Glenn Ford

Allora, diciamo pure che va bene, diciamo che se si muore a 90 anni si può essere più che soddisfatti e che di mali peggiori nel mondo ce ne sono quanti se ne vuole però….Però Glenn Ford è morto. Un altro pezzetto se ne va. Per quanto mi riguarda sono legatissima ai film degli anni ’50-’60. Alle commedie sentimentali e degli equivoci, a i western mezzi impomatati, alle commedie musicali a ritmo di tip-tap e improbabili dialoghi interrotti ogni 5 secondi dal pezzo cantato di turno. Eh si! Che ci vuoi fa’, è così, anche se all’epoca non ero nemmeno nata. Ma la chiave di volta è esserci cresciuta.

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Per me la famosa battuta "mi ricordo di quando Doris Day non era ancora vergine", le borse sotto gli occhi di Jimmy Dean,la sua risata nervosa e il suo naso perfetto, lo sguardo ammaliatore di Kim Novak col suo gatto Cagliostro, James Stewart e la sua "finestra sul cortile", Sandra Dee -all’epoca fidanzatina d’America– che in un film imparava ad andare in "acquaplano" ed ancora Audrey Hepburn, inimitabile, con i suoi occhialoni neri e la sua magrezza incontrollabile e poi altri ancora che citerei fino a domani, nei cocktail perfetti, nei vestiti da giorno, nelle risate di Jerry Lewis, nei baci i Marilyn, negli occhi viola di Liz Taylor, in quelli di ghiaccio di Paul Newman.

E per chiudere… in quello schiaffo, proprio di Glenn Ford. Quello pieno d’amore accecante, quello per Gilda.

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