Si entrava togliendosi il cappotto e accendendo la luce.
Noi di solito dietro a maniche di giacche paterne, ombrelli fiorati materni, buste con ortaggi dell’orto della casa di campagna. Dalla parte opposta del corridoio filtrava la presenza di biscotti, salame e caffè d’orzo. Si superava la stanza delle cose affastellate, quella del letto singolo dello zio. Quella dei “documenti”. Si superava anche la camera della nonna, odorosa di coperte di lana, con la specchiera di fronte e il comò di lato, quello delle bambole. A sinistra la sala da pranzo per le occasioni. Il pianoforte scordato e chiuso, popolato da una foresta di animali di vetro. Il tavolo grande, col centrotavola di pizzo e le rose finte nel vaso. Noi bambine a misurare passi sui piastrelloni dalmata, neri e bianchi, a pensare “ma cosa mai ci terrà davvero in quella cassapanca”.
Poi, la cucina di formica, la stufa, la cappa annerita e trentamila barattoli sul lavello. Di sottofondo il ticchettare dell’orologio da parete, in concreto tentativo di mimetismo con i quadri raffiguranti montagne. Ricordini di Lourdes, cerbiatti di coccio, la radio con la manopola sintonia e volume, la foto del nonno, le sedie coi cuscini gialli e il televisore, di lato. Dietro, il mobiletto dove Nonna Maria teneva il necessario per il cucito e “aiutami ad infilare l’ago, che questi buchi li fanno sempre più piccoli”.
Poi il rito: ci si sedeva tutti intorno al tavolo, si apriva la scatola di latta dei biscotti, quelli fatti come le bretzel e la nonna mi fregava facendomi credere di concedermi un caffè (conoscevo così il sapore dell’orzo fatto con la moka) mentre i grandi, chissà, forse parlavano sempre delle stesse cose in una ruota infinita di argomenti concentrici, che portavano al fulcro dei saluti finali.
…





14 Commenti
Aprile 4, 2008 alle 10:35 am
bello!
Aprile 4, 2008 alle 11:21 am
Ho sentito anche io quei profumi grazie al tuo racconto.
Buon uicchend, Accazu!
Tra poco esco a firmare!
Aprile 4, 2008 alle 11:34 am
Zaub: riverisco!
Lolò: stasera ti chiamo! (ma oggi E’ il compleanno di Marius, veeero?)
Aprile 4, 2008 alle 11:35 am
Mi ha ricordato un pò l’atmosfera a casa di mia nonna… Però lei non faceva biscotti… lei offriva panini con tonno e cipolline e bicchieri di vino rosso!
Ma poi, nella cassapanca cosa c’era? Il corredo? LA biancheria bella? Il tuo cappottino celeste?
Aprile 4, 2008 alle 12:15 pm
anche mia nonna si chiamava come la tua!
Aprile 4, 2008 alle 1:00 pm
mi hai messo una curiosità per quella cassa panca!!!
Aprile 4, 2008 alle 1:07 pm
Che tenerezza
Aprile 4, 2008 alle 2:25 pm
bello..mi ha fatto venire fame (!)
Aprile 4, 2008 alle 4:04 pm
psssssss ma lo sai che forse siamo imparentati alla lontanissima??? forse…sai mia nonna è delle stesse parti e la bisnonna era Piccin!!!
Aprile 5, 2008 alle 5:14 am
bel ricordo. ma nella cassapanca che ci stava?
Aprile 6, 2008 alle 1:01 am
Anche mia nonna si chiamava Maria, nome da me ereditato (Melania è un nick di cui, in momenti come questi, mi rompo l’anima). Ricordi simili, profumi che sento ancora, atmosfera indimenticabile.
Bella, Michelì…
Aprile 7, 2008 alle 9:52 pm
Che bel ricordo, Michelina
Aprile 8, 2008 alle 7:29 am
VP: anche mi anonna non scherzava! Questa è la versione edulcorata dove compare solo il salame…
Leuco: frotte di Nonne Marie!! Un nome, un perchè.
Giu giu (cugiiiina!) e Emme2: in quella cassapanca, alla fine, c’era rimasto solo un gran numero di pezzi di stoffa, scampoli e coperte da rammendare…ma ricordo bene quanto fosse off-limits un tempo…chissà che c’era…
Ele: eh si, anche se la nonnina in questione era tosta come una quercia secolare, altro che!
Bit: …ci aggiungo dei pomodorini, vabbè?
Melania: di nonne così non se ne fanno più! Potrei scrivere pagine intere su di lei.
Lavi:Grazie, Lavinia-Silvia.
Per me mia nonna ha lasciato l’eredità più bella del mondo: farsi ricordare “viva”.
Aprile 8, 2008 alle 11:10 am
Dimmi che aveva pure la copertina coprigambe sul divano, quella fatta con gli avanzi di lana, a quadrati traforati , all’uncinetto…