Archivi del mese: gennaio 2007

Fili

Sewing_up_a_storm_by_darkestnightmareo       Camminare sul filo del rasoio

o       Raccontare per filo e per segno

o       A tela ordita Dio manda il filo.

o       Tira più un filo di benevolenza che cento paia di buoi.

o       Il filo si rompe dal lato più debole.

Ma alla fine, dice il saggio cinese:

A ogni singolo filo d’erba è destinata almeno una goccia di rugiada”

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Mutantis mutandis?

da wikipedia: "L’espressione è propriamente usata ad indicare la modificazione di scenari o situazioni precedenti in correlazione con la necessità, o l’opportunità, di sottoporre a nuova verifica l’eventuale occorrenza di adeguare azioni ed interessi alle mutazioni intervenute"

WomanUn destino quello del cambiamento. Il mio, forse, è segnato dalla mutazione. Quando mi spunteranno, che so, branchie e membrane traslucide dietro alla schiena da dispiegare uscendo da un bozzolo, vi avviso. Il fatto nudo e crudo è che il mio territorio lavorativo al momento è stabile quanto le sabbie mobili dei film di avventura degli anni ’50: rischio di affondare nel volgere di una fase lunare. Che in concomitanza della simpatica accensione di oneroso mutuo 25ennale, cambio di casa con spese di ristrutturazione, e volontà di avere un figlio…beh. Non è una bella cosa.

Così comincia questa giornata. In attesa di capire come finirà il mese.

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se di lunedì.

Ho iniziato indossando ripido scollo su sfacciate morbidezze. Incredibile: non me ne sono vergognata.

Ho continuato ostentando sicurezza. Insperato: mi hanno creduta.

Sto proseguendo alternando scritti personali a mail lavorative. Stupefacente: tengo il filo.

Finirò salutando questo giorno come uno dei più produttivi degli ultimi sei mesi. Sempre saputo: underpressure la Micky rende di più.

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andiamo con ordine

La lista delle cose da fare è ancora lunga. Stendo foglietti con indirizzi scritti a penna, scontrini del Magical_home_by_blackmayhem bar con numeri di telefono segnati con la matita nera kajal, pezzetti di carta con annotazioni di cui non ricordo il senso nè il capo. Li spiano per benino e li studio cogitabonda. No, non scompaiono con la sola imposizione dello sguardo. Ripercorro simpatiche attese telefoniche col call center di turno, verifico che l’appuntamento con l’idraulico sia stato confermato, medito su come rintracciare il numero di un buon tappezziere. Perchè se c’è una cosa che entrerà nella casa nuova è un divanetto con due poltroncine cui sono legatissima. Ci raggomitolavamo su quello la sera, davanti alla TV, quando ancora lo schermo mandava bagliori in bianco e nero. Un sofà che fa il verso a quello delle case di bambola, morbido alla vista, vezzoso nei suoi fregi di legno. Démodée, sicuro. Ma che lo rivesti a fare, che con quei soldi te lo compri nuovo. Lo so. E che ci vuoi mettere sotto? il tappeto comprato nel souk a Tunisi? Eh si. Ma non c’entra niente. Già. E quindi da domani, per 3 giorni, mi dedicherò alla casetta nuova, a rimontare i mobili, a metterne di nuovi, a vedere di farli danzare intorno alle pareti fino a quando non avranno trovato la giusta collocazione. E poi, cosa per cosa, toglierò la plastica, gli imballaggi, la carta. Inspiro forte ora e prendo l’aria che mi servirà per digerire le magagnette che inevitabilmente troveremo. Trattengo per avere il piacere, l’onore ed il merito, di tirare un bel sospirone poi, quando -lo so già- piantata come un fuso al centro della stanza più grande, dedicherò a queste nuove mura un primo personalissimo, ampio respiro.

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di se. di ma.

L’esitazione quanto pesa?

Quanto pesa non farsi scorgere nel momento in cui si sospira ciò da cui si fugge?

Che peso ha la rinuncia

Che importanza ha

Se non quella che gli dai in una frazione di secondo

L’attimo piccolo in cui decidi se esser grande o meschino.

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Morning_pearls_by_janograf adornati di me

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tossing and turning in my sleep

Fractal_rose_by_pblackstone_1 Penso di aver spezzettato il mio sonno in tanti tasselli quante le righe delle lenzuola del letto, stanotte. Credo quindi sia questo ad aver prodotto le seguenti ìmmagini oniriche:

  • il mio medico mi rassicura sul fatto che io non abbia una malattia incurabile. Io mi sento rasserenata, ma poi scopro seguendo quale criterio sia giunto alla conclusione: ha inserito il mio nome e cognome in una sorta di slot machine, tirato una leva e visto come i colori che sbucavano dalle finestrelle non corrispondessero ad una diagnosi nefasta. Gli guardavo l’occhio da pazzo dietro le lenti fotocromatiche, che rapidamente cambiavano colore, virando verso un giallo carico.
  • Dovevo andare al lavoro. Poi scoprivo invece di dover correre a scuola, che avevo fatto tardi. Nella fretta uscivo senza cappotto e mi auto-rimproveravo in pieno mamma-style: quanto sei idiota, ora stai bene ma dopo muori di freddo. Indossavo un vestitino a fiorellini assolutamente improbabile, abbastanza "a sacco", senza forme. Nel percorso trovo un cellulare per terra, fucsia, con una ridda di sonaglini e affarini appiccicati. Considero velocemente il fatto che probabilmente appartenga a qualcuno a scuola e decido di portarlo là. Poi invece penso (nei sogni non c’è logica, bisogna dirlo) che se lo accendo, sopra ci trovo il numero del proprietario e da quello risalgo al nome. Nel mentre una bambina imbronciatissima afferra il cellulare e digita a caso delle cifre. Incredibile: è il pin giusto.

Peccato non ci sia la branda aziendale, altrimenti credo farei meglio a farmi un sonnellino pomeridiano qui in ufficio.

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