L’ho fatto. Ho inviato una mail di protesta.

Spett.le Azienda,Mn074

spero Vogliate spendere del tempo minimo per leggere questa comunicazione. Mi trovo purtroppo a scriverVi per segnalare un accadimento che davvero vorrei sperare sia solo occasionale e non certo legato alla Vostra filosofia di vendita.

Cito testualmente dal Vostro sito (ma qui si parla delle più elementari norme di buona educazione): "La politica commerciale si basa fondamentalmente su criteri quali:qualità, prezzo, assortimento degli articoli, professionalità e cortesia del personale di vendita".

Bene. Lasciate che Vi segnali quanto accaduto ieri, martedì 17 Luglio 2007, alle ore 18.00 circa. Ci trovavamo, con un’amica, in Via del Tritone. Passo abitualmente davanti al Vostro negozio poichè l’ufficio in cui lavoro dista poche centinaia di metri ed ho, conseguentemente, modo di apprezzare giornalmente i capi d’abbigliamento esposti in vetrina. Decido quindi di entrare, per provare qualche abito che avrei voluto acquistare in occasione del matrimonio di una parente.

Come prima cosa mi trovo davanti ad una signora, con le mani sui fianchi, sguardo infastidito e o gomma o caramella in bocca (difficile non notare che stesse masticando qualcosa), mi avvicino e le domando se posso chiedere a lei una informazione. Mi squadra dalla testa ai piedi e risponde, secca: "…può anche, ma tanto deve aspettare che sia una di quelle ragazze a servirla" -pausa, mio sguardo un po’ sorpreso- "comunque dica, dica…" io le chiedo dove posso trovare dei pantaloni per un completo del quale avevo già trovato, da sola, il top. La signora, con fare sempre più infastidito indica un espositore in fondo aggiungendo "…ah ma poi deve anche guardare di qui, di là, qui a destra e anche a sinistra". In effetti era lapalissiano che cercando ovunque nel negozio, avrei potuto appurare se un capo fosse presente o meno, che domande sciocche che pongo.

Ci avviamo verso il luogo indicato.

Passando, una cliente, con fare gentile, chiede ad un’altra addetta alle vendite di quale materiale fosse fatto un foulard che teneva tra le mani. Quest’ultima si volta appena, e risponde con fare davvero poco garbato: "Seta. E comunque c’è anche scritto". Già tentatissima di rimettere al loro posto gli indumenti presi, provo a far finta di nulla con la mia amica (non senza aver commentato l’accaduto) e vado verso un camerino. Indossato il vestito, la mia amica entra per aiutarmi con la chiusura lampo e sentiamo da fuori una voce femminile che dice, quasi incredula: "Ma c’è qualcuno qui dentro?" Noi ovviamente rispondiamo affermativamente. La domanda viene ripetuta nonostante da dentro si sentano chiaramente le nostre voci e senza curarsene minimamente, l’addetta (all’inizio pensavamo fosse qualcuno che avesse bisogno di provare qualcosa) apre la tenda e guardandoci con fare quasi oltraggiato ci comunica che "quel camerino non si può usare!" che si deve andare "in quelli davanti".

Puntualizziamo:

non c’era un cartello che indicasse ciò

– il camerino non differiva in nulla dagli altri "disponibili"

– non si trovava assolutamente in un luogo che potesse almeno suggerire a menti abili che temporaneamente lo stesso non fosse adibito a ciò che palesemente è: un camerino di prova.

– ci sono molti modi per comunicare qualcosa. Il peggiore l’ha scelto la signora che Vi rappresenta con la clientela. Tutte loro, nessuna esclusa. Anzi, una è stata diversa, ma poi abbiamo capito perchè: si stava rivolgendo a quella che -l’evidenza ha dimostrato- si è rivelata essere una cliente abituale.

Per divenire "abituali", Signori, ci vuole sempre una prima volta.

Se le Vostre addette di vendita hanno accumulato tutto questo stress al quarto giorno di saldi, Vi preghiamo di consigliar loro di non rovesciare suddetto malessere sulla clientela.

Se considerate le persone che si trovino ad entrare nei Vostri punti vendita durante, appunto, questo periodo, "clienti di serie B", Vi invito caldamente a cambiare le Vostre posizioni.

Se Volete fare cosa gradita, rispondete a questa mia e suggerite al punto vendita di Via del Tritone (voluta precisazione, perchè non è mia abitudine mandare al rogo tutto un marchio per un comportamento che spero isolato) di cambiare totalmente registro.

Ovviamente ho posato tutto e non ho acquistato più nulla. Né io né la mia amica.

Confido in un Vostro riscontro e Vi porgo comunque, i miei più cordiali saluti.

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32 commenti

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32 risposte a “L’ho fatto. Ho inviato una mail di protesta.

  1. Quando ci vuole ci vuole.
    Contiamo tutti su una lettera di scuse.
    Anche da parte delle stesse commesse.

  2. La maleducazione è davvero diffusa tra le commesse, ma forse perchè pochi si prendono la briga di lamentarsi…
    Hai fatto bene a scrivere per protestare. Vediamo se risponderanno

  3. ci siamo davvero rimaste male, sapete?
    In più (anche se l’educazione è EDUCAZIONE A PRESCINDERE) si tratta di un marchio piuttosto noto e di un certo livello, quindi ci si aspetta quel minimo in più di signorilità che forse (e sbaglio io) mi aspetto meno andando al mercato de quartiere.
    Una scena da mezza Pretty Woman…
    :-S

  4. Il personale di vendita deve anche essere motivato e ricavare qualche soddisfazione (in primis finanziaria) dal suo lavoro se si vuole che sia gentile con la clientela. In questo mondo dove i commessi cambiano ogni tre mesi, dove le retribuzioni sono quasi ridicole, forse non si può pretendere di più, purtroppo…

  5. Bituncode: vuoi il mio coltellinoa serramanico? Lo uso solo per le grandi occasioni.

    Eternauta: mi trovo in disaccordo. Comprendo la situazione e ci sono stata. Credimi davvero, e mi sento di poter ipotizzare con poco margine d’errore: sicuramente peggio di loro. Nonostante ciò, non credo che nessuno abbia il diritto di essere arrogante, infastidito, maleducato con un cliente, vieppiù gentile. Mai. (e alla faccia della casistica: 3 commesse su 3 avevano una grazia ed un garbo pari solo ad Anastasia e Genoveffa di Cenerentola)

  6. in disaccordo anch’io con l’amico eternauta: se vuoi lavorare a contatto con la gente, devi essere gentile, anche quando ti fanno girare i maroni. e questo non era nemmeno il caso.

  7. Michela for President!
    Ma mi sa che i commercianti non ti voteranno…

  8. uhhhh è il mio terreno questo. Ho lavorato per un anno come commessa in un negozio di intimo di un marchio arcinoto. Nonostante lo stipendio e gli scazzi personali sono sempre stata stragentile con i clienti e vi assicuro che i conti a fine giornata mi ringraziavano. Quindi se guadagni poco mi dispiace ma è il tuo lavoro e la gente merita di essere trattata bene. Brava micheluz!

  9. eccheppiffero ècche!

    ^___^

    Che poi mi scoccia davvero fare ‘ste cose puntigliose, però alla terza botta d’acido mi sono detta “e mo’m’avete rotto”

    zàn zaaaaaaan! Alla riscossa!
    (to be continued, vi terrò aggiornati/e)

  10. adesso che hanno sdoganato il vaffanculo, ti consiglio di tenere a mente questo termine così puoi usarlo con persone poco garbate.

  11. Che bel dibattito come se ne vedono raramente!
    A pelle mi sono sentito pienamente d’accordo con Eternauta, anche perché ho la tristissima esperienza di commesse di mia conoscenza che lavorano quasi gratis per 24 ore al giorno 7 giorni su 7, 52 settimane all’anno. Poi, però, mi sono chiesto come mi sarei comportato io e devo dire che sarei sempre cortese con tutti i clienti. Però, però, un tarlo mi rode dentro: ma perché nessuno ormai si immedesima in chi sta lavorando e invece si prendono , in tutte le situazioni, le parti dei clienti?
    Tipo il post da Peperita Patty di stamani? Tutti dalla parte del povero viaggiatore…
    Invertiamo i ruoli: cosa succede?
    Baci e abbracci a tutti/e

  12. Ciao Silvietto, che piacere averLa qui.

    Dunque, senza remore ti dico: esattamente perchè posso “immaginare”, non sono uscita dal negozio alla prima “addetta alle vendite” sgarbata. Ma direi che sia mio sacrosanto diritto non sentirmi presa a pesci in faccia solo perchè avrei la necessità di provare un vestito, pagarlo ed uscire col mio bel pacchettino.
    Per quanto poco le possano retribuire, ad un semplice “scusi, posso chiedere a lei?” si può anche fare lo sforzo di fare ‘sto sorrisetto e dire “un attimo, chiamo la collega che la potrà sicuramente seguire”.
    No, non mi sento in difetto se mi aspetto questo.
    Dovrei davvero?

  13. P.S. precisazione generica: non sono d’accordo invece con “chi lavora col pubblico sempre carino gentile ad ogni costo”. Posto che per necessità di “vendita” si debba avere una quintalata di pazienza in più, anche là ci sono confini che non vanno superati. E netti devono rimanere, per non ledere la dignità di chi lavora ed il valore del suo operato.

  14. Belle queste due tue chiuse. Direi che abbiamo concluso!
    PS: e chi ti dice che non ho le tette!!!???

  15. arya

    no
    non abbiamo concluso:
    qualcosa da dire sui modi di Anastasia e Genoveffa?
    Visto che non tutte trovano un principe-merlo come quella gattamorta di Biancaneve, stanno facendo uno stage in quel negozio…porelle dovranno pur LAVORARE!
    ah!…mon dieu, avere a che fare tutto il giorno con la plebaglia esigente e arrogante!!!
    GRIMILDE
    :))
    ciao anche a silvio con le tette

  16. hihihiii, biancaneve gattamoooorta, biancaneve gaaatta-mooooortaaa!

    (Silviè, che porti, ‘na seconda abbondante? Coppa c?)

  17. …chiaramente ancora no!
    Ma io domani gli mando anche il fax! hehehee….
    e poi più sùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù ….

  18. in che senso più su???
    ho un paio di ipotesi!!!
    :))

  19. Non so se servirá, ma hai fatto bene a protestare.
    Anch’io credevo, come l’eternauta, che un incentivo economico (leggi percentuale sulle vendite) potesse migliorare l’atteggiamento di chi vende, poi sono venuto a vivere in un paese nel quale quasi tutto il guadagno é dovuto a dette percentuali e mi sono dovuto ricredere. Chi é cafone, cafone resta, con o senza incentivi.

  20. Brava streghetta!!!

    Ma vorrei aggiungere una mikroskopika considerazione anche in risposta ad alcuni altri blogger: non è che i commessi siano gli unici a dover essere gentili. Non è che essere gentili sia un plus legato a una elevata retribuzione. Tutti, secondo me, dovremmo cercare di essere sempre gentili con tutti. Essere gentili, almeno entro limiti ragionevoli, dovrebbe essere il modo “normale” di entrare in relazione con gli altri. Non un regalo che generosamente facciamo soltanto quando ci gira. Poi, in più, ai commercianti (commessi o meno) essere gentili usualmente conviene. Poi, in più del più, quando si accetta uno stipendio (sia pure scarso) si ha il dovere di svolgere correttamente le mansioni che ci spettano e magari, contestualmente, possiamo cercarci un lavoro diverso. Ma in genere, io credo, chi ha certe qualità (come la gentilezza) finisce anche per avere un pochino meno bisogno di cercarsi alternative.

    Ciao,
    Giorgio

  21. aless

    sono enormemente orgogliosa della streghina! io mi trovo in Canada, un paese dove decisamente sanno cosa sia il customer care, dallabanca, alla biblioteca comunale al negozio di abbigliamento al supermercato… Purtroppo mi ritrovo a fare quotidianamente tristissimi confronti con i venditori italiani: imbronciati, scocciati, bruschi, infastiditi dalla minima e soprattutto piu’ che lecita domanda o richiesta… il piu’ delle volte (con le dovute eccezioni, certo, ma rare… asaai rae!) dei veri cafoni, che sembra stiano la’ gratis e non debitamente retribuiti per fare un lavoro che richiede tanta cortesia e una buona dose di paziena. In Italia non c’e’ la mentalita’ del “Ti tratto bene cosi’ ritorni”. Il risultato e’ che lo shopping (e gli uffici) sono un infinito stress per noi clienti e per gli impiegati. che ci vorrebbe a fare un po’ di formazione per questa gente? Saremmo tutti piu’ felici e la nostra dose di stress quotidiano diminuirebbe notevolmente…
    Complimenti a Michela per la lettera e per il blog. Aspettiamo aggiornamenti. Aless

  22. Cara commessa di Via del Tritone (ma anche care commesse di mille altri posti!!)io son del parere che,visto che scegli tu di fare un lavoro a contatto con le persone, il minimo che devi fare (ma è proprio il minimo) è essere gentile con la clientela..ci vuol così poco a sorridere…cosa ti costa?!

  23. …in casi del genere mi provo tutto quello che c’è nel negozio, anche di 4 taglie superiore alla mia, lascio in disordine e me ne vado. Scherzia a parte, concordo con chi dice che la buona educazione è a prescindere dal lavoro che si svolge, ma chi lavora con il pubblico non può permettersi di non esser gentile, è come se io non facessi una parte del mio lavoro. cmq streghina hai fatto bene!

  24. Bitun: …c’è l’ufficio stampa, ad esempio…cui si potrebbe dire che la storia è già in rete! hehehee…

    Ma.ni & Aless: (grazie!) eh si, c’è proprio una cultura di fondo che è sbagliatta. E pensare che noi italiani siamo considerati un popolo che sorride!

    Giorgio, che dire? Sono d’accordo con te in toto.

    NightN: forse a quelle commesse costava qualche ruga in più.

    Francy: mi sa che l’adotto come nuova tecnica, questa!!!! Così otterranno davvero qualcosa per cui avere la luna storta, no? ;->

  25. ordunque – mi trovi d’accordissimo, non so se avrei protestato con la lettera ammetto. non so decidere se questo sia giusto… c’è questas cosa dell’avvertire il capo, che forse non mi trova completamente d’accordo. Come se la cortesia tra persone cortesi sia una cosa pertinente lo stipendio, e le gerarchie, e non l’umano – anche fuori fai negozi.

    Però no hai ragione.

    Quando è successo a me ho avuto la tentazione frenata dalla vigliaccheria di andare dritta dal direttore del negozio e dire:

    ahò ma dopo ME PAAGATE PER ESSERE STATA QUI?

  26. Purtroppo Zaub c’ho pure ‘sta patologia del cavaliere della giustizia senza macchia e paura: mi immedesimo anche nei potenziali maltrattati e daje e daje qualcosa devo fare. Nella fattispecie: quando la commessa ha trattato in quel modo la signora piccina con la sciarpetta in mano, il mio moto di rabbia è stato più violento di quello provato per le frasi rivolte a me.
    Il buon senso ti fa essere cortese, nonostante la scortesia, per varie volte. Dai la famosa seconda possibilità e pure la terza e forse la quarta.
    Poi devi fare i conti con l’amara verità: se di te se ne fottono, non altrettanto accadrà se chi le stipendia je fa “che minchia fate coi cilenti? Ve la volete dare una regolata, santo cielo???”
    E la prossima signora con la sciarpetta, forse, verrà trattata con più riguardo. Pure se la sciarpetta è in saldo e se la signora nun ze chiama Ripa di Meana.

  27. missminnie

    ciao michelina alle armi!..sottoscrivo e concordo con la lettera che hai scritto..aggiungerei (e LO SO che qui apro un discorso difficile) CHE DATO CHE IO NON SONO SORELLA DELLE COMMESSE PERFAVORE EVITINO DI DARMI DEL TU QUANDO IO DO’ DEL LEI….lavoro tutto il giorno a contatto con la cientela di un importante gruppo editoriale (notai, avvocati, commercialisti..brutta gente ehhh) e MAI mi sognerei di dirgli : che te serve????

    minnie-buona-educazione

  28. Una piccola precisazione. Con il mio intervento non volevo giustificare la maleducazione, di cui tra l’altro sono anch’io sempre più spesso vittima ogni volta che faccio qualche acquisto. Noto però, ma potrei sbagliare, che il peggioramento esponenziale dei servizi al cliente procede di pari passo con la distruzione dei diritti dei lavoratori, e con il venir meno anche delle tutele ai consumatori contro le frodi.

  29. Minnie: per fortuna almeno in quello le commesse ci hanno risparmaite.

    Eternauta: ma quello che dici è vero. Ed è anche umano incazzarsi, da parte dei lavoratori sfruttati, aggiungo io.
    Ma il destinatario finale non può essere la signora con la sciarpina e nemmeno io… Ciao!

  30. Sono curioso di sapere se hai ricevuto una qualche risposta.

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