La Signora Chetristezza

Stamattina trasloco delle mie membra casa-lavoro su autobus. Bus

Stretti come proverbiali sardine. Che ti danno la targhettina RioMare ad honorem, ma quello già lo sai e mestamente te ne stai.

Ciò che invece subisci è tutta la fauna che, come te, si trasloca da una parte all’altra della città e trova suo diritto fondamentale smadonnare e agitarsi nei modi più disparati. Possibilmente aggiungendo quanto più disagio possibile al prossimo loro.

In quest’ottica sale d’imperio dalla porta anteriore una Signora, che ci teneva molto a questa sua maiuscola, la quale come prima cosa mi spinge a mano aperta contro un’altra signora, anziana con la stampella, che divideva il suo posto a sedere con due graziosi bimbi messicani ed i loro pupazzetti vari. Senza porre tempo in mezzo inizia ad agitare la sua gonna a ruota, all’unisono con le mani magre inanellate, aggiustandosi gli occhiali diva anni ’40 ed il ciuffo biondo-rossiccio e dicendo in un italiano forzatamente italiano, scoppiando le esplosive, apicando le apicali e sdrucciolando le sdrucciole: “Ci vuole tanto a capire che ne devono passare di più? Sulla Tiburtina ne passa uno ogni 3 minuti. Uno ogni 3 minuti (frase che si ripete per un paio di volte) … e poi aprite i finestrini, santocielocistiamoinvolvendochetrissssstezza” (pausa) Dico io, ci vuole tanto ad aprire un po’ e far cambiare l’aria? Non è che bisogna essere laureati (la sua stessa voce fuori campo avrebbe puntualizzato probabilmente un “E io lo sono!!”), per questo. Che triste, che tristezza”

La Signora Chetristezza intervallava il tutto con risatine nervose, di quelle che grattano la gola prima di uscire dal naso.

La Signora Chetristezza ha infilzato con i suoi gomiti almeno una decina di passeggeri.

La Signora Chetristezza si arroccava sulla sue scarpine a punta e si avvitava sul suo vitino da vespa, in barba all’alluce valgo ed all’anacronismo tra il voler fare la 30enne ed il non esserlo più da un pezzo.

La Signora Chetristezza dava violente imbeccate per far cadere il discorso sulla chiusura delle frontiere, su “questi stranieri”, sull’altro che puntualmente è, appunto, a lei estraneo. Sia mai le fosse passato per la testa che potesse essere, anche lei, “altro” per chi le stava intorno.

La Signora Chetristezza porta per prima il vessillo di questa involuzione con cui oggi ci ha fregiati tutti, e nemmeno lo sa.

Che dire? “……. Ma che trisssstezza!”, ovviamente.

Annunci

6 commenti

Archiviato in Quotidianità?

6 risposte a “La Signora Chetristezza

  1. Cavoli, io sarei arrivata in ufficio, avrei augurato buon weekend a tutti e me ne sarei subito andata. Perchè per oggi mi sembra che hai già dato abbastanza.

  2. chissà perché tutte queste signore chetristezza, di cui abbondano anche i mezzi pubblici milanesi, non prendono le loro belle macchinine, ultimo modello naturalmente, così non stressano la vita a nessuno…

  3. e tu che ne sai che ha l’alluce valgo? XD

  4. e scaraventarla giù da uno dei finestrini aperti appositamente per lei?

  5. Volevo scrivere “che tristezza!” ma l’hai già scritto tu

  6. …e adesso rimettiamoci nell’ordine di idee di dover fare il processo inverso per tornare a casa.

    Ci mancano 3 ore. Ho tempo di iniziare le mie macumbe.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...