! 😀

  16. ma scusa canti già in pubblico…e noi chi siamo?

  17. any

    gli sfondoni! gli sfondoni!!! (ehi! sul palco nessuno schifa NESSUNO…se quella lì faceva tanto la principessa del cazzo allora non era poi tanto faro nella notte… e come potevi essere l’ultima ruota del carro, se eri la più alta?)

  18. ilaria

    anche io avevo un gruppo….e mi manca molto adesso che non c’è…mi manca quell’aria da saletta che tu ha descritto….il casino….le sigarette….le bottiglie di birra accannate in un angolo….le improvvisazioni che non riuscirai più a rifare come la prima volta…

  19. ilaria

    io suonavo la chitarra ed ero la voce…..facevamo covers di gruppi come i Nirvana, i Red hot chili peppers ma anche i Rem…cercavamo di fare versioni nostre di canzoni delle Bangles…e di inventarci qualcosa di nostro….

  20. verypipuffa

    E quale foto non ce l’hai, da farci vedere?
    Comunque è vero, cantare è terapeutico, infatti i miei vicini di casa, tutte le volte che canto sotto la doccia vanno dall’otorino a farsi curare le orecchie!

  21. let it be

    10 anni. Canzoni sotto le stelle. 15 agosto.
    3a classificata con “Manda via la mia paura”

  22. …..
    Let it be…ma tu o io?
    Io no…
    e tu, dimmi, hai un blog?

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