Archivi del giorno: ottobre 16, 2006

Sulla terra nuovo calore

Quello della fenice: "Uccello sacro favoloso, aveva l’aspetto di un’aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d’oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d’oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume — una rosa e una azzurra — Crimson_phoenix_by_angeliq che le scivolano morbidamente giù dal capo. Quando, dopo aver vissuto per 500 anni (secondo altri 540, 900, 1000, 1461 / 1468, o addirittura 12954 / 12994), la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo — grande quanto era in grado di trasportarlo (cosa che stabiliva per prove ed errori). Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l’incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza".

(Wikipedia)

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Sulle cime la tempesta

To_the_forces_of_nature_by_hotburrito2_1

…You had a temper, like my jealousy
Too hot, too greedy
How could you leave me?
When I needed to possess you
I hated you, I loved you too
Bad dreams in the night
They told me I was going to lose the fight…

http://www.youtube.com/watch?v=3gbGzjF6xzA&mode=related&search=

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Radio 3…vista in diretta.

Il Teatro ed allo stesso tempo la Radio ed allo stesso tempo le emozioni, che uno spettacolo che fa vibrare le giuste corde regala. Tutto questo dentro ad una –bella– sala di Radio 3 (Rai) dove Ascanio Celestini ha deliziato e fatto ridere e fatto commuovere un folto pubblico gremito di –belle– persone con il monologo : "La Pecora Nera – Elogio Funebre del manicomio elettrico". (<– cliccare qui per una recensione "vera"!)

Non l’avevo mai visto ed è stata una rivelazione. Un omino piccino, occhi e mani nervose, giacca nera, camicia bianca. Barbetta da satiro danzante, direi benedetto da naturale doppia personalità. Seduto sulla sedia di una scarna scenografia (la sedia, appunto, e un paravento con la scritta, rossa "Sono morto quest’anno", un manichino e una borsa della spesa con prodotti "di qualità" buttati per terra). Tutto qui…. e la luce, una o forse due, se si calcola quella che lui ha saputo creare durante il monologo, incessante, serrato sognante, commovente.

E sono tornata a casa con gli occhi grandi, con lo stupore, amando questo genere umano…quando fa "Arte".

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