La Dignità del ricordo.

Spine a tutto tondo. Lo so, le avverto distintamente. Fare attenzione e non lesinare indulgenza con la scrivente ed il suo genuino sforzo di essere razionale nell’esprimere "concetti di panza".

Non va bene. Non va bene ridare lustro a ciò che lustro non ha avuto, in onore alla memoria quando la persona di onore non ne ha avuto nemmeno un po’.

Ma anche: non va bene. Non va bene epurare qualcuno che è trascorso, che è passato o trapassato dalle sue zone d’ombra, dai difetti, dai nei vezzosi solo perchè puntini neri sulla tela di un ricordo che deve tornare bianco. La Santità che mai, magari, avrebbe desiderato, l’aura di luce eterna, l’aureola del pregio, la noia della perfezione.

O altro. Il suo opposto. Perdonare il Diabolico.

Gli esempi li posso fare non uscendo dalle pareti di casa: mio padre non c’è più. E questo è un dato di fatto. E’ la vita e pitipìm e trallallàm. Ma io i suoi difetti me li voglio ricordare TUTTI. Mi schifo al pensiero di farlo diventare un Beato tra le braccia dei cherubini quando era colmo di imperfezioni che, amo ricordare, mi facevano incazzare come un’ape. Ma qui c’è un intento benevolo e ci tengo a sorriderne ancora o a mandargli imperituri accidenti (anche ora che non gli farebbero alcun effetto) in nome di una VERA memoria di ciò che si è stato, di un Rispetto di essa. Di mio padre.

Poi c’è un altro tipo di esercizio della memoria. Un’altra sostanza della giustizia. Più liquida e infida. C’è il rispetto del mio dolore, la dignità dell’aver rialzato la tesa o non averla abbassata di fronte a comportamenti dell’altra genitrice. Il detto "la mamma è sempre la mamma" a me provoca un subitaneo travaso di bile. Perchè, MA NO ECCHECCAZZO, non trovo assolutamente giusto riabilitare qualcuno in extremis, non trovo giusto sbilanciare la stadera così, di botto, perchè ti sei ricordato di dire le preghierine la sera, di essere gentile col qualunque prossimo che non fosse un tuo DIRETTISSIMO prossimo, o la data del mio compleanno. La Vita, il Rispetto, l’Onore del Ricordo, si debbono in qualche modo meritare. Questo io credo. Che giustiazia ci sarebbe nel fare il proprio porco comodo una vita, falciare, maciullare, tralasciare bellamente salvo poi fa’ ‘sti 4 zompi finali per accattasse ‘sto paio de alucce bianche?

Sarò magnanima e dirò "brava" ai segnali tardivi, sarò educata, come mi è stato insegnato. Ma in quanto al resto….Eh no,non è mancia, non ci posso proprio stare. Avrò tenuto diari per annotare i giorni neri e bui, avrò allenato la memoria, avrò disciplinato la pietà. Quello che si potrà fare sarà, quando sarà, piangere una mancanza che c’è SEMPRE stata, senza mai, neppure per un momento, "abbonare" nulla.

Questo è il mio regalo. La Dignità del Ricordo.

16 commenti

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16 risposte a “La Dignità del ricordo.

  1. Quello che hai scritto è denso, denso di te, di emozioni e credo anche di dolore. Non è facile riuscire ad esprimere certe cose, renderle visibili agli occhi oltre che al cuore. Un grande pugno allo stomaco che però, eccheccazzo, ogni tanto ci vuole. Anche a me.

  2. Silvio, capisco che fosse tutto maiuscolo però ecco… si notava solo quello?
    😉

    Verduzza spiritella, ti ringrazio davvero. Denso calza a pennello.

  3. C’è davvero tutto il dolore legittimo di dire che si piange la mancanza che c’è sempre stata e il ricorod è vero si deve meritare. E’ giusto questo sfogo, ed è una grande testimonianza contro la retorica del dolore. Un abbraccio Giulia

  4. Perdonami, forse sono stato superficiale, ma si intrecciava con mie personali riflessioni sul dolore e la “parolaccia” era la parola per me giusta…

  5. Ma nooo!
    Silvietto, scherzavo!!!!!

  6. Michela, ho penzato ce lo scrivo o nun ce lo scrivo er commento? ce lo scrivo. Mi dispiace leggere queste cose, perchè lo sento quel dolore che scrive – grosso modo lo conosco. Anche se mi sa a me fose è andata relativamente meglio. Relativamente eh. forse.
    Ma la questione non è l’agiografia e il candore, o la riabilitazione del diabolico. La questione è la ricomposizione dell’umano. Non so cosa c’è dietro a questo dolore tuo, nè so bene cosa c’è dietro le nefandezze dei tuoi. Ma ecco, la dignità del ricordo certo che bisogna proteggerla, ma a quel dolore che scrive, fa bene penso anche un po’ di rinarrazione.

    Dai che ora sei qui, sei forte e ti si vòle bene:)

  7. arya

    ottimo.
    sotto i boccoli c’è anche un cervellino!!…
    e, devo dire, pare funzioni davvero bene.

    brava streghina

  8. Zaub, aspetta spè che a ‘sto giro ho preso il vocabolario!! 😉
    Grazie riccioluta amica blog. Non è che sia semplice definire quel sentimento in poche righe. Baci e buona domenica.

    Arya, ma il mio cervello HA i boccoli!!!
    😀
    Tua, Morticia.

  9. Cervello con i boccoli e cuore con i riccioli. A volte prendono il crespo ma la maggior parte delle volte danno un sacco di volume e movimento.

  10. Perlita’s way, ma parlavi di te?
    heheheheeeeeeeeeeeeeee
    eeeeeeeeeeeeeeeeeeee
    eeeeee… **awww**

    Increspatamente Vostra
    Madonna Michela.

  11. d

    onora il padre e la madre?
    sempre e comunque?
    no, non basta la trasmissione del proprio dna, tanto più di quello mitocondriale (che pare si trasmetta di femmina in femmina e basta).
    ci vuole altro, ci vuole sacrificio e dedizione e presenza e capacità di accogliere ed ammettere gli errori, e ascolto e pazienza e braccia calde e sorrisi e dinieghi quando è il caso, ed è la cosa più difficile.
    e tutto questo non basta ancora per assolvere al compito che ti sei assunto nell’attimo esatto in cui hi chiamato un essere all’esistena.
    ma è difficile, Michela, te lo garantisco, si pasa attraverso tentativi ed errori e il proprio egoismo e quel sentimento ambivalente, amore e odio, che lega ogni madre ai propri figli.
    abbi pietà, in attesa di scoprire a tua volta ciò che significa e metterti alla prova, ogni giorno

  12. d

    scusami, ho scritto di getto, con molti errori, forse non solo di digitazione.

  13. Lo farò, cara mamma D. e lo farò essendo conscia di sbagliare, forse è tutto qui. Un po’ di umiltà nel sapere di essere fallibili e mettersi in discussione ogni tanto. Oppure sbagliare e lasciar sbagliare oppure ancora più direttamente: sbagliare e non far pagare le tue scelte sbagliate ad altri. Soprattutto se sono i tuoi figli.
    La pietà ce l’ho.
    Ma anche il rispetto. Quello per me, ha richiesto anni di lavoro interiore per essere recuperato. Diciamo che ci tengo un bel po’, ora.
    Ma sicuramente capirò qualcosina in più quando toccherà a me “essere mamma”. Speriamo di far bene.

  14. Che dire? Arrivo tardi a commentare questo post.
    Ma vorrei esserci comunque, anche se scaduto.
    I genitori sbagliano tante volte, ma la perseveranza quella, è diabolica.
    Non voglio fare quella che tesse le tue lodi in continuazione, ma sono certa che saprai metterti in discussione nella figura di mamma.
    E il mettersi in discussione è alla base del far bene. O quanto meno di provarci.
    In questo post ho trovato tanto di te; dei tuoi silenzi e delle tue sofferenze.
    Ti abbraccio, Accazu. Forte forte.

  15. Lolò, ti ringrazio davvero.

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