Archivi del giorno: febbraio 15, 2007

blog parallelo?

…in effetti mi rendo conto che sto tenendo una sorta di blog parallelo (col titolo che ho dato a questo, quasi non mi sorprendo!), via mail. Ha ragione il mio interlocutore. Ma porgo il collo volentieri, che mica capita spesso…eh! E poi da una streghina par mio, amante dei vampiri, ammettere qualche buchino scostando la sciarpa multicolor, mi sa anche di vezzoso.

Questo però, lo condivido sul blog nato per primo:

parte prima: la partenza

"L’estate si andava a Viterbo.

C’era la casa di campagna, i cugini, i parenti vari. La prima macchina "grande", quella che si prendeva per i viaggi fuori città, era una Fiat124. L’odore era polveroso come quello dei divani delle case dimenticate, i sedili appiccicaticci di pelle sudata e l’abitacolo in parte fumoso per le sigarette che mio padre ancora aspirava con divertente voluttà. La guida di mia madre poi, era da incubo, da vera-vera donnaalvolante: inchiodava, sussultava, accelerava bruscamente, si piazzava per due ore dietro a camion dai tubi di scappamento non esattamente ecologici… insomma: io e mia sorella eravamo campionesse di mal d’auto. Per distrarci inventavamo giochini con le parole, cantavamo e guardavamo filare la strada. "ca-mi-cia….cia-nu-ro…ro-set-ta" una parola sillabata per uno, o anche il gioco del "se fosse" o alla fine, cercare di dormire raggomitolandosi in due sul sedile posteriore, l’una appoggiata all’altra.

La strada da prendere è la Cassia. Si snoda tra paesini bellissimi incastonati nella campagna laziale e, al bivio dopo Monterosi, puoi scegliere se svoltare a destra, passando per la Cassia Cimina: boschi, chalet simili a quelli delle favole, la faggeta, gli alberi di nocciole, e ancora piazzole di sosta con sedute di legno, ma anche curve e tornanti.

A destra non ci si svoltava quasi mai, quindi.

E l’arrivo era sempre quello, vedendo da lontano le mura di porta romana, con la Santa in cima ed il cielo blu che si stagliava dietro. Mi aspettavano i gelati da "Chiodo" al corso (solo 3 gusti: panna, cioccolata, nocciola), gli alberi su cui arrampicarmi e fare le casette lontano da terra, le visite alla nonna Maria aspettando che mi desse pane e salame, e a fine estate, la fiera col suo mercato immenso ed il trasporto della "macchina" in processione… "

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ma a me la pioggia piace

E’ il gesto di chiudere l’ombrello, o ruotarlo al proprio ritmo interno, è cantare singing in the rain e immaginarsi le claquettes ai piedi e fare sciàck-sciàck nelle pozzanghere e poi guardare giù, l’immagine che si ricompone e si rompe ad ogni goccia.

…tutto sta nel non subirla. Come tutte le cose forse, vero? Vero.

Black_rain_by_hres

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