Archivi del giorno: marzo 28, 2007

Je suis_Michelà-à-a.

Vibrissa di gatto, cappuccino con la schiuma, schiena da massaggiare, amaca da dondolare, ramo lungo di salice, opale iridescente, angolo nella camera buia, risata con la "A", neo sull’orecchio, unghie fragili, artigli solidi, canini limati da piccola, occhi azzurri con il centro giallo, voce per canticchiare, le guanciotte, gonne poche, pantaloni tanti, vento cercato, Londra del cuore, Roma mia città, valigia che freme, osservazioni da fare, chiacchiere da ascoltare, "Colazione da Tiffany", pizza pasta e tante verdure, cose buone da cucinare, sorrisi da cercare, piedi scalzi per casa, troppe borse mai usate, boccoli capricciosi, odore buono, pelle calda, case in campagna o forse a mare, mare d’inverno, quadrata fuori, un cerchio dentro.

(…)

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Il Ritorno.

Quanto sotto riportato, lo scrisse una Signora, Louisa Jebb in "By Desert Ways to Baghdad" ed era il 1908. Attraversò con un’amica l’impero turco, a cavallo.

“La notte scorsa eravamo sporche, isolate dal resto del mondo e libere, stanotte siamo pulite, di nuovo nel mondo civile e prigioniere.

La notte scorsa, l’ultimo messaggio del sole al tramonto, scritto a caratteri d’oro, bruciava dentro di noi e la volta stellata portava in cielo i nostri pensieri e li rendeva liberi. Stanotte il sole è tramontato alla chetichella e noi, dopo essere rientrate alla fine di una giornata occupata in stupidi impegni, siamo rimaste a fissare un infinito, contorto, roteante disegno sulle quattro mura che ci imprigionano, oppresse dal soffitto che incombe su di noi nella stanza dell’albergo Damascus Palace.

Non siamo più principesse a cui baciano le mani e i piedi, la cui parola è legge, che condividono la semplice ospitalità di dignitosi e orgogliosi nomadi nei regni del deserto. Ora la nostra parola è legge in proporzione alla capienza del nostro borsellino, le nostre mani e i nostri piedi vengono baciati se in albergo alloggiamo a un piano alto. Non sono più in una terra in cui gli uomini e le donne sono giudicati dalle loro capacità di essere uomini e donne: è il costo del nostro abbigliamento a conferirci un rango.

Non siamo più fra persone alle quali diciamo quello che pensiamo e con le quali stiamo zitte quando non abbiamo niente da dire. Siamo in un ambiente in cui dire quello che si pensa è un’offesa, in cui non si capisce il silenzio, che è mal visto come se fosse un visitatore misterioso. Meno abbiamo da dire, più ci sforziamo di dirlo, e più abbiamo da dire, maggiore è lo sforzo per tacere. (…)”

-estratto dal libro della serie Viaggeria di Archinto "Le vere Signore non viaggiano"

Various12trunks

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