Vorrei fare la pace. Ma non si può. Non quando sul campo ci sono stati morti e feriti, quando hai visto uccidere i tuoi buoni sentimenti e immolare sogni e speranze sull’altare dell’orgoglio. La mano è stata tesa, ma a nulla è valso…e quindi si è dovuta fare pugno, almeno per difendersi dagli attacchi, per protezione minima. Ma a cosa è valso?
…Eh, La Pace. Quella che verso quell’argomento io non ho, dentro allo stomaco, che si contorce in succhi gastrici al pensiero, che mi fa da cartina tornasole anche se di sole qui, almeno per questo, non se ne vede ed anzi si piglia l’ombrello. E l’occhio falsa e vede comunque il buono e io mi danno a dirmi "non ce n’è, stupidina"…ma intanto guardo oltre all’idiozia per quei pochi secondi che bastano a calciarmi indietro di un anno. Poi si torna, ci si riesce, ma che fragilità che pago a caro prezzo.





3 Commenti
Novembre 30, 2006 alle 3:17 pm
Fragilitá e difesa han prezzi alti che paghiamo comunque.
Per la pace, forse “digerire” che di buono ce n’é stato davvero, aiuta.
Novembre 30, 2006 alle 7:31 pm
mi chiedo se ci sia qualcosa, una cosa qualunque, che non abbia un prezzo alto.
per alcuni, almeno.
ma sono con Ste, fa star meglio ricordare il buono, il rancore inacidisce.
Dicembre 1, 2006 alle 10:13 am
E’ questo l’alto prezzo che ho deciso di pagare. Accettare le ferite per non dover fare tabula rasa del buono che c’è stato.
Male, fa male, ahi ahi ahi.
Vi bacio entrambi, sulla guancia su cui avete dormito: è più morbida!